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Quale Europa a 60 anni dai trattati di Roma?
Maria Francesca Cordiani
A pochi giorni dalle celebrazioni per il 60° anniversario dei Trattati di Roma l’Europa fa dietrofront manifestando l’intenzione di ridimensionare i finanziamenti per la ricostruzione delle zone colpite dal terremoto. Ciò rende più che mai evidente la necessità di una politica comune, che faccia veramente fronte ai problemi del popolo e che metta in pratica gli obiettivi predisposti in tali atti e successive modifiche, ovvero, tra l’altro, maggiore crescita, sviluppo delle attività economiche e dell’occupazione negli Stati membri.

Eppure solo qualche giorno fa 27 capi di Stato Europei si sono ritrovati a Roma per firmare una nuova Dichiarazione con cui si è voluto in sostanza rimarcare l’unità dell’Europa e rafforzare gli impegni previsti nei Trattati. Ciò è poi particolarmente significativo soprattutto dopo la Brexit. Ma tale continente è veramente unito? A tal proposito faccio mie le parole del pregiatissimo Presidente della Repubblica secondo cui “fatti gli europei bisogna fare l’Europa”. In effetti oggi siamo ben lontani dallo spirito con cui vennero redatti i suddetti accordi che, com’è noto, segnarono la nascita, dopo la seconda guerra mondiale, della Comunità Economica Europea e della Comunità Europea per l’energia atomica costituite successivamente alla formazione della Comunità Europea del carbone e dell’acciaio sorta nel 1951.

Un’integrazione nata sotto il forte impulso degli Stati Uniti, che con il piano Marshall promossero la creazione di un’Europa unita anche al fine di evitare ulteriori conflitti. Una coalizione che vide l’Italia in prima linea con altri sei Paesi Europei tra cui la Germania, la Francia e l’Olanda e che si sviluppò attraverso la creazione di un mercato e di una legislazione comune, con la perdita di parte della sovranità da parte degli Stati membri. Un‘unione che nel corso degli anni portò anche la maggior parte degli altri Paesi Europei ad aderire ai Trattati ed alle loro successive modifiche. Con il Trattato di Maastricht, infatti, la Comunità divenne Europea e con il Trattato di Lisbona, Unione Europea.

Invero attualmente è sempre più palese l’aumento di una sorta di individualismo nazionale, che sta comportando la mancata risoluzione di questioni importanti quali quelli dell’immigrazione e della sicurezza. Problemi che hanno fatto in parte venir meno il principio fondamentale su cui si basano i trattati, successivamente rafforzato dagli accordi di Schengen, ossia quello della libera circolazione delle persone e delle merci all’interno degli Stati, con la creazione di barriere non solo nelle frontiere esterne, ma anche con maggiori controlli in quelle interne. A questo si aggiunga la crisi economica sempre più crescente, provocata soprattutto dai vincoli di bilancio posti dal Patto di Stabilità e Crescita, che ha imposto forti tagli alla spesa pubblica in settori primari come la sanità e che ha comportato una maggiore evoluzione dell’egocentrismo nazionale.

Alla luce di quanto sopra non resta che attendere che venga effettivamente realizzata una politica comune idonea ad eliminare, o quantomeno a mitigare, le suddette problematiche.


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