Riuscita prima per "Cilea mon amour"
Massimo Distilo
Riuscito debutto sera di Domenica 18 Luglio per la prima nazionale dello spettacolo Cilea mon amour, rivisitazione in chiave jazz delle melodie di Cilea. Lo spettacolo, ideato da Nau Records, etichetta che editerà entro fine anno l'omonimo disco, era molto atteso e numerose erano le personalità presenti al Teatro all'aperto di Palmi. Oltre a vari esponenti dell'Amministrazione Comunale locale che ha promosso l'evento, c'erano diversi sindaci dei paesi della Piana, fra cui Carmelo Panetta, sindaco di Galatro, cittadina d'origine di Nicola Sergio, pianista protagonista della serata, che ha elaborato in chiave jazz le arie del grande maestro palmese. Fra gli esponenti del mondo della discografia e della stampa specializzata, anche Maurits de Weert di Challenge Records - casa discografica che ha sotto contratto Nicola Sergio - e Luciano Vanni della rivista Jazzit.
Dopo la sobria, ma elegante ed esaustiva, presentazione di Antonio Ruoppolo, lo spettacolo ha avuto inizio con il trio che vedeva impegnati Nicola Sergio al piano, Arnault Cuisinier al contrabbasso e David Georgelet alla batteria. I musicisti hanno proposto la rilettura dell'aria Anch'io vorrei dormir così, tratta dall'Arlesiana di Francesco Cilea. Gli applausi convinti del pubblico accoglievano la performance. Pubblico attento e numeroso ma che non arrivava, come forse ci si sarebbe aspettati dalla città natale di Cilea e dall'ingresso gratuito, a gremire per intero il teatro.
Nicola Sergio ha spiegato alla fine del brano che la rilettura in chiave jazz mirava a non stravolgere le melodie pur calandole in un'atmosfera del tutto nuova che conferiva loro un diverso sapore. Nella seconda e terza aria, Pur dolente son io e Vieni con me sui monti, tratte rispettivamente da Gloria ed Arlesiana, si è aggiunto il sax soprano dello statunitense Michael Rosen che in alcune fasi ha dialogato mirabilmente col pianoforte e, nei momenti improvvisativi, ha dimostrato una fluida inventiva contenente comunque in sé i piani melodici dell'opera italiana.
Dopo Era un giorno di festa, dall'Arlesiana, che ha visto di nuovo impegnato Nicola Sergio al piano e la sezione ritmica (contrabbasso e batteria), è stata la volta dell'intermezzo classico nel quale tre brani di Cilea - Uno dei Tre vocalizzi, Nel ridestarmi (su testo del poeta Felice Soffré, di Scido) e O mia cuna fiorita (dalla Gloria) - sono stati eseguiti nella loro forma tradizionale dalla soprano Stefania Campicelli accompagnata al piano da Nicola Sergio. La giovane cantante ha dimostrato un marcato istinto interpretativo e grandi capacità di modulazione vocale che hanno conferito ai brani, piuttosto distanti fra loro per carattere e funzione, la parvenza di suggestivi quadretti conchiusi. Perfettamente a suo agio anche il pianista che non ha minimamente risentito dell'improvviso passaggio dal jazz all'accompagnamento classico (d'altronde la sua formazione gli consente perfettamente questo genere di escursioni).
Alcuni aspetti intimisti del Nicola Sergio attuale sono venuti fuori nella rilettura per piano solo di La dolcissima effige (da Adriana Lecouvrer) in cui la morbidità del tocco si è coniugata con slanci improvvisativi nei quali la capacità di coinvolgere l'uditorio si è manifestata con evidenza.
E' seguito poi L'anima ho stanca (da Adriana Lecouvrer) eseguito dalla flautista giapponese Yuriko Kimura, in parte da sola e in parte accompagnata dalla sezione ritmica (Cuisinier, Georgelet), una sorta di schizzo in cui i temi cileani sono stati vestiti di un nuovo abito nel quale le linee nette tracciate dal flauto erano intersecate da brevi sapienti pause che accentuavano le componenti espressive.
La serata si è conclusa con Io son l'umile ancella (da Adriana Lecouvreur) e con Leonida (dedicato ad un altro grande della cultura palmese, Leonida Repaci), nei quali assieme al pianoforte e alla ritmica interveniva nuovamente il sax di Rosen. Il suggestivo tema iniziale di Leonida, dopo un intermezzo denso di innumerevoli digressioni armoniche e melodiche, ritornava alla fine, immerso in una nuova luce strappando gli applausi convinti della platea.
La scenografia di Aldo Zucco e le installazioni di videoart del regista Gian Luca Beccari, ispirate ai temi dei brani, che scorrevano alle spalle del palcoscenico, hanno fatto da contrappunto discreto (un po' troppo?) allo svolgersi dei momenti musicali. La serata si è perfettamente dipanata dal punto di vista tecnico, luci e audio sempre di ottima fattura, anche se forse è stato inevitabile, a causa dell'amplificazione, perdere in parte delle componenti dello spettro di frequenze armoniche di alcuni strumenti, pianoforte in particolare.
Ben congegnata anche la Guida all'ascolto, opuscoletto distribuito dalle hostess all'entrata, che illustrava nei dettagli tutte le componenti del progetto Cilea mon amour, dai musicisti, alla regia, alla scenografia, alla videoinstallazione. Anche in questa guida, però, un po' poche le parole sull'opera di Cilea, a volte incentrate troppo sui suoi limiti rispetto ai suoi pregi e che lo delineano a tratti come figura fuori dal suo tempo, quasi inconsapevole e anacronistico epigono della melodia italiana mentre la musica muoveva in altre direzioni.
La manifestazione Cilea mon amour è comunque pienamente riuscita, come in tutte le prime ci sono delle cose che possono essere migliorate in corso d'opera, ma lo spettacolo c'è e i numeri ci sono tutti per proporlo ora a nuove platee.
Vi proponiamo i video di alcuni momenti della serata: