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All'ombra dei cipressi e dentro l'urne
Nuala Distilo
7.7.10 - Dopo aver letto gli interventi di Alfredo Distilo e Maria Grazia Simari, mi sento di dover intervenire anche io con una brevissima riflessione sul taglio dei cipressi del cimitero di Galatro.
E' forse appena il caso di rimarcare che la questione si colloca, almeno per chi segue da fuori le vicende di Galatro,
nell'ambito di un disegno, consapevole o inconsapevole, volto a distruggere (come se Galatro ne avesse ancora bisogno) piuttosto che a costruire.
Ho appreso con costernazione la notizia perchè da sempre i cipressi sono il simbolo immortale dei cimiteri e i custodi delle anime dei morti e, con orgoglio, ogni volta che vedo un cimitero monumentale ricordo che anche a Galatro ci sono i Cipressi al cimitero.
Alle riflessioni già fatte vorrei pertanto solo ricordare i primi versi dell'ode Dei Sepolcri di Foscolo, ode che tutti abbiamo letto a scuola e che ci è familiare proprio perchè prende le mosse da una situazione che tutti noi abbiamo conosciuto.
All'ombra de' cipressi e dentro l'urne
confortate di pianto è forse il sonno
della morte men duro? Ove piú il Sole
per me alla terra non fecondi questa
bella d'erbe famiglia e d'animali,
e quando vaghe di lusinghe innanzi
a me non danzeran l'ore future,
né da te, dolce amico, udrò piú il verso
e la mesta armonia che lo governa,
né piú nel cor mi parlerà lo spirto
delle vergini Muse e dell'amore,
unico spirto a mia vita raminga,
qual fia ristoro a' dí perduti un sasso
che distingua le mie dalle infinite
ossa che in terra e in mar semina morte?
Ugo Foscolo
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