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Il giorno mancante
Pasquale Cannatà
14.2.10 - Il filosofo Henri Bergson ha scritto che non esiste un metodo capace di provare l’impossibilità di un fatto: se un fatto esiste, i ragionamenti sulla sua impossibilità sono insostenibili.
Di fronte ai miracoli che avvengono anche ai nostri giorni e che sono confermati da molti testimoni, mi sembra dunque insostenibile l’atteggiamento che assumono gli atei non accettando neanche l’evidenza delle prove dei fatti: dicono che sono illusioni o falsità, oppure cose che un giorno la scienza saprà spiegare. Ma anche se nella Bibbia ci sono affermazioni o avvenimenti che solo oggi riusciamo a capire perchè la scienza è progredita nella conoscenza, il fatto che si siano verificati al momento giusto e nel posto giusto su ispirazione o comando divino contro ogni logica derivante dalle conoscenze di quel tempo ne provano l’origine miracolosa.
In questo articolo analizzeremo in che modo, quando la ragione è sostenuta da un briciolo di fede, si può chiedere e ottenere (oppure credere al fatto che si possa verificare) qualsiasi cosa, anche se questo potrebbe sembrare impossibile: Siate ragionevoli, chiedete l’impossibile! diceva un grande scrittore di cui purtroppo non ricordo il nome.
Prima di proseguire nell’analisi degli avvenimenti descritti nella Bibbia dopo che è stato raccontato della morte di Mosè, mi sembra doveroso fare un’altra premessa: bisogna ricordare che la Giustizia divina entra in azione solo dopo che la Sua Misericordia è stata più volte rifiutata dagli uomini, così che si può comprendere il perché siano avvenute le stragi dei popoli da scacciare dalla terra promessa agli ebrei, e vedremo come le modalità di queste vittorie siano tali da poterle attribuire esclusivamente ad una azione divina. Lo stesso Mosè aveva avvisato gli Israeliti che il Signore avrebbe scacciato quelle nazioni per le loro malvagità (quando la loro iniquità fosse giunta al colmo) e non per i meriti dei discendenti di Abramo (deut. 9,3), ed a causa di quelle malvagità bisognava che ogni cosa tra quelle appartenenti alla gente suddetta venisse interdetta per non contaminare il popolo ebraico: molte volte invece questi ultimi si sono mescolati con le popolazioni idolatre, assorbendone usi e costumi e meritando così che il Signore li abbandonasse temporaneamente, salvo poi accordargli la Sua protezione ogni volta che si pentivano e Lo pregavano di aiutarli.
Veniamo dunque al crollo delle mura di Gerico: certamente quegli ebrei (che dopo la morte di Mosè erano guidati da Giosuè) non erano esperti di fisica (sia statica che aerodinamica) e non conoscevano il meccanismo che può far crollare un ponte sospeso se non si tiene in dovuta considerazione il fenomeno della risonanza [che è quel principio per cui una forza periodica anche debole (detta forzante) può produrre sollecitazioni e vibrazioni notevolissime su un corpo che oscilli con la medesima frequenza della forzante, allo stesso modo in cui imprimendo al momento opportuno una piccola spinta ad un'altalena riusciamo ad aumentarne di molto l'ampiezza delle oscillazioni perché la nuova forza si somma al movimento già esistente].
La cosa più naturale per l’esercito israeliano sarebbe stata quella di tentare un assalto alla città con inevitabili gravi perdite di vite umane e magari uscendone sconfitti, ma il Signore ordina a Giosuè di far fare a tutto l’esercito una marcia al giorno intorno alle mura per sei giorni suonando le trombe: al settimo giorno avrebbero poi girato per sette volte sempre suonando le trombe ed alla fine del settimo giro avrebbero dovuto gridare tutti insieme l’urlo di guerra e poi andare all’assalto della città; era un comportamento che aveva tutte le caratteristiche per sembrare assurdo, ma in questa circostanza gli ebrei hanno fede e lo eseguono alla lettera.
Se altri eserciti prima e dopo questo fatto avessero ripetuto questa tattica nell’assedio di quella o di qualsiasi altra città in qualunque parte del mondo, certamente non sarebbero approdati a nessun risultato, ma solo Dio poteva sapere che le vibrazioni del terreno prodotte dalla marcia ripetuta di quel certo numero di soldati per sei giorni consecutivi e ribadita per sette volte al settimo giorno in aggiunta alle onde sonore delle trombe che entravano in risonanza col calpestio del terreno e con l’urlo finale che concludeva ed amplificava le precedenti onde d’urto avrebbe fatto crollare quelle mura perché avevano lo spessore, l’altezza, il peso e la consistenza tali da consentire questo risultato: la caduta delle mura ha fatto nascere negli abitanti di Gerico un grande terrore che si aggiungeva all’effetto psicologico del timore destato in precedenza dalla stranezza del comportamento di quell’esercito nei sei giorni precedenti, così che la città è stata distrutta senza conseguenze funeste per gli israeliti.
Questo fatto potremmo inserirlo tra i miracoli che avvengono per comando divino contro ogni logica ed evidenza umana, e si realizzano solo se si agisce avendo fede che ciò possa veramente succedere!
La conquista di Gerico ebbe un doppio effetto: per gli ebrei fu una ulteriore prova che il vero Dio li guidava e li proteggeva mantenendo la promessa fatta ad Abramo, e questo dava loro coraggio per proseguire nell’impresa; nelle popolazioni di quei territori si ingenerò invece la paura che gli invasori fossero pressoché invincibili.
Fu così che i cinque re che dominavano su quei territori si coalizzarono per combattere contro Giosuè ed i suoi guerrieri: era la battaglia finale per stabilire chi sarebbe rimasto nella terra di Canaan.
Allora il Signore mise lo scompiglio in mezzo a loro dinanzi ad Israele, che inflisse loro in Gàbaon una grande disfatta, li inseguì verso la salita di Bet- Coron e li battè fino ad Azeka e fino a Makkeda. Mentre essi fuggivano dinanzi ad Israele ed erano alla discesa di Bet- Coron, il Signore lanciò dal cielo su di essi come grosse pietre fino ad Azeka e molti morirono. Coloro che morirono per le pietre della grandine furono più di quanti ne uccidessero gli Israeliti con la spada. Allora, quando il Signore mise gli Amorrei nelle mani degli Israeliti, Giosuè disse al Signore sotto gli occhi di Israele:
“Sole, fèrmati in Gàbaon
e tu, luna, sulla valle di Aialon”.
Si fermò il sole
e la luna rimase immobile
finché il popolo non si vendicò dei nemici.
Non è forse scritto nel libro del Giusto: “Stette fermo il sole in mezzo al cielo e non si affrettò a calare quasi un giorno intero. Non ci fu giorno come quello, né prima né dopo, perché aveva ascoltato il Signore la voce d’un uomo, perché il Signore combatteva per Israele”?
Se fosse sopraggiunta la notte quando ancora infuriava la lotta, i cinque eserciti coalizzati avrebbero potuto riposarsi e riorganizzarsi così da poter avere il sopravvento sugli ebrei, mentre invece, continuando lo scompiglio del primo assalto la vittoria sarebbe rimasta ai discendenti di Abramo: per questo bisognava che il sole non tramontasse finchè la battaglia non fosse finita.
Fin da quando era piccolo, Giosuè aveva seguito Mosè in ogni azione di comando e di guida del suo popolo ed aveva assistito a molti degli avvenimenti miracolosi che Dio aveva compiuto per sua intercessione: aveva perciò una fede che gli derivava dall’esperienza diretta e quindi si è dimostrato molto ragionevole nel chiedere a sua volta quello che umanamente poteva sembrare impossibile!
Oggi sappiamo che è la terra che gira intorno al sole e che la rotazione del nostro pianeta intorno al suo asse ci da l’illusione del movimento della stella, ma questo non cambia la sostanza dell’avvenimento straordinario: c’è stato in quel tempo un giorno della durata doppia del normale. E’ possibile?
Allego a questo articolo una copia di tre pagine del libro di Anna Maria Cenci dove è spiegato come ciò sia stato possibile: io ve ne faccio qui una sintesi.
Quando agli inizi degli anni 60 del secolo scorso gli americani cominciarono a pensare ad un possibile viaggio dell’uomo verso la luna, impostarono dei programmi al computer per calcolare le traiettorie della luna stessa, del sole, ecc. e di vari asteroidi e meteoriti al fine di valutarne le relative forze gravitazionali e di evitare possibili impatti letali per gli astronauti: per fare questo inserirono i dati conosciuti delle lunazioni e delle eclissi di cui erano al corrente per i secoli trascorsi al fine di confrontarli con quelli calcolati per gli anni a venire per conoscere la posizione di ogni corpo celeste al momento del viaggio.
Nel fare questi calcoli a ritroso, ad un certo punto il computer si bloccò perché aveva rilevato un giorno mancante!
A sostegno della veridicità delle conclusioni cui si giungeva a seguito dei suddetti calcoli c’è una carta geografica dell’oceano pacifico fatta nel 1969 tra le Hawaj e le Filippine che mostra una vasta zona di sprofondamento che potrebbe essere stata causata dalla caduta di un asteroide: questo impatto spiegherebbe anche l’enorme deposito di sabbia presente sulle coste della California che potrebbe essere stata trasportata dalle colossali onde di marea generate dall’urto, mentre a causa della suddetta collisione la rotazione della terra veniva rallentata per poi ritornare alla normale velocità a causa dell’attrito con il fuso interno liquido che continuava a ruotare con velocità immutata.
Questo secondo avvenimento va invece inserito tra i miracoli che si verificano per ispirazione divina (Giosuè non poteva sapere che dall’altra parte del mondo stava accadendo qualcosa che si sarebbe rivelata utile alla sua causa!), e quindi perché si ha una fede cieca nella potenza di Dio che opera anche facendo si che succedano al momento opportuno fenomeni naturali che provochino gli effetti da Lui voluti: la scienza moderna ci spiega quasi tutto, ma non ci spiegherà mai perché un semplice uomo può chiedere al sole di fermarsi, o una piccola, gracile e povera donna può fondare centinaia di istituzioni benefiche e provvedere a tutte le loro necessità.
Riporto a questo proposito uno stralcio del mio intervento del giugno/09.
“Madre Teresa di Calcutta non si preoccupava mai di come avrebbe potuto provvedere a tutte le necessità delle istituzioni che aveva fondato: lavorava nella vigna del Signore e Lui avrebbe provveduto a tutto; prima di iniziare la giornata di lavoro e poi anche la sera a conclusione delle sue fatiche, pregava insieme alle sue sorelle e immancabilmente arrivavano da ogni parte del mondo ed in ognuna delle sue fondazioni le Provvidenze necessarie (che continuano a non mancare ancora oggi con le offerte di molti benefattori).”
Solo la fede ci aiuta a credere, ma, come abbiamo visto, anche la ragione e la scienza possono dare una mano a chi non vuole chiudere gli occhi, la mente ed il cuore all’evidenza di certi fatti.
Preghiamo lo Spirito del Signore affinchè ci guidi in ogni istante della nostra vita, facendoci crescere in amore e sapienza.
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