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Lo spopolamento rapido delle zone interne registrato dall'Istat
Il paese si svuota di 72 residenti ogni anno
di Umberto Di Stilo
GALATRO – Negli ultimi dieci anni la popolazione di Galatro è diminuita di 725 unità. La tendenza è di oltre 72 abitanti che ogni anno abbandonano il paese. Il dato è ufficiale, essendo stato diffuso dall'Istat che ha reso noti i risultati del censimento della popolazione effettuato il 21 ottobre del 2001. Come numero di abitanti il paese è regredito di un secolo: bisogna tornare al 1901, infatti, per trovare pressappoco lo stesso numero di cittadini: 2.422. La cospicua diminuzione della popolazione si avverte nei locali pubblici, nelle scuole, con le continue soppressioni di classi e la conseguente contrazione dei posti di lavoro, sulla piazza semivuota anche nei giorni di festa e soprattutto per le vie del paese quasi completamente deserte. Che il paese stesse subendo un massiccio processo di spopolamento s'intuiva dal numero sempre maggiore di abitazioni vuote: interi rioni completamente deserti a seguito della forzata fuga dei cittadini, ma che l'esodo potesse raggiungere proporzioni bibliche nessuno lo credeva. O lo sperava. Invece i numeri dell'Istat sono chiari. Una realtà che potrebbe essere ancora più amara se è vero che negli ultimi mesi altre centinaia di persone hanno lasciato Galatro. Aldilà dell'impoverimento demografico del paese, le prime ripercussioni negative si avranno col declassamento del comune e con tutti gli altri provvedimenti amministrativi strettamente connessi al numero degli abitanti effettivi. Certo, di fronte a questi risultati c'è molto da riflettere. Devono farlo i cittadini prima di avviare una qualsiasi nuova attività, ma devono farlo principalmente gli amministratori che in questi ultimi anni si sono avvicendati a Palazzo San Nicola e che, in concreto, nulla hanno potuto o saputo fare per fermare un esodo che, col passare dei mesi, è sempre più diventato una massiccia fuga di braccia e d'intelligenze. Peggio degli anni immediatamente successivi ai conflitti bellici quando i galatresi come moltissimi meridionali si sono imbarcati per le lontane Americhe, o hanno affollato il “Treno del sole” diretti nelle città industriali del nord o dei vicini paesi europei. È certamente vero che se nell'ultimo decennio la popolazione galatrese dai 3.032 abitanti del 1991 è passata ai 2.307 del 21 ottobre 2001. Ciò è dipeso dalla diminuita natalità. È innegabile, però, che il calo demografico è da attribuire soprattutto all'esodo di intere famiglie che, stanche di aspettare quel lavoro che politici ed amministratori hanno sempre promesso e non è arrivato, sono state costrette a trasferirsi. Negli ultimi decenni, in particolare, ai galatresi è stata fatta intravedere la possibilità di trovare occupazione in paese: alla diga (grazie ai lavori per la realizzazione della galleria di adduzione ed a quelli per le canalizzazioni a valle) ed al conseguente auspicato sviluppo dell'agricoltura; alle terme (e nelle diverse attività collegate al turismo termale) ed anche nei lavori connessi al potenziamento del porto di Gioia Tauro. A tutt'oggi quelle promesse si sono rivelate infondate perché il lavoro continua a mancare, la disoccupazione ha raggiunto livelli di guardia e i residenti hanno ripreso il triste cammino della speranza. Vero è che il processo migratorio è un fenomeno che interessa da vicino tutte le zone interne nelle quali l'arcaica civiltà contadina non è stata ancora soppiantata da quella industriale della tecnica e dell'informatizzazione, ma è anche vero che Galatro, contrariamente a tutti gli altri comuni interni, ha potenzialità naturali che avrebbero dovuto garantire lavoro e benessere a tutti. Queste potenzialità che per anni hanno alimentato i sogni e le speranza dei cittadini ancora, non hanno però dato i frutti sperati. Almeno ai galatresi, o alla stragrande maggioranza di essi.
Da "Gazzetta del Sud" - 22.4.03
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