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< 2004 Cultura 2005 2006 >

19.2.05 - Un libro sulla Calabria antica
di Domenico Distilo

23.3.05 - L'Associazione Calabrese di Buenos Aires
di Bruno Pablo Zito

3.4.05 - Il pane caldo di San Francesco
di Umberto Di Stilo

10.5.05 - Un libro sui laureati galatresi

10.5.05 - Integrazione elenco laureati galatresi

18.5.05 - Incontro alla Scuola Media

18.6.05 - Mostra fotografica collettiva

22.7.05 - Nuova mostra fotografica

10.8.05 - La band di Nicola Sergio in Calabria e Sicilia

21.8.05 - Conferenza del prof. Lazzarini

28.8.05 - I 78 anni dell'Associazione Calabrese di Buenos Aires
di Bruno Pablo Zito

16.12.05 - Conferenza di monsignor Bregantini

20.12.05 - Un libro sui beni artistici di Galatro

22.12.05 - Sulla strada che porta a Galatro
di Michele Scozzarra





(19.2.05) UN LIBRO SULLA CALABRIA ANTICA (di Domenico Distilo) - Giuseppe Pentimalli, studioso di solidissima formazione umanistica – che è, lo diciamo a suo merito, assolutamente alieno dal declinare, secondo vezzi o, piuttosto, malvezzi ancora diffusi, in chiave retorica -, docente di Latino e Greco nel Liceo Classico di Palmi – del quale, dopo quarant’anni di servizio e l’iscrizione all’albo degli emeriti di Carmelo Saltalamacchia, è una delle poche istituzioni rimaste -, ci dispensa una sintesi di storia, cultura e civiltà della Calabria antica (e protoantica) in cui riesce a coniugare le esigenze della divulgazione con il rigore dello studioso, la consuetudine con le fonti e le acquisizioni consolidate della comunità scientifica con un approccio che non rinuncia ad aggiungere nuovi dati (magari conosciuti ma trascurati o sottovalutati) e perciò stesso nuovi elementi di valutazione.
Il libro di Pentimalli (La Calabria antica, Ed. Depa, Gioia Tauro, € 15) integra, come meglio non si potrebbe in un lavoro dalle evidenti anche se non prioritarie finalità divulgative, le fonti documentarie (per le quali si avvale di un ampio repertorio di immagini fotografiche) e storiografiche disegnando un excursus, dal paleolitico all’età bizantina, che, racchiudendo un quadro storico completo della cultura materiale della nostra regione, dà modo all’autore di formulare degli efficaci abbozzi di storia sociale, economica e culturale rivolgendo, ci par di capire, una particolare attenzione all’incidenza del fenomeno religioso, verso il quale traspaiono riserve ideologiche che restano comunque ben lungi dal condizionare la peculiare oggettività del metodo scientifico.
L’idea della Calabria che emerge, l’identità storica della regione, è fortemente connotata di grecità. La Calabria è stata ed è, soprattutto, Megàle Ellas, quella Grecia più grande che, dopo la dominazione romana, ha rinnovato i suoi fasti nel periodo bizantino improntando di sé, ed è stato probabilmente questo l’elemento determinante, le modalità di diffusione e “inculturazione” del cristianesimo.


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L'avvocato Bruno Pablo Zito (23.3.05) L'ASSOCIAZIONE CALABRESE DI BUENOS AIRES (di Bruno Pablo Zito) - Il 18 Marzo 2005, presso la sede dell'Associazione Calabrese Mutuale e Culturale della città di Buenos Aires, si è svolta l'Assemblea Generale dei Soci nella quale sono state scelte le nuove autorità che avvieranno l'istituzione nei prossimi due anni.
La nuova Presidente è la s.ra Irma Rizzuti, che sarà accompagnata dal sig. Antonio Ferraiolo e dalla s.ra Graciela Laino, come Vice-Presidenti Primo e Secondo, il sig. Vicente Fiorillo e il dott. Bruno Pablo Zito, come Segretario e Vice-Segretario, e l'ing. Carmine Vommaro e il rag. Juan Jose Garibaldi come Tesoriere e Vice-Tesoriere. La Sig. Irma Rizzuti, già Presidente della Lega delle Donne Calabresi ed esperta della Regione Calabria, è la prima donna scelta Presidente di quest'istituzione che ha compiuto 77 anni di vita ed è dedicata alla diffusione della calabresità e dell'italianità in Argentina.


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La statua di S. Francesco di Paola conservata nella Chiesa del Carmine in Galatro (foto Umberto Di Stilo) (3.4.05) IL PANE CALDO DI SAN FRANCESCO (di Umberto Di Stilo) - Anche se si era ormai al primo giorno di aprile, quella mattina faceva freddo, un freddo pungente che penetrava dritto fin nelle ossa.
Moisé Calomea non aveva voglia di metter giù i piedi dal letto, ma sapeva bene che su, in collina, a circa due miglia dall’abitato, lo aspettavano alcuni urgenti lavori.
C’era, infatti, più d’una macina d’olive da raccogliere prima che si infracidissero a terra e, come se non bastasse, c’era da pensare anche alla vigna.
Il padrone, infatti, la sera prima era stato abbastanza chiaro e preciso, per cui non era possibile rinviare.
Brontolando, dunque, si alzò e vestitosi alla meglio, accese la lucerna e si avvicinò al modesto giaciglio sul quale il primogenito, Marsilio, dormiva profondamente abbracciato ad uno dei tre fratelli più piccoli coi quali divideva il poco spazio di quel misero letto.
Marsilio aveva da poco superato i dodici anni ma nei lavori dei campi era esperto come un adulto. All’invito del padre il ragazzo aprì gli occhi controvoglia e per forza.
Si vedeva da un miglio distante che avrebbe preferito ancora dormire.
Copertina di 'Racconti' (disegno di Carmelo Longo) Si stropicciò gli occhi e poi, stando seduto con le gambe penzoloni fuori dal letto, si passò più volte le mani nei capelli e con le dita aperte a forma di pettine cercò di ordinarli. Era castano come il padre ed i suoi capelli lunghi più del normale gli incorniciavano il volto dal colorito olivastro.
Indossò in fretta i suoi modesti abiti e nell’incerta luce del lume ad olio si mosse con circospezione, al fine di non svegliare i fratellini ancora assorti in un profondo sonno.
Nel letto paterno, intanto, mamma Lucrezia, giovane e bella nonostante le continue e ripetute maternità, porgeva il seno a Caterina, l’ultimogenita ancora di pochi mesi.
In quella grande stanza c’era tutto il mondo dei Calomea: una famiglia numerosa ed affiatata che viveva alla meno peggio coi proventi della terra che, anche con loro, si palesava quasi sempre avara.
Sicchè non pochi erano i giorni che il pasto principale era costituito da un semplice piatto di verdura selvatica scaldata e appena condita e una fetta di pane, quasi sempre raffermo.
A sera. pei più piccoli e per la mamma che ne aveva bisogno, c’era una tazza di latte caldo, spesso appena munto dalla capra che veniva allevata in casa ed alla quale badava Giò Batta, nove anni, portandola a trovarsi l’erbetta tenera nel greto del Metramo o nei campi vicini al Fermano, cioè nei pressi della propria abitazione.
Quella mattina Moisé Calomea ed il giovane figlio si chiusero la porta di casa dietro le spalle quando ancora il paese era avvolto nel buio più fitto. Marsilio portava un paniere, fatto con cannucce intrecciate, nel quale erano stati sistemati due grandi sacchi di juta. Suo padre, invece, la zappa sulla spalla destra e sulla sinistra una bisaccia completamente vuota. Camminavano in silenzio.
Percorsero la strada appaiati fino a Rosicco; poi, attraversato l’omonimo ruscello e passati sull’altra sponda, poco prima che la strada cominciasse a salire, Moisè fece passare avanti il figlio, lasciandosi precedere nel cammino. Era, questa, una forma di protezione alla quale i Calomea erano abituati da sempre.
Procedettero in silenzio per buona parte della strada, poi, quando furono quasi in cima alla collina ed in fondo alla valle, sotto le prime luci dell’aurora, si cominciarono a scorgere le case della borgata della “Annunziata” di Galatro, Marsilio, con tono abbastanza sconsolato, fece notare al padre che anche quel giorno erano partiti da casa con la bisaccia completamente vuota.
- Neppure un tozzo di pane... - disse - Vuol dire che anche oggi dovremo arrangiarci con olive secche e con torsoli di cavoli...
- Non disperare - lo rasserenò il padre. - Speriamo che la Provvidenza ci assista e che questo periodo nero passi presto anche per noi... -
In effetti quelli erano anni difficili per tutti... Anni di carestia e fame.
Era già l’alba quando i due giunsero a Celano, un pianoro coltivato quasi interamente a viti ed olivi.
Pochi passi ancora ed eccoli nel terreno di Pompeo Tomarchi che essi, da qualche anno coltivavano a colonia a condizioni vantaggiose solo per il padrone.
Moisè, come di consueto, posò la bisaccia sul ramo di un vecchio olivo; ai piedi dello stesso albero sistemò i sacchi che il giovane figlio aveva portato nel paniere e, dopo aver dato disposizioni al suo Marsilio, si spostò di poco più di dieci passi e cominciò a zappare la vigna. Marsilio, invece, piegatosi su se stesso e disegnando col suo giovane ed agile corpo un arco, con tutte e due le mani si mise a raccogliere olive che, poi, con sveltezza e maestria deponeva nel paniere di cannucce intrecciate.
Alcune ore più tardi un tiepido sole timidamente diradò le nuvole e, filtrando attraverso i rami del fitto oliveto, illuminò e riscaldò i due Calomea.
Poco lontano, intanto, al passo di Borrello, tre umili frati si incontravano ad un gruppo di nove operai della terra di Arena diretti verso la Piana di Terranova ove speravano di trovare lavoro. I tre fraticelli, invece, alcuni giorni prima avevano lasciato il convento di Paterno diretti in Sicilia, a Milazzo.
Erano fra’ Paolo di Paterno, fra’ Giovanni di San Lucido e Francesco di Paola.
Quest’ultimo camminava appoggiandosi ad un nodoso bastone, dimostrando più dei suoi quarantott’anni oltre che per la sua lunga barba assai brizzolata, anche per via del suo fisico minuto giacché si sottoponeva a continui digiuni e ad estenuanti viaggi.
Ormai camminavano da diversi giorni ed il viaggio era stato quanto mai aspro, attraverso montagne e fiumi, borgate e villaggi.
Avevano camminato di giorno e di notte e, come al solito, avevano dormito soltanto per qualche ora nelle stalle e più raramente ospiti di qualche signore presso il quale la fama di Francesco di Paola e dei suoi miracoli era già arrivata.
I nove operai di Arena non conobbero in quel monaco avvolto in un saio lacero e scolorito il miracoloso frate di Paola.
E fecero il cammino insieme, contenti di avere una nuova compagnia.
Il numeroso e chiacchierone gruppetto giunse, così, sulla collina soprastante Galatro e poi, precisamente nei pressi di Celano, ove i due Calomea, padre e figlio, erano intenti al loro lavoro, quando il sole era già alto nel cielo da almeno quattro ore.
Marsilio aveva già raccolto quasi un sacco di olive e continuava a muovere agilmente le dita di entrambe le mani in quel paziente lavoro di presa dei frutti e di deposito nel paniere.
Le olive - le ultime dell’annata - erano cadute abbondanti col vento dei giorni precedenti sicché sotto gli alberi il marrone del terreno sembrava essersi stranamente tramutato in un tappeto nero.
Ogni tanto un ciuffo d’erba, col suo verde intenso, spezzava la monotonia di un campo che agli occhi del ragazzo Calomea, sembrava quanto mai esteso.
Con le dita ormai impastate di olio e di terra, Marsilio continuava imperterrito nel suo lavoro, incurante del padre che ogni tanto, quasi ad intervalli regolari, si alzava dritto sulle gambe, lasciava per un attimo la zappa e passandosi l’avambraccio, coperto da umili panni, sulla fronte si asciugava il sudore.
Un improvviso confuso e concitato vocìo attirò l’attenzione di Moisè.
Scrutò a destra: nessuno; si girò verso sinistra e, a qualche centinaio di metri, uno dietro l’altro, vide il folto gruppetto camminare speditamente lungo il sentiero che attraversando molte campagne, ivi compresa quella nella quale si trovava a lavorare, collegava i casali di Borrello a Galatro ed ai vari paesi dell’interno e della costa.
In men che si dica li vide sotto la grande quercia e li seguì con gli occhi finché l’intero gruppetto non gli fu davanti.
Apriva quell’assortito, insolito ed assai loquace corteo un anziano operaio coperto da modesti panni, trasandato nel portamento e dall’apparente età di oltre cinquant’anni.
- Buon giorno, amico! -
- Buon giorno. Dove andate così numerosi? -
- Andiamo nella Piana di Terranova in cerca di lavoro e ci accompagniamo a questi tre fraticelli diretti a Milazzo, nella Sicilia.
Ma dimmi, amico: quale strada dobbiamo seguire per non sbagliare? -
- Va’ dritto e poi, quando tra meno di un miglio il sentiero prenderà due direzioni, imbocca la strada a destra, quella che scende verso Plaesano…. Segui sempre quella direzione, è giusta sia per voi che siete diretti a Terranova quanto per loro che intendono raggiungere la Sicilia. Marsilio aveva smesso di raccogliere olive e si era avvicinato al gruppetto, principalmente perchè incuriosito dalla presenza dei tre fraticelli i quali indossavano un saio di colore diverso di quelli che dimoravano nel convento basiliano da secoli esistente sulla collina di Cubasina, nel territorio di Galatro.
Illustrazione del racconto (disegno di Carmelo Longo) Il più anziano dei tre frati, Francesco di Paola, dopo aver dato uno sguardo in giro, fermò i suoi occhi piccoli ma assai luminosi sulla bisaccia appesa all’olivo che poco distante si ergeva maestoso e ricco di argentee chiome, qua e là punteggiate da pochi frutti lucenti e neri.
Poi, rivolto a Moisè: - Fratello - disse con voce suadente - siamo in molti e tutti stanchi ed affamati… Per amore di Dio, dacci un tozzo di pane perchè diversamente non troveremo più la forza per continuare il nostro viaggio... -
- Padre - rispose Moisè Calomea - io ed il mio giovane figlio siamo nella vostra identica situazione. Non abbiamo nulla ed oggi, inoltre, ci manca anche il pane... -
- Per carità - replicò Francesco di Paola - prendi la tua bisaccia. Il pane che c’è dentro basterà per tutti... -
Inutili furono i discorsi del povero contadino; Il monaco non si dimostrava convinto. Sicchè il buon Moisè fece alcuni passi, raggiunse l’olivo, tese la mano e prese la bisaccia. Voleva dimostrare a quel frate, ed a tutti gli altri che a lui si accompagnavano, che non aveva mentito, che era veramente vuota. Perciò, con estrema sicurezza, la porse a Frate Francesco.
Questi la raccolse, alzò gli occhi al cielo e poi, infilatavi la mano dentro, ne trasse un pane bianchissimo, caldo e fumante come se fosse stato sfornato in quel momento.
A tal vista Moisè e Marsilio caddero in ginocchio davanti ai piedi dell’umile frate, coscienti di aver assistito ad un miracolo, giacché sapevano bene che la loro bisaccia era completamente vuota.
Allora Frate Francesco dopo aver benedetto quel pane, lo spezzettò e lo distribuì in abbondanza a tutti i presenti che ebbero così modo di mangiare a sazietà.
Sia gli operai di Arena che i due contadini di Galatro capirono subito che quel frate, umile e dimesso, era dotato di poteri straordinari e certamente soprannaturali; si resero conto di essere stati testimoni di un miracolo e che si trovavano di fronte a quel Francesco di Paola del quale non solo in Calabria erano ormai noti i prodigi.
Marsilio corse subito a casa.
Ai suoi fratelli ed alla madre volle portare un pò di quel pane caldo e miracoloso col quale poterono mangiare tutti per diversi giorni, giacché nonostante se ne tagliasse, miracolosamente continuava a rimanere intero.
I nove operai di Arena proseguirono per altri tre giorni il viaggio con Francesco di Paola ed i suoi umili fraticelli.
Non si fermarono a Terranova ma vollero accompagnarlo fino a Catona e su quella spiaggia furono testimoni della traversata dello stretto sul mantello.
I Calomea, da parte loro, non mancarono di raccontare a tutti i galatresi anche i particolari del prodigio del quale erano stati testimoni e protagonisti insieme.
E da quel lontano l° aprile del 1464 la contrada ove fu compiuto il miracolo, in ricordo dello straordinario avvenimento, prese il nome di “San Francesco”, mentre nel punto esatto ove cresceva l’olivo sul quale Moisè Calomea aveva appeso la sua vuota bisaccia, fu costruita una casetta.
Ancora oggi, sulla parete perimetrale - lato strada - una icòna con dentro un affresco riproducente il Santo di Paola, ricorda a tutti il miracolo del pane.

Racconto tratto dal volume "Racconti", pagg. 37-48, Edizioni Bieffe, 1988


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La copertina del libro di Francesco Distilo dedicato ai laureati di Galatro
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(10.5.05) UN LIBRO SUI LAUREATI GALATRESI - Da pochi giorni è stato pubblicato l'ultimo lavoro del prof. Francesco Distilo, intitolato Galatro: cultura e civiltà - Realizzazione by Pasquale Guerra, www.pguerra.net - dedicato ai galatresi che hanno conseguito la laurea. Si tratta di una lunga lirica in vernacolo nella quale ogni strofa è dedicata ad uno dei ben 113 galatresi che hanno ottenuto il riconoscimento accademico e possono dunque fregiarsi del titolo di dottore.
Nell'ultima strofa, l'autore, questa volta in italiano, si augura di non aver dimenticato nessuno e dice: "A tutti va il mio saluto cordiale, / il mio augurio veramente di cuore, / ma se qualcuno ho potuto scordare, / vi prego: non tenetemi rancore."
Il libro contiene anche una premessa nella quale vengono messe in evidenza le tradizioni culturali e civili del nostro paese ed una poesia, sempre in vernacolo, dedicata a Galatro. Al termine c'è l'elenco completo in ordine alfabetico dei 113 laureati citati nel libro. Riportiamo integralmente tale elenco che, se confrontato con quello di alcuni paesi vicini dove difficilmente un elenco simile supererebbe le dieci unità, dà sicuramente a Galatro, in rapporto al numero di abitanti, un notevole primato.
Abbiamo aggiunto alla fine anche altri laureati, segnalati da diversi lettori, sfuggiti purtroppo all'autore del libro.

Elenco laureati galatresi

1.Andrello Antonio
2.Callà Francesca
3.Callà Rocco (Torino)
4.Callà Tonino
5.Cannatà Angiolino
6.Cannatà Carmelo (Milano)
7.Cannatà Pasqualino
8.Cannatà Peppinuzzo
9.Cannatà Rinuccia
10.Cannatà Rocco
11.Chindamo Marcello (Jesi)
12.Cordiani Antonino (Messina)
13.Cordiani Carmelo
14.Cordiani Francesca
15.Cordiani Francesco
16.Cordiano Domenico (Avellino)
17.Cordiano Sina
18.Cordoma Sina
19.Cordoma Vincenzo (Pescara)
20.Cuppari Angiolino
21.Demasi Graziella
22.Dimatteo Alfonso
23.Dimatteo Emanuele
24.Dimatteo Giuseppe (Cosenza)
25.Dimatteo Noemi
26.Dimatteo Raffaella
27.Dimatteo Sara
28.Distilo Annunziata (Bari)
29.Distilo Domenico
30.Distilo Massimo
31.Distilo Nuala
32.Distilo Patrizia
33.Distilo Rocco Orlando (Torino)
34.Distilo Rossana
35.Ferrari Aldo (Roma)
36.Ferrari Francesco (Reggio C.)
37.Ferrari Michele (Messina)
38.Ferrari Michele
39.Ferrari Teresa (Messina)
40.Ferrari Teresa
41.Ferrari Ugo (Messina)
42.Franzè Giancarlo
43.Franzè Pinuccio
44.Furfaro Don Cosimo
45.Galluzzo Francesco
46.Galluzzo Mariangela
47.Galluzzo Sara
48.Lamanna Alessandro
49.Lamanna Caterina
50.Lamanna Gaudioso
51.Lamanna Teresa
52.Lamari Totò
53.Lucia Fortunato
54.Manduci Carla
55.Manduci Concetta
56.Manduci Francesco (Bergamo)
57.Manduci Francesco (Brescia)
58.Manduci Giacomino (Lumezzane)
59.Manduci Michele
60.Marazzita Angiolino
61.Marazzita Anna
62.Marazzita Annunziata (Milano)
63.Marazzita Enzo (Cinquefrondi)
64.Marazzita Iole
65.Marazzita Mario
66.Marazzita Rocco di Bruno
67.Marazzita Rocco d'Elena
68.Mazzitelli Salvatore
69.Megna Giovanbattista
70.Megna Mariantonia
71.Ocello Fortunato (USA)
72.Ocello Rocco
73.Ocello Maria Teresa
74.Panetta Salvatore
75.Papa Tina
76.Pisani Marianna
77.Pisani Rocco
78.Pisano Santina
79.Primerano Stella
80.Puliafito Giovanni (Messina)
  81.Puliafito Salvatore (Roma)
82.Raschellà Cinzia
83.Raschellà Daniela
84.Raschellà Simona
85.Romeo Nicola
86.Sapioli Gaspare
87.Sapioli Giovanni
88.Scoleri Concettina (Torino)
89.Scoleri Giuseppe (Milano)
90.Scozzarra Michelino
91.Scozzarra Rocco
92.Sergio Nicola
93.Sibio Manuela
94.Sibio Michele
95.Simari Domenico
96.Simari M. Grazia di Domenico
97.Simari M. Grazia di Giuseppe
98.Simari Pasquale
99.Simari Salvatore
100.Sollazzo Flavia
101.Sollazzo Luigi (Palmi)
102.Sollazzo Luigina (Feroleto)
103.Sollazzo Nicola
104.Traclò Mimmo (Messina)
105.Traclò Roma Rita
106.Trimboli Domenico di Gaudioso
107.Villone Antonietta
108.Villone Assunta
109.Villone Carmelo (Messina)
110.Zappalà Agatino
111.Zappalà Carmela
112.Zito Michelino (Polistena)
113.Zoccali Antonella

Altri laureati segnalati
114.Agostino Valeria
115.Ambesi Arnaldo (Argentina)
116.Ardizzone Maria Rosa
117.Bruzzese Sara
118.Callà Caterina
119.Cannatà Enza
120.Cannatà Fortunato
121.Cannatà Milena
122.Cannatà Roberto
123.Cannatà Rocco di Angelo
124.Cannatà Valeria
125.Chindamo Pasquale
126.Circosta Davide
127.Circosta Elsa
128.Cirillo Margherita
129.Congiustì Maristella
130.Cordiani Maria
131.Cordiano Fabiola
132.Cordiano Gemma
133.Cordiano Lara
134.Cuppari Nausica
135.Cuppari Raffaela (Argentina)
136.Cuppari Zaraya
137.Demasi Carmelina
138.Dimatteo Karol
139.Di Sibio Gennifer
140.Di Sibio Gessica
141.Di Sibio Hilary
142.Distilo Sandro
143.Felice Alan
144.Felice Dennis
145.Ferrari Arturo (Germania)
146.Ferraro Donatella
147.Fiorello Antonella
148.Fonte Antonella
149.Franco Ivan
150.Franzè Giuseppe
151.Franzè Rosario
152.Furfaro Simona
153.Galash Maksim (galatrese adottivo)
154.Gallace Carmelo
155.Gallucci Nicola
156.Galluzzo Sascia
157.Gambino Alessia
158.Gambino Serena
159.Ioppolo Domenico
  160.Lacquaniti Melania
161.Lamanna Alessandro
162.Lamanna Elvira
163.Lamanna Evila
164.Lacquaniti Antonio
165.Lauro Caterina
166.Longo Federica
167.Longo Rocco
168.Mandaglio Angela
169.Manduci Lara
170.Manduci Michele di Giacomino
171.Marazzita Carmelo
172.Marazzita Enzo
173.Marazzita Giuseppe
174.Marazzita Heidi
175.Marazzita Nicola
176.Marazzita Salvatore
177.Marazzita Serena
178.Mazzitelli Annalisa
179.Mazzitelli Debora
180.Mazzitelli Lucia
181.Megna Annamaria
182.Mercuri Giuseppe
183.Mercuri Nicola
184.Mercuri Massimiliano
185.Monteleone Pasquale
186.Napolitano Giovanni
187.Palmeri Manuela
188.Palmeri Simona
189.Panetta Antonella
190.Panetta Giuseppe
191.Panetta Giuseppina
192.Panetta Luigina
193.Panetta Michela
194.Pangallo Mariella
195.Papasidero Angelo
196.Papasidero Laura
197.Penticorbo Michelangelo
198.Piccolo Nicola
199.Pisani Marianna di Peppe
200.Priolo Francesco
201.Priolo Martina
202.Raschellà Domenico
203.Romeo Angela
204.Romeo Francesco
205.Romeo Salvatore
206.Salvo Alba
207.Scoleri Francesca
208.Scoleri Karien
209.Scoleri Maria
210.Sergio Salvatore
211.Sibio Carmelo
212.Sigillò Giuseppe
213.Sigillò Michele
214.Sollazzo Clara
215.Sollazzo Greta
216.Sorrenti Anita
217.Sorrentino Anna
218.Sorrentino Nicola
219.Spanò Agostino
220.Spanò Fabiana
221.Spanò Marilena
222.Trimboli Cristian
223.Trimboli Domenico di Nato
224.Villelli Cristiana
225.Zito Bruno (Argentina)


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(10.5.05) INTEGRAZIONE ELENCO LAUREATI GALATRESI - Riceviamo diverse segnalazioni riguardanti laureati galatresi non inseriti nell'ultimo lavoro del prof. Francesco Distilo, intitolato "Galatro: cultura e civiltà", dedicato ai galatresi che hanno conseguito la laurea. D'altronde lo stesso autore, non essendoci un'anagrafe dei laureati e dovendo andare a memoria, aveva previsto di poter dimenticare qualcuno. Nell'ultima strofa aveva infatti affermato:: "A tutti va il mio saluto cordiale, / il mio augurio veramente di cuore, / ma se qualcuno ho potuto scordare, / vi prego: non tenetemi rancore."
Abbiamo pensato dunque di integrare con altri laureati galatresi segnalati, il precedente elenco da noi pubblicato. L'elenco raggiunge ora i 129 elementi.
Per visualizzarlo cliccare
QUI.
Per segnalare eventuali altri laureati non presenti nell'elenco scrivete alla nostra e-mail.

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(18.5.05) INCONTRO ALLA SCUOLA MEDIA - L'Istituto comprensivo "Rocco Distilo", in collaborazione con l'ASL 10 di Palmi, organizza un incontro con i genitori degli alunni sul tema "Il consenso informato" nell'ambito della campagna straordinaria di vaccinazione antimorbillo-parotite-rosolia.
L'incontro avrà luogo nell'androne della Scuola Media di Galatro giovedì 19 maggio alle ore 16,30.
Relazioneranno la dottoressa C. Maisano e la dottoressa C. Sollazzo, entrambe pediatre di Comunità, la dottoressa M. Ciafone, dirigente medico dell'unità di epidemiologia dell'ASL, e il dottor G. Custurone, dirigente medico dell'ufficio Igiene di Laureana di Borrello.


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(18.6.05) MOSTRA FOTOGRAFICA COLLETTIVA - E' stata inaugurata sabato 18 giugno alle ore 17,30 presso i locali della Mediateca Comunale, una mostra fotografica collettiva sul tema "Dall'Aspromonte al mare".
Espongono le loro fotografie, ispirate ai paesaggi aspromontani ed ai mari che circondano l'ultimo tratto dell'Appennino calabro, nove autori:
Enzo Antonino, Elvira Crea, Leo Fiumara, Raffaella Fontana, Maurizio Paone, Vittorio Parrino, Antonio Scappatura, Antonello Serrao, Demetrio Surace.
La mostra è accessibile dal 18 al 30 giugno nelle fasce orarie 9,30-12,30 / 16,00-19,00.
L'evento è realizzato con patrocini e collaborazioni di Comune di Galatro, Promedia, Fiaf e Cine Foto Club "V. Andreoni" di Reggio Calabria.


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(22.7.05) NUOVA MOSTRA FOTOGRAFICA - La Mediateca/Biblioteca comunale, col patrocinio della FIAF (Federazione Italiana Associazioni Fotografiche, Cine Foto Club "Vanni Andreoni" – BFI) ha organizzato la XX^ Mostra Fotografica Itinerante dei circoli FIAF della Calabria - Edizione 2005.
La mostra si tiene dal 19 al 29 luglio, dal Lunedì al Venerdì, secondo i seguenti orari: mattino ore 9.00-12.00, pomeriggio ore 16.00-19.00. Il tema della mostra è libero. Nutrito il numero di circoli partecipanti. Ecco in dettaglio autori e titolo delle opere:
  • Cine Foto Club Vanni Andreoni: Androni Giovanni - “Un giorno, un amore…”; Antonino Vincenzo - “Scilla 1995”; Fiumara Leo - “Scilla 2002"; Paone Maurizio - “Serre 2003"; Riggi Calogero - “Io, noi e Riggi”; Sollazzo Antonio - “Selenia”; Strati Paolo - “Roccella, Jazz 2000”; Surace Demetrio - “Aspromonte”.
  • Club Fotografico Grandangolo: Fiorentino Giuseppe - “Paesaggio silano”; Salerno Vincenzo - “Tramonto”; Farrarello Valentino - “Tempesta”; Farrarello Valentino - “Moto d’acqua”; Fiorentino Giuseppe - “A…mici”; Farrarello Valentino - “L’acqua”; Farrarello Valentino - "Solitudine”; Farrarello Valentino - “Zio Antonio”.
  • Gruppo Fotoamatori Crotone: Cimino Sergio - “Tenerezze”; Lumare Raffaele - "Effusioni”; Vrenna Vincenzo - “Giochi sulla spiaggia”; Troilo Felice - “Da zia Lina”; Trovino Francesca - “Monreale 2004-il chiostro”; De Caria Giuberto - “Carretta del mare”; Stilo Cosimo - “Paesaggio silano”; Cimino Sergio - “Piazza Maggiore Bologna 2004”.
  • Associazione Fotografica “La Lanterna”: Assara Danilo - “Surffer”; Assara Danilo - “Atonia”; Caruso Giuseppe - “La grande diva”; Caruso Giuseppe - “S.T.”; Gemelli Luigi - "Emanuela”; Gemelli Luigi - “Maschera innocente”; Perri Pino - “Alba”; Perri Pino - “U Tartiagnu”.

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    Nicola Sergio Caribe Jazz Band (10.8.05) LA BAND DI NICOLA SERGIO IN CALABRIA E SICILIA - Il tradizionale e suggestivo concerto all'Alba di ferragosto sulla costa di Corigliano Calabro, con l'orchestra sul peschereccio, verrà realizzato quest'anno dalla Caribe Jazz Band del pianista galatrese Nicola Sergio: si tratta di una formazione di giovani musicisti provenienti in massima parte dal centro Italia.
    Il concerto è un lavoro appositamente strutturato per il particolare contesto in cui esso viene realizzato. Quest'anno toccherà dunque alla Caribe Jazz Band dare il buongiorno musicale a Schiavonea, presso la zona "Perla Jonica", lungo le rive della costa Jonica Coriglianese.
    L'altro appuntamento è invece in Sicilia, a Scicli (Ragusa), dove sera del 15 agosto la band si esibirà sul lungomare Sampieri.
    L'organico della Caribe Jazz Band è composto, oltre che da Nicola Sergio al pianoforte, da Lorenzo Fontana, sax tenore e tromba; Giordano Palazzari, trombone; Igor Spallati, contrabbasso; Alessandro Paternesi, batteria; Enrico Pulcinelli, congas e timbales.
    Ecco i dettagli dei due appuntamenti:

    Lunedì 15 Agosto - ore 4.00 fino all'alba
    CORIGLIANO CALABRO (Cosenza), Schiavonea "Perla Jonica" - Concerto in barca

    Lunedi 15 Agosto - ore 22.00
    SCICLI (Ragusa) - Sampieri, lungomare

    Per ulteriori informazioni consulta il sito della band all'indirizzo
    www.quattroquartet.it

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    Il prof. Guido Lazzarini dell'Università di Torino (21.8.05) CONFERENZA DEL PROF. LAZZARINI - Il prof. Lazzarini, docente di Sociologia Generale presso la facoltà di Econonomia dell'Università di Torino, ha tenuto nella chiesa della Montagna una conferenza sulla famiglia nella società contemporanea, di fronte a un uditorio numeroso costituito, perlopiù, da famiglie.
    Il prof. Guido Lazzarini, che era intervenuto a Galatro in una
    precedente occasione, ha illustrato, in modo brillante ed approfondito, il magistero cattolico su un'istituzione che si vuole, per una congerie di motivi, in crisi.
    Secondo l'illustre conferenziere il rimedio alla crisi deve essere cercato nell'amore di Dio quale fondamento dell'amore naturale dei coniugi.
    Si sono registrati vari interessanti interventi nel dibattito che è seguito.

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    Irma Rizzuti, Presidente dell'Associazione Calabrese di Buenos Aires (28.8.05) I 78 ANNI DELL'ASSOCIAZIONE CALABRESE DI BUENOS AIRES - Il 27 Agosto 1927 è stata fondata l'Associazione Calabrese di Buenos Aires, dedicata alla conservazione e diffusione dei valori, dei costumi e delle tradizioni della collettività calabrese in Argentina.
    L'associazione, oggi presieduta dalla signora Irma Rizzuti, si prepara nei giorni prossimi a festeggiare il suo compleanno che verrà celebrato con una grande festa presso la sede di Avenida Hipólito Yrigoyen 3922 nella città di Buenos Aires.
    L'associazione Calabrese di Buenos Aires è considerata la più attiva ed all'avanguardia di tutte le associazioni italiane, oltre ad essere in questo momento l'interlocutore più valido nel rapporto con la Regione Calabria.


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    Mons. Giancarlo Bregantini a Polsi nel settemre 2004 (16.12.05) CONFERENZA DI MONSIGNOR BREGANTINI - E' prevista a Galatro, androne delle scuole elementari, per sabato 17 dicembre, alle ore 17.00, una conferenza del vescovo di Locri, monsignor Giancarlo Bregantini. Il tema della conferenza è quello della Madonna, in occasione dell'anno mariano.
    Mons. Giancarlo Maria Bregantini è nato a Denno (Trento) il 28 settembre 1948, appartiene alla Congregazione dei Padri Stimmatini e ha conseguito la Licenza in Storia della Chiesa presso la Pontificia Università Gregoriana di Roma. Ordinato sacerdote nel 1978 nella Cattedrale di Crotone, negli anni 1976-87 durante la sua permanenza nella diocesi di Crotone, è stato docente di Storia della Chiesa nel Pontificio Seminario Teologico Regionale di Catanzaro, insegnante di Religione nell'Istituto Nautico di Crotone, delegato diocesano per la Pastorale del Lavoro; cooperatore della parrocchia Santa Chiara in Crotone, cappellano del Carcere Circondariale di Crotone. Nel 1990-91, è stato Parroco di san Cataldo in Bari e dal 1992, cappellano dell'Ospedale C.T.O. Eletto alla sede vescovile di Locri-Gerace il 12 febbraio 1994, viene consacrato Vescovo il 7 aprile. Guida annulmente le celebrazioni dell'1 e 2 settembre al Santuario della
    Madonna di Polsi il cui culto, durante il suo ministero, ha avuto una positiva evoluzione. E’ stato dal 2000 al 2005 Presidente della Commissione C.E.I. Problemi Sociali e Lavoro, Giustizia e Pace e Salvaguardia del Creato.
    Il vescovo di Locri si è da sempre distinto quale figura di Vescovo-Pastore e punto di riferimento religioso e morale, in una zona spesso segnata dal degrado sociale e dalla presenza di organizzazioni criminali. Le sue doti di straordinaria bontà, umiltà ed umanità traspaiono già nel tono della voce e nel modo di interpretare il proprio ministero, fondato sul dinamismo di un'azione positiva che incoraggia le forze migliori della società, tenendosi ben lontano da atteggiamenti ieratici, autoritari ed autoreferenziali che a volte contraddistinguono l'azione ecclesiastica.
    Per la vita religiosa di Galatro la conferenza di Bregantini costituirà di certo una salutare lezione.

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    La copertina del libro sui beni artistici di Galatro (20.12.05) UN LIBRO SUI BENI ARTISTICI DI GALATRO - Sarà presentato a giorni, con ogni probabilità il prossimo 14 gennaio nella chiesa di San Nicola, il nuovo libro di Umberto Di Stilo, Il cinquecentesco trittico marmoreo della chiesa parrocchiale di Galatro, con l’aggiunta, come recita il sottotitolo, di notizie sulle altre opere del patrimonio artistico locale.
    Il volume (di ben 300 pagine con un imponente corredo fotografico), che nella prefazione l’autore definisce “uno dei capitoli di quel libro che da sempre, a caratteri cubitali, porto stampato nel mio cuore e che, frutto del mio indissolubile amore per la terra natìa ed ispirato alla sua storia millenaria, idealmente e da sempre, ho intitolato “Galatro, amore mio”, è impresso con i tipi delle Grafiche Femia di Marina di Gioiosa Jonica e viene editato dall’Amministrazione Comunale di Galatro, ragion per cui si apre con una breve presentazione del sindaco, prof. Giovanni Papa.
    Esso è il frutto di ricerche che Umberto Di Stilo conduce da molti anni su – citiamo sempre dalla prefazione - “una storia millenaria ancora non scritta, non ricostruita ma documentata dalle poche ed assai preziose testimonianze sparse in alcune sezioni calabresi dell’Archivio di Stato, nell’Archivio Segreto Vaticano, negli archivi diocesani e in quelli di diversi ordini religiosi, oltre che in molti archivi privati”.
    Una storia negletta per intere generazioni dalla classe politica e dirigente locale, tant’è che “nel corso dei secoli soltanto poche persone hanno guardato con interesse ai beni artistici locali; pochi amministratori e pochissimi sacerdoti, – tra questi pochi il sindaco prof. Francesco Lamari e l’arciprete Bruno Antonio Marazzita - nonostante proprio questi ultimi fossero più direttamente a contatto con le opere d’arte, quasi tutte conservate nelle chiese”.
    Il culmine di questo disinteresse lo si raggiunge, secondo Di Stilo, negli anni Quaranta, quando i “benpensanti” locali consentono “la spoliazione degli ultimi reperti storico-artistici appartenenti al Convento Sant’Elia di contrada Cubasina ed il loro immediato trasferimento in private abitazioni (o privati musei) di Reggio Calabria”.
    Ora però, conclude l’autore, è giunto il momento di invertire la rotta, inversione di cui debbono farsi carico la scuola e l’amministrazione comunale, “la prima perché è istituzionalmente preposta a creare stimoli ed interessi partendo dalla concreta realtà dell’ambiente circostante; la seconda perché, tra i suoi innumerevoli compiti ha anche quello di promuovere iniziative finalizzate a migliorare ed arricchire la conoscenza delle vicende storiche che, nel corso dei secoli, hanno avuto per protagonisti diverse generazioni di antenati dei propri amministrati”.
    Anche se Umberto Di Stilo paventa che, “nonostante l’attenzione profusa, il lavoro possa risultare incompleto” e si augura che dopo di lui qualcun altro possa completarlo, c’è da dire che la quantità di notizie che ci fornisce è davvero imponente, sia sul trittico che su quelle che nell’appendice denomina “altre opere che fanno – o facevano - parte del patrimonio artistico galatrese”, tra cui – scegliamone una a caso - un organo a canne cinquecentesco per il quale il riferimento storico più antico è nel verbale della visita che il vescovo di Mileto effettuò a Galatro il 10 e 11 Maggio 1586, organo che “nel 1946-47, durante i lavori di restauro della chiesa nessuno provvide ad impedire che diventasse oggetto di conquista per un esercito di adolescenti che, come se avessero scoperto un nuovo gioco da praticare, cominciarono ad impossessarsi delle canne di stagno e ad andare in giro per le strade usandole come trombette”.
    Umberto Di Stilo, è questa l’impressione che pensiamo di poter trarre dopo una rapida consultazione dell’opera, ha lavorato sine ira et studio, con l’acribia dello storico e la passione del verace patriota, sulle carte, sui documenti cioè e sui monumenti, restituendoci un passato che molti di noi ignorano o pensano di avere smarrito.
    L’Amministrazione Comunale distribuirà nei prossimi giorni il libro alle famiglie che ne faranno espressa richiesta compilando un apposito modulo, al fine di evitare le incette di libri che si sono verificate in passato in analoghe occasioni. Scelta secondo noi giusta: la cultura, anche se otium, non è un passatempo quanto per…


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    ...un grande fiume che da secoli e secoli scende sempre imperterrito ed impassibile... per arrotondare e levigare il più piccolo di quei sassi ci son voluti mille anni... (22.12.05) SULLA STRADA CHE PORTA A GALATRO (di Michele Scozzarra)- Eravamo già sotto Natale, il clima natalizio era già nell’aria da parecchi giorni e nelle strade era tutto un brulichio di luci, una corsa instancabile agli acquisti.
    Mi trovavo in una cittadina non molto distante dal mio paese, anch’io contagiato dalla corsa ai consumi, quando all’angolo della strada scorsi un vecchietto che mi osservava insistentemente e, timidamente, si avvicina e mi dice: “Voi non siete... vostro padre è... vostro fratello... Se non disturbo posso chiedervi un passaggio per ritornare a casa?
    Anche se non lo conoscevo bene, avevo l’impressione di averlo visto più volte: la sua figura mi incuriosiva ma, ancora di più, ero attratto dal suo volto, così pacato ma, nello stesso tempo, così vivace. La sua immagine mi si presentava davanti come la testimonianza di una vita accettata e vissuta solamente nel lavoro.
    Non ricordo come ci ritrovammo seduti in macchina: due sconosciuti ma, nello stesso tempo, così familiari al punto che iniziammo a chiacchierare, molto amichevolmente, anche se fra noi intercorreva lo spazio di molto più di una generazione.
    Ben presto mi accorsi che quello che gli stava più a cuore non era solo lo scambio delle solite quattro chiacchiere, tanto utili quanto scontate, così per far passare il tempo, quanto il desiderio di parlare, di scaricare qualcosa che aveva dentro chissà da quanto tempo. Ad un tratto, sorridendo, mi disse: “Vedete giovanotto... ancora una volta è Natale, ma ancora una volta ci ritroviamo a festeggiare una ricorrenza che è stata svuotata di senso e consistenza. Fino a qualche anno addietro nelle famiglie ci si preparava al Natale tirando fuori dalla vecchia cassetta le statuette del presepe, per ripulirle, ritoccarle col colore, ripararne le ammaccature: adesso, in questo periodo, tra panettoni, liquori, regali e spese varie, l’unico vero assente è proprio quel Bambino che con il Natale si vuole ricordare! Anche di fronte al presepio, si ha come la sensazione che solo in noi anziani si rinnova un attimo di sincera nostalgia, legata, forse, al ricordo di facce e luoghi lontani: i genitori, il paese, le persone care che non ci sono più, l’incenso e le antiche messe di mezzanotte... L’immagine della grotta non riesce ad evocare, ormai, neppure il sussulto fragilissimo dei buoni propositi, dei buoni sentimenti: la stessa nascita di Gesù, in molti, sembra sempre di più una faccenda lontana, lontanissima, dalla vita di tutti... Alla fine sta diventando una festa che scivola via come le altre e da cui, ormai, nessuno attende più nulla... A Natale ormai ci si aspetta solo qualche inutile regalo in più, il vino buono con le bollicine... Sicuramente, la maggioranza dei nostri amici e parenti, non aspetta certamente il Buon Gesù”.
    La semplicità delle parole, insieme ad una sproporzionata cordialità, ha avuto il potere di mettermi in una condizione di ascolto e, anche se volevo parlare, non sapevo da che parte cominciare, ero tremendamente a disagio.
    Il mio strano compagno di viaggio, d’altra parte, voleva, doveva continuare quel suo discorso, iniziato quasi in sordina ma, per lui, certamente molto importante, e mi continuò a dire: “Fino a qualche tempo fa, il Natale si manifestava naturalmente, attraverso particolari cibi, determinati giochi, semplici usanze... oggi non esiste neanche il ricordo di queste cose: tanti ragazzi non ne hanno mai neanche sentito parlare. Il Panettone, con tutto ciò che la pubblicità, in questo periodo ci trasmette, di fatto, sono estranei alla nostra cultura e, soprattutto, non c’entrano niente con il Natale. Sono in tanti quelli che si vergognano pure del presepe allestito in casa e cercano una scusa per minimizzare: “... ci sono i bambini... e poi ai vecchi piace...”, facendo capire, in questo strano scaricabarile, come se noi vecchi fossimo presi da una forma di arteriosclerosi o, comunque, attaccati a qualcosa di antiquariato... Che tristezza quell’aria di sufficienza e di imbarazzo che affiora in tanti nostri amici quando parlano del presepe e delle buone tradizioni legate al Natale”.
    Sentivo tutto questo molto vero e, non posso nascondere che ero anche un pò impacciato, ma lui, sorridendo, continuò a parlare: “E’ da molti anni che, io che ho molti più anni di voi, non riesco più a capire tante cose: mi sembra di assistere ad una commedia, che sembra non vuole avviarsi alla fine. Sembriamo una gran massa di gente che, pur vivendo di ingiustizie ed inibizioni, trova conforto solo nei grandi discorsi. E siamo tanto intenti a dare lezioni che ci manca il tempo, e la voglia, di capire la gente che ci sta attorno ed i grandi problemi da cui è afflitta. L’invidia, la maldicenza, i pettegolezzi stroncano sul nascere ogni iniziativa: invettive, rimproveri, ingiurie rimbalzano da una parte all’altra e, quel che è peggio, non si fa nulla per cambiare. Per ognuno di noi questa è una constatazione amara, ma che deve pur essere fatta”.
    Ad ascoltare queste parole sono rimasto così stupito, che non so se la barba che porto è riuscita a coprire quel senso di disagio e di sorpresa che, sicuramente, deve essere spuntato sul mio volto. Lui, d’altra parte, calmo calmo, e con un malizioso sorrisetto, continuò a parlare: “La politica poi, nel nostro ambiente, fa fare cattivo sangue a molte persone. Siamo arrivati al punto che l’importante non è dire, e servire, la verità, ma saper essere convincenti, avere una certa influenza sulle persone, o sperare di ottenerla. Sembra strano, ma mentre tutti dicono di sfuggire gli onori, i fatti ci dicono, invece, che li cercano e se li contendono in tutti i modi. Comunque, anche questo mondo così sbalestrato, convulso, impietoso è pure degno di essere amato, se Dio ha deciso di mandare suo Figlio sulla terra... non dimenticate che per questo è Natale!”.
    A queste parole mi sono sentito molto piccolo, e non certo per l’età. Per fortuna che il mio strano compagno di viaggio non aspettava alcun mio commento e continuava a parlare: “L’uomo è pure ambizioso, ed un pò d’ambizione non guasta, se da questa non nasce la discordia e la maldicenza. Non basta solo fermarsi a criticare, ma c’è bisogno anche di consigliare ed aiutare. Forse questo sarebbe il modo più giusto per scambiarci gli auguri di Buon Natale”.
    Il tempo trascorso con il mio sorprendente compagno di viaggio passò tanto in fretta che non mi accorsi nemmeno di essere arrivato a casa. Prima di scendere dalla macchina mi guardò in faccia, come per comunicarmi un messaggio a lui molto caro e mi disse: “Tenete bene a mente giovanotto, non è il giudizio degli uomini che ci svelerà quello che siamo: gli uomini ingannano e si lasciano ingannare, chiamano male il bene e bene il male. Ognuno vale in se stesso, quanto vale dinanzi a Dio, e non di più. E Dio, che con il Natale continua a rendersi compagnia visibile all’uomo, non si svela che agli umili”.
    Con queste parole e, ringraziandomi per il passaggio, scese dalla macchina e si avviò verso casa sua. Lo osservavo allontanarsi piano piano... Lo vedevo costeggiare una strada vicino ad un grande fiume che da secoli e secoli scende sempre imperterrito ed impassibile. Lo vedevo salire, con molta calma, sembrava quasi volesse andare controcorrente.
    Dio non si svela che agli umili...”, continuavo ancora a sentire queste parole riprendendo la mia strada... mentre il fiume scorreva lento e placido che sembrava una poesia: per arrotondare e levigare il più piccolo di quei sassi ci son voluti mille anni. E fra mille anni, forse, si correrà a mille chilometri l’ora e chissà quale altra scoperta si sarà raggiunta. E per fare cosa... per arrivare a Natale e rimanere a bocca aperta davanti allo stesso Bambinello che, da duemila anni, riempie di calore e stupore l’intimità delle nostre case e dei nostri affetti.


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