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Il commiato di Don Giuseppe Calimera

Santa Messa solenne di commiato dalla comunità dei fedeli galatresi, nella serata di domenica 7 gennaio, di don Giuseppe Calimera - dimessosi nei giorni precedenti il Natale - alla presenza, in una chiesa di San Nicola gremita, dei rappresentanti locali delle istituzioni: il maresciallo dei Carabinieri Pierpaolo Giuliani, il vicesindaco Pino Sorbara (in sostituzione del sindaco Carmelo Panetta, assente a causa dell’incidente del 4 gennaio), l’assessore Pasquale Simari e la preside dell’Istituto Comprensivo Pasqualina Servelli.

Conclusa la funzione, si è passati ai saluti porti, a nome delle associazioni parrocchiali e del coro, dalle signore Rinuccia Cannatà e Rosa Zurzolo, che con accenti commossi e toni di rammarico hanno rievocato i momenti salienti di un’esperienza pastorale definita, nonostante la conclusione imprevista, “indimenticabile”. Lo stesso rammarico è trasparito dall’indirizzo di saluto del sindaco Carmelo Panetta (letto dal vicesindaco Sorbara a causa dell’assenza del sindaco per i postumi dell’incidente), che ha messo in risalto la fruttuosità della collaborazione tra l’Amministrazione Comunale e la Parrocchia negli anni di guida pastorale di don Giuseppe, anni che si ricorderanno, tra le altre cose, per il restauro della chiesa di San Nicola e per l’incoronazione della statua della Madonna del Carmine, oltreché per la proclamazione di Galatro quale “Città Mariana”, titolo in cui si riassume la devozione alla Vergine che rappresenta una caratteristica peculiare e un patrimonio storico del nostro paese. Il valore della collaborazione tra Chiesa e Parrocchia ai fini dell’educazione e della formazione delle giovani generazioni è stato il tema dell’intervento della preside dott.ssa Servelli, che ha sottolineato come tale collaborazione, tradottasi in numerose iniziative, in questi anni non sia mai mancata.

Don Giuseppe Calimera infine, in un lungo e commosso discorso di saluto ai suoi ormai ex parrocchiani, nel quale non sono mancati momenti nei quali ha dato l’impressione di cedere, comprensibilmente, all’emozione, ha ringraziato tutti, dall’Amministrazione a quanti gli sono stati particolarmente vicini, agli “indifferenti”, ai gruppi parrocchiali, ai membri del coro, al gruppo dei portatori, ai catechisti e ai sacristi, rivolgendo un saluto e una menzione particolari agli ammalati e alle persone con disabilità, che hanno rappresentato un valore aggiunto della sua esperienza pastorale a Galatro.

Ha inoltre passato in rassegna le opere realizzate, dal restauro della casa canonica a quello della chiesa di San Nicola e all’acquisto, grazie all’otto per mille, dei locali che saranno utilizzati per impartire le lezioni di catechismo ai fanciulli della parrocchia. Il bilancio, anche quello finanziario, è in considerevole attivo sì che don Giuseppe si dice sì dispiaciuto di lasciare Galatro, ma sicuro di poter iniziare con entusiasmo la nuova esperienza alla quale è stato destinato presso la parrocchia dell’Addolorata di Rosarno.

La serata si è conclusa con un rinfresco nella sala parrocchiale.

Una riflessione si impone: se i sentimenti dei parrocchiani di Galatro verso il loro parroco e di questi verso loro erano e sono (e non c’è da dubitare che lo siano, a meno di non essere tutti campioni di ipocrisia) quelli manifestati sera del 7 gennaio, allora perché una situazione di difficoltà (che poteva starci ed essere normale, fisiologica) è precipitata verso la separazione? Evidentemente la situazione non è stata governata, a nessun livello di responsabilità, per come avrebbe dovuto. Ed è chiaro che le responsabilità maggiori sono di chi sta a un livello più alto, per designare il quale è stata, nella chiesa cattolica, coniata la parola vescovo, che deriva dal latino episcopum, che a sua volta deriva dal greco epískopos (sovrintendente, ispettore), derivato dal verbo episkopéo (sorveglio).

Nel nostro caso nessuno, evidentemente, ha sorvegliato e governato e si sa che le cose non si governano da sole.

Nella foto: Don Giuseppe Calimera


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