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Brevi riflessioni sull'eutanasia
Maria Francesca Cordiani
9.3.17 - Prendo spunto dall’articolo pubblicato recentemente su questo giornale a firma della esimia direttrice Rosaria Marrella, per redigere alcune brevi riflessioni sull’eutanasia.

In vero, come Ella sottolinea, gli ultimi avvenimenti di cronaca riaccendono il dibattito politico-legislativo e religioso sul diritto alla dolce morte. Essi mettono in evidenza la necessità che il nostro Parlamento legiferi in materia. Tali vicende ci pongono davanti ad una cruda realtà, che lascia tutti noi senza parole, di fronte alla quale il dolore e la compassione per una vita così spezzata fanno da padrone.

E’ questo un tema dove si scontrano e si contrappongono principi e valori di rango costituzionale, primi fra tutti quello della persona umana, della sua dignità e della sua libertà. La Costituzione infatti, com’è noto, tutela la libertà personale come fondamentale diritto dell’individuo. Secondo taluni sostenitori dell’eutanasia tale diritto comprenderebbe anche quello di non essere curato.

I fautori della tesi contraria però sottolineano come la libertà dell’individuo non deve essere sganciata dai doveri di solidarietà sociale imposti al singolo. L’individuo perciò non va considerato singolarmente, ma nell’ambito della società in cui vive. Lo stesso art. 32 della nostra Carta Costituzionale riconoscendo la salute come interesse della collettività impone al soggetto un dovere inderogabile di curarsi, affinché possa adempiere a tali doveri.

Ed all’interno di quest’ottica che ruota il divieto di poter decidere sulla propria vita. Giungere ad una soluzione che contemperi entrambi gli aspetti non è certamente facile. Certo è che bisogna avere profondo rispetto e considerazione per le tremende scelte effettuate da malati terminali che, come il DjFabo, vanno a morire in altri Paesi Europei dove l’eutanasia è legale.

Davanti a casi così gravi sorge spontaneo interrogarsi sul vero senso della vita. Nasce la necessità di dare un giusto peso alle cose soprattutto in una società di eccessi come la nostra. Le azioni vitali quali dormire, mangiare, alzarsi, camminare ecc. non si danno più per scontate. Ma è giusto considerare in vita un soggetto che purtroppo si trova completamente paralizzato, totalmente incapace di provvedere a sé stesso e di svolgere qualsiasi azione quotidiana?

La soluzione migliore sarebbe a mio avviso quella di analizzare attentamente le diverse situazioni. Auspico che il nostro Legislatore lo faccia al più presto.


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