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Eutanasia e biotestamento: una riflessione è necessaria
Rosaria Marrella
4.3.17 - Legge sull'eutanasia e biotestamento. Negli ultimi giorni l'argomento è diventato più martellante che mai. Soprattutto dopo l'epilogo della vita di Fabiano Antoniani, in arte "DjFabo".

Si è affidato alla morte assistita, lo scorso 27 febbraio, ad appena 39 anni, per porre fine al dolore che aveva caratterizzato la sua vita dopo l'incidente stradale che nell'estate del 2014 lo aveva relegato nel fondo di un letto, isolandolo dal mondo - ma certamente non dai suoi cari - perché rimasto paralizzato e cieco.

Oltre a pontificare e polemizzare, la Penisola si è divisa tra favorevoli e contrari. L'ipotesi di suicidio assistito tiene ancora banco e ben 6 proposte di legge redatte al riguardo, giacciono in Parlamento. Eutanasia sì o eutanasia no? Quali fattori condizionano una decisa presa di posizione? Forse la fede? O è una questione di etica? "Fabo" aveva il diritto di rompere quelle maledette catene che gli impedivano di "vivere" senza arti, senza vista e, per di più, anche afflitto dai dolori? Intanto, la sua libertà di scelta lo ha condotto in Svizzera.

Chi siamo noi per giudicare e, soprattutto, quale decisione avrebbe governato la nostra scelta e indirizzato le nostre azioni se fossimo stati al suo posto? Purtroppo, sovente, le posizioni che assumiamo sono strettamente correlate alla condizione che viviamo.

Fermo restando l'importante valore e la sacralità della vita, interroghiamoci però sulla libertà necessaria ad un gesto così determinante. Quanto accaduto non può turbare gli animi sensibili giusto il tempo di metabolizzare la notizia, ma deve continuare a fare riflettere. La frenesia quotidiana, insomma, non deve spegnere l'attenzione su un argomento così importante. Una riflessione è certamente necessaria!


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