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Le Confessioni di S. Agostino e
il binomio successo/speranza

Anna Circosta
Ho cercato pedissequamente di ricostruire il mio percorso da fedele cristiana, quel percorso che mi ha portato fino al sacramento della cresima, senza ottimi risultati.

Ad oggi il mondo ti porta ad avere prospettive più ampie che possono facilmente allontanarti dalla finestra che affaccia solo verso il mondo cristiano ed i suoi luoghi di culto. Non mi definisco atea ma so che servirebbe qualcosa di più per essere cristiana, la fede.

Mi sono inoltrata, da poco tempo, nella lettura dell’opera agostiniana, meravigliandomi dell’umanità e della verità che lo stesso esprime. Non posso parlare di sincerità, poiché sarei riduttiva, parlo proprio di verità, quella che Agostino ha ricercato supplicando Dio misericordioso.

Capita spesso, a noi mortali, di supplicare con veemenza gente di alto ceto sociale, amori indiscussi, amici, insomma gente che pensiamo possa colmare le esigenze del nostro Io e del nostro Sé. Lui, invece, supplicava e richiamava la Sua presenza, ogni singolo giorno, attraverso preghiere, ammissioni e invocazioni. Pregava per quel Tu che gli ha donato la vita ed ogni singola qualità, ha ammesso ogni singolo peccato per richiamare la sua attenzione, ogni singolo gioco attuato per successo, perché è quello che cerca l’homo per apparire all’interno di un contesto. Possiamo dunque definire il successo, la malattia dell’homo sapiens sapiens?

Agostino lo aveva già dedotto all’epoca, come d'altronde fece Olivier Reboul quando parlò del successo e insuccesso del pedagogista. Quando la voglia di successo scavalca la persona, che sia un tu, un io, un egli o un ella, diventa automaticamente un insuccesso perché ti priva dell’identità. Questa è forse una delle tante tenebre delle passioni di cui parla Agostino, qualcosa che oggi definiremmo una trappola mentale.

Eppure Giorgio Nardone afferma nel suo libro La paura delle decisioni, che siamo liberi di scegliere e di costruire le conseguenze delle nostre azioni. Ci troviamo così di fronte ad un bivio: scegliere il successo o la speranza del successo?

Possono sembrare strade analoghe. In realtà l’una porta a scegliere il successo convenzionato come unica via plausibile per la vita, come parametro di ogni gesto e azione; l’altra ci porta a sperare che questo succeda in via inedita, senza troppe meditazioni sugli standard sociali e senza troppe complicazioni, semplicemente attraverso la speranza che qualcosa accada, proprio come fece Sant’Agostino.

Nella foto: dipinto raffigurante Sant'Agostino.


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