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Diritto di cronaca e diritto
di satira: provo a spiegare

Francesco Orlando Distilo
Le polemiche sorte in questi giorni su Gene Gnocchi, e soprattutto sulle sue giustificazioni (diritto di satira) per aver dato del maiale femmina a Claretta Petacci, mi hanno fornito l’assist, come si suol dire nel gergo calcistico, per provare a spiegare ai tanti giuristi di Galatro, che magari non hanno mai sfogliato un codice o che nella loro personale biblioteca si ritrovano soltanto la prima edizione del Codice Zanardelli, in cosa consiste il diritto di critica e il diritto di satira, anche in virtù dell’articolo apparso il 2 gennaio dal titolo “Secondo e ultimo avviso ai naviganti” ed anche sulle esternazioni del Vicesindaco quando nel suo articolo (o presunto tale) “Non sono parente con la stilista della sfilata alle Terme”, afferma che un post su facebook avrebbe il “solito obiettivo di denigrare l’amministrazione comunale”.

Per cercare di spiegare, non sono un professore di diritto ma un semplice operatore, vorrei partire dalla Costituzione ed esattamente dall’ultimo capoverso delle disposizioni transitorie e finali che dice: “La Costituzione dovrà essere fedelmente osservata come legge fondamentale della Repubblica da tutti i cittadini e dagli organi dello Stato”. Mi sembra che su questo non ci sia nulla da specificare per quanto sia esplicito il suo contenuto.

Poi c’è l’art. 2 della Carta che dice: “La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale”. Ciò significa che la Repubblica in tutte le sue articolazioni riconosce la preesistenza ad essa dei diritti fondamentali dell'uomo, ne prende atto e si impegna a difenderli, attribuendo ad essi forza primaria. Si evidenzia che lo Stato, in funzione dell'uomo, riconosce i diritti più ampi (primo fra tutti la libertà), e quello della loro inviolabilità, tanto del singolo individuo quanto come membro di formazioni sociali.

È importante sottolineare anche l’art. 3 che al primo comma recita: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”. In pratica l'eguaglianza si può sintetizzare anzitutto nella parità tra tutti i cittadini, inibendo ogni forma di discriminazione.

Poi per ultimo c’è l’art. 21 che dice: “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure”. La libertà di pensiero implica il diritto di poter manifestare liberamente le proprie idee attraverso i mezzi di diffusione: da quelli tradizionali (televisione, radio, stampa, spettacoli) a quelli più moderni come internet.

Fatta questa piccola, ma spero esaustiva, premessa sui diritti “inviolabili” dell’uomo passo a specificare i concetti di “diritto di critica” e “diritto di cronaca”. Il diritto di critica consiste in una valutazione diretta ad esprimere un giudizio od a manifestare un’opinione su fatti e/o condotte di terzi. Questo in linea teorica, ma la giurisprudenza come delimita il diritto di critica? I limiti cui la critica politica è ammissibile, ha sottolineato la Corte europea dei diritti dell’uomo, sono più ampi di quelli della semplice critica, e perciò in tale ambito la critica può essere esercitata con modalità più nette e vibranti, senza rituali ed ipocriti omaggi a stili e forme espressive.

“La critica si sostanzia nell’espressione di giudizi o, più genericamente, di opinioni e che in quanto tale non può pretendersi rigorosamente obiettiva, posto che la critica, per sua natura, non può che essere fondata su un’interpretazione, necessariamente soggettiva, di fatti e di comportamenti (Cass., Sez. V, 27 Giugno 2000, N. 7499)”.

“Il diritto di critica attiene ad un giudizio valutativo che trae spunto da un fatto ed esclude la punibilità di affermazioni lesive dell'altrui reputazione purché le modalità espressive siano proporzionate e funzionali all'opinione o alla protesta espresse, in considerazione degli interessi e dei valori che si ritengono compromessi (Sez. 1, n. 36045 del 13/06/2014)”.

“Il rispetto della verità del fatto assume un rilievo più limitato e necessariamente affievolito rispetto al diritto di cronaca, in quanto la critica, ed ancor più quella politica, quale espressione di opinione meramente soggettiva, ha per sua natura carattere congetturale, che non può, per definizione, pretendersi rigorosamente obiettiva ed asettica (Sez. 5, n. 25518 del 26/09/2016, dep. 23/05/2017)”.

Dall’Europa giunge un importante punto di riferimento per la giurisprudenza laddove si afferma che l’uomo politico “agisce come personaggio pubblico, esponendosi inevitabilmente e coscientemente ad un controllo approfondito da parte dei giornalisti e dei cittadini”; per cui “i politici devono dimostrare grande tolleranza, soprattutto quando rendono dichiarazioni pubbliche che possono suscitare critiche” in quanto “il loro diritto alla protezione della reputazione va bilanciato con l’interesse alla libera discussione delle questioni politiche” (Corte Europea dei Diritti dell’Uomo).

La satira, per la lingua italiana, è quel genere di composizione poetica a carattere moralistico o comico, che mette in risalto, con espressioni che vanno dall’ironia pacata e discorsiva fino allo scherno e all’invettiva sferzante, costumi o atteggiamenti comuni alla generalità degli uomini, o tipici di una categoria o di un solo individuo. In senso estensivo, tuttavia, oggi vi si comprende la “critica più o meno mordace (dal sarcasmo alla caricatura) verso aspetti o personaggi tipici della vita contemporanea”. Caratteristico di tale genere letterario è il suo carattere polemico, burlesco e moralistico. Anche in questo caso vediamo come la Suprema Corte di Cassazione ha tipicizzato questa esimente penale.

In tema di diffamazione a mezzo stampa, sussiste l'esimente del diritto di critica, quando le espressioni utilizzate, pur se veicolate nella forma scherzosa e ironica propria della satira, consistano in un'argomentazione che esplicita le ragioni di un giudizio negativo collegato agli specifici fatti riferiti e non si risolve in un'aggressione gratuita alla sfera morale altrui (Sez. 1, Sentenza n. 5695 del 05/11/2014).

In tema di diffamazione a mezzo stampa, ai fini del riconoscimento dell'esimente prevista dall'art. 51 c. p., qualora l'articolo contenga una critica formulata con modalità proprie della satira, il giudice, nell'apprezzare il requisito della continenza, deve tener conto del linguaggio essenzialmente simbolico e paradossale dello scritto satirico, rispetto al quale non si può applicare il metro consueto di correttezza dell'espressione, restando, comunque, fermo il limite del rispetto dei valori fondamentali, che devono ritenersi superati quando la persona pubblica, oltre che al ludibrio della sua immagine, sia esposta al disprezzo (Cass. pen. Sez. V, Sent., (ud. 27-05-2016) 05-10-2016, n. 41785).

Da quanto evidenziato appare evidente che il sinistro di Gene Gnocchi abbia usato, nei confronti di una persona deceduta, espressioni che nulla hanno a che fare con il diritto di satira. Esattamente come alcuni sinistri individui di Galatro che, approfittando della mia assenza, hanno vomitato il loro consueto veleno su fatti che nulla avevano a che vedere con la politica, perché è questo che fanno le persone che non hanno argomenti politici da controbattere: buttano fango sull’avversario.

Al Vicesindaco (o chi per lui) vorrei dire: è denigrare l’amministrazione comunale quanto avete permesso ad un Consigliere di stare seduto in Consiglio fino a quando ha dovuto, sottolineo dovuto e non per dovere morale da consigliere di maggioranza, pagare il debito nei confronti del Comune per il quale aveva un debito pregresso?

È denigrare l’amministrazione comunale quando vi si dice che avete gestito le Terme con una delibera illegittima e che, pur essendo stata segnalata la sua illegittimità, non avete avuto un benché minimo fremito nelle vostre coscienze, così come in quella della Segretaria Comunale che mi ha consigliato di rivolgermi al TAR, come se avessi interessi personali da tutelare?

È denigrare l’amministrazione quando vi si chiede più trasparenza nella gestione pubblica come nella sfilata di moda, che "panzana" non era, vista la premura del Vicesindaco nel prendere le distanze dalla stilista e precisare che nulla aveva a che fare con la sfilata? Egregio signor Vicesindaco (o chi per lei), sicuramente l’Amministrazione comunale di Galatro ed io abbiamo due concetti di legalità e trasparenza divergenti.

Per concludere, la cosa che mi ha ferito di più è stato il ricordo di un giovane universitario che quando tornava da Messina, sua sede universitaria, mi parlava di un certo Solženicyn e di quanto fosse bella la nostra Costituzione, da lui stesso definita “la più bella del mondo”. Però quando questi sinistri personaggi hanno cominciato a buttare fango sulla mia persona e sulla mia famiglia, ha preferito stare in silenzio perché sarebbe stato sconveniente dire la verità; non dico parlare bene, ma dire semplicemente la verità.


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