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Un ricordo del Prof. Girolamo Cotroneo
Domenico Distilo
Nei giorni scorsi è morto il professor Girolamo Cotroneo, docente emerito di Storia della filosofia presso l’Università di Messina e il più eminente interprete della filosofia di Benedetto Croce a livello mondiale. Pubblichiamo il ricordo di un suo ex studente.

* * *

Correva il 1977, l’anno della mia maturità, che avrebbe dovuto dischiudermi le porte della facoltà di legge. Invece, partito deciso a diventare cultore di pandette, per strada cambiai una decisione scontata e presa da molto tempo, virando inopinatamente verso via dei Verdi, sede della segreteria della facoltà di lettere e filosofia. Per iscrivermi non in lettere ma in filosofia, materia che al liceo avevo studiato appassionatamente, lo dico con la consapevolezza di adesso, non perché mi piacesse per se stessa, ma solo perché la vedevo come il mezzo più idoneo per capire ciò che per noi ragazzi dei Settanta rappresentava il “termine fisso d’eterno consiglio”, la politica.

Così una mattina, mancavano pochi giorni all’inizio di novembre e delle lezioni, all’ingresso della facoltà mi capitò di prendere l’ascensore assieme a un signore alto ed imponente che portava una giacca di taglio sportivo e in mano una borsa, con una mazzetta di giornali e riviste nell’altra. Si accorse che avevo con me i due tomi di Congetture e confutazioni di K. Popper – acquistati poco prima nella libreria di Nunnari e Sfameni - e mi apostrofò perentorio:

«Lei sarà sicuramente una matricola, uno studente del mio corso di quest’anno, da dove viene?» Risposi timidamente di essere calabrese e al che lui rimbeccò: anch’io, di Campo Calabro! Rimasi inebetito. Gli dissi, cogliendolo decisamente di sorpresa, che Campo Calabro era il paese d’origine di mia madre. Si riebbe chiedendomi chi fosse mia madre, come si chiamasse, se abitassi a Campo e se a Campo avessi altri parenti, aggiungendo che casa sua si trovava alla fine del paese, sulla sinistra lungo la strada che portava al cimitero e al rione Musalà, all’altezza dell’ultima curva. Gli diedi tutte le informazioni che mi chiese, chiarendo che non abitavo a Campo ma a Galatro, nella piana di Gioia Tauro. «Sì lo conosco benissimo, ci tenne a farmi sapere, ho insegnato a San Giorgio Morgeto.» Nel frattempo giungemmo al piano di destinazione. Lui uscì per primo dall’ascensore e mi salutò dandomi appuntamento a lezione e invitandomi ad andare in istituto se avessi avuto bisogno di informazioni: il dottor Gembillo e la dottoressa Rizzo erano lì per questo.

Ci rivedemmo qualche giorno dopo alla prima lezione del corso su Popper, filosofo che allora non si studiava al liceo ma di cui avevo letto qualche settimana prima in un articolo del professor Luciano Pellicani su L’Europeo. Finita la lezione realizzai che già sapevo, su quel filosofo, tutto ciò che era il caso di sapere: era un filosofo della scienza e della politica, era un liberale, non era un neopositivista logico, non era un marxista, anzi, era un critico severo del marxismo, che non poteva dirsi una scienza perché aveva sempre una risposta a qualsiasi domanda gli venisse posta, sì che era inconfutabile, là dove le teorie scientifiche potevano dirsi tali se erano confutabili, se “non era vuota la classe dei falsificatori potenziali”.

Cotroneo aveva questa caratteristica: sapeva rendere facili, comprensibilissime ad uno sbarbatello appena uscito dal liceo, le questioni più complesse: lo storicismo, la dialettica, lo spirito che è “concetto, universale, concreto”, la scienza, la logica della ricerca. Con lui non c’era mai nulla che rimanesse ostico, incomprensibile, astruso e se qualcosa, qualche rara volta, non ti era stato chiaro, bastava che glielo dicessi e lui te lo chiariva dopo la lezione, quando dialogava con noi studenti approfondendo ed ampliando tutte le questioni, e citando tutte le tesi, anche quelle che definiva “peregrine”, un aggettivo che usava spesso e che, non so perché, mi piacque enormemente, al punto da usarlo anch’io più volte durante il primo esame che sostenni con lui, al termine del quale mi gratificò non solo con il voto.

Ho letto parecchi suoi libri ed articoli e posso affermare con certezza che nella mia formazione Girolamo Cotroneo ha inciso enormemente, anche nel lessico e nel modo di esporre, nei quali per me rappresenta un modello. Ovviamente inarrivabile, come ogni modello!

Domenico Distilo

Nella foto: il Prof. Girolamo Cotroneo.


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