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Nonostante tutti i compromessi del Risorgimento... sempre italiani
Michele Scozzarra
8.2.10 - Caro Domenico,
se, come tu sostieni nella risposta al mio articolo su Garibaldi, nel campo delle valutazioni storiche, la situazione determinatasi nel 1860 era di gran lunga la migliore delle soluzioni possibili e se, come diceva il Martino “di la furca passammu a lu palu…” e al palo siamo passati dalla forca e non certo dal paradiso terrestre, è anche un dato indiscutibile che il Meridione d’Italia ha pagato a caro prezzo (un prezzo che stiamo abbondantemente pagando ancora oggi!) le conseguenze della “liberazione” da un padrone, per essere consegnato ad un altro padrone ancora più arrogante del precedente. Comunque la vediamo, sempre sotto un “padrone” siamo andati a finire… Questo è, a mio avviso, un dato storico inconfutabile, anche se oggi, a distanza di 150 anni dall’Unità d’Italia, riconosco che ci sono delle valutazioni, di vario genere, a favore di questa Unità (comunque essa sia stata fatta!) che non possiamo tacere… nonostante tutto!
Non sei stato il solo che mi ha rivolto più di un appunto al mio “attacco” a Garibaldi… ne ho ricevuti tanti. Un caro amico, fine giurista e attento studioso della nostra Storia, mi ha scritto: “E’ vero che Garibaldi si poteva fare li fatti sua, e che se la contessina Raimondi non gli avesse fatto le corna, avrebbe avuto altro a cui pensare, e noi saremmo sudditi di Sua Maestà il Re delle Due Sicilie (Dio ci guardi); ma se basta essere un buon soldato per essere un eroe, lui è stato il migliore degli italiani dell’epoca moderna: ha battuto argentini, francesi, austriaci, napoletani, prussiani. Non ha battuto la Pallavicini, ma perché aveva deciso di non sparare. Pensa che figure squallide gli altri generali. Montanelli ha detto: i generali italiani vincevano di rado, ma in compenso vincevano male”.
Senza cambiare opinione su quanto ho scritto nel mio articolo su Garibaldi, proprio in questi giorni di violenti attacchi all’Unità della nostra Patria, anche se ci accorgiamo di quanta retorica certa storiografia ha caricato le figure dei nostri “Padri della Patria”, nonostante tutti i distinguo iniziali e tutte le riserve e le accuse su “come” questi Padri hanno fatto l’Italia, nonostante tutte le “grandi riserve” che, soprattutto come Meridionali, abbiamo il diritto di esprimere ed evidenziare… nonostante tutto questo, non si può non riconoscere che, anche se non ce l’hanno fatta a fare bene le cose, almeno ci hanno provato e non potevano fare diversamente.
Scriveva Indro Montanelli: “Sapevo che Vittorio Emanuele, coraggioso caporale, era stato tirato per i capelli a fare un’Italia, di cui non aveva mai imparato nemmeno la lingua… sapevo che Mazzini voleva farla in un modo del tutto diverso, cioè nel modo in cui non si sarebbe mai fatta… sapevo che Garibaldi ne aveva liberata mezza solo perché nessuno aveva pensato che potesse riuscirci… sapevo che Cavour, quando per la prima volta mise piede a Firenze, ci si sentì all’estero, come oggi dice di sentircisi il senatore Miglio. E sapevo anche che questi Padri si erano fra loro detestati, ed ognuno di loro aveva fatto quello che aveva fatto, anche per impedire che lo facesse qualcuno degli altri tre”.
Ma, continua Montanelli, di fronte ad altri Padri della nostra Patria, i Padri del Risorgimento sfigurano di certo… meno che su un punto: “Sono i primi quattro italiani, che hanno operato vestiti da italiani, e non travestiti da spagnoli, o da francesi, o da tedeschi: cioè non hanno servito nessuno, se non l’Italia quando ancora non c’era: e che ora nel momento in cui rischia di non esserci più, consentono a me di continuare a servirla, o almeno di serbarne l’illusione. Non gli chiedo scusa dei diminuitivi pensieri su di loro. Seguito a guardarli senza lenti di ingrandimento. So che l’Italia la fecero anche con molti pasticci e compromessi, voglio dire un po’ da magliari, millantando credito, imbrogliando le carte del gioco, spesso gabellando le disfatte per vittorie. Ma era l’unico modo in cui, senza gli italiani, si poteva fare l’Italia, e metterla in condizione di fare a sua volta gli italiani, riscattandoli dalla loro secolare condizione di travestiti”.
Caro Domenico, per concludere, cosa vuoi che ti dica, pur continuando a guardare questi Padri del Risorgimento, senza lenti di ingrandimento e riconoscendo che l’Italia la fecero da magliari, con pasticci e compromessi e millantando credito e imbrogliando le carte, nonostante tutto questo, non possiamo non sostenere che alcune forze politiche ostili al Meridione possono anche tentare di minare l’Unità della nostra Patria (il cosiddetto “federalismo” di cui parla la Lega è l’anticamera di questo!) ma noi, con tutte le contraddizioni e riserve espresse, e senza cambiare opinione su come hanno fatto l’Italia, i Padri del Risorgimento, anche se di modesto blasone, oggi più che mai, non possiamo non riconoscerli. Diceva Montanelli: “Saremo pure una famiglia dappoco, noi italiani, ma è sempre meglio che bastardi di famiglie altrui, come qualcuno vorrebbe, rinnegandola, farci ridiventare…”.
Nella foto: Michele Scozzarra.
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