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Prima nazionale a Palmi per "Cilea mon amour": intervista a Gianni Barone
Massimo Distilo
5.7.10
Gianni Barone arriva puntuale all'appuntamento. Si nota subito che questo giovane produttore ed ideatore musicale che divide la sua vita fra Milano e la Calabria è abituato a lavorare con nerbo e ritmo e, mentre parla appassionatamente, brilla già nei suoi occhi l'immagine di ciò che vuole realizzare.
Beviamo qualcosa e ci sediamo in giardino, fruendo dell'ombra di un albero di noci. E' qui che accendiamo il recorder e lui comincia a parlare...
...sono Gianni Barone. Una persona normale con la passione per le cose belle, in particolare per la musica, per l’arte, per la letteratura in genere. Poi, professionalmente, sono un imprenditore che lavora nel settore cultura, in particolare
nell’editoria e nelle produzioni musicali.
Tra pochi giorni, Domenica 18 luglio, ci sarà questa rappresentazione relativa al progetto Cilea mon amour a Palmi. Cosa ti aspetti veramente dal progetto Cilea mon amour in generale, al di là della singola rappresentazione che ci sarà a breve?
Cilea mon amour è il primo progetto della Nau Records, una etichetta musicale che inizierà a vivere proprio attraverso il disco che abbiamo registrato il 9 e 10 maggio dello scorso anno e la cui uscita è prevista per il prossimo dicembre. Questo perché ho scelto di non pubblicare il classico disco, ma di distinguere l’etichetta anche in questo.
Il progetto in sé, Cilea mon amour, è innanzi tutto un atto d’amore nei confronti di Palmi, e di mio padre che era originario di quel luogo e, di conseguenza, verso la nostra terra. E’ un progetto che ha un carattere internazionale, in cui ho deciso di coinvolgere Nicola Sergio, un pianista anch’esso calabrese ma operante da più anni a Parigi, perché volevo segnare ulteriormente il progetto con un’identità fortissima. Da lì siamo passati alla scelta di un ensemble internazionale guidato da Nicola che ha magistralmente arrangiato le musiche di Cilea. E’ nato così questo progetto che non è semplicemente musicale, ma uno spettacolo molto complesso che tende a lavorare sulla musica, sull’arte. L’esibizione musicale sarà infatti accompagnata da una installazione di videoarte realizzata da Gian Luca Beccari, uno dei più importanti videoartisti in ambito italiano e internazionale. L’inaugurazione sarà il 18 a Palmi, successivamente lo distribuiremo sul territorio nazionale ed in particolare nel circuito teatrale.
Quali sono le difficoltà che si incontrano in questo specifico frangente nel fare il tuo mestiere, cioè l’ideatore e il produttore di progetti musicali? Volendo, puoi soffermarti sull’aspetto di quando ti trovi ad operare dalle nostre parti.
La produzione ha diverse aree di coinvolgimento che sono necessarie dal punto di vista operativo. La parola stessa “produzione” implica il denaro. Non è quindi un fatto culturale fine a se stesso, anche se noi come Nau Records lavoriamo molto sui principi, sulla morale, sull’etica e sul rispetto dell’ambiente. Cerchiamo di realizzare i nostri prodotti ad impatto zero, pensando anche alle emissioni di CO2 che rilasceremo nell’atmosfera.
Una produzione è molto complessa perché ha in prima istanza un carattere creativo, poi segue la parte organizzativa dove metti insieme le energie e gli elementi necessari per la realizzazione del progetto-prodotto. Infine vi è la fase di realizzazione.
Operare dalle nostre parti è più o meno in linea con l’operare in qualsiasi parte d’Italia o del mondo. La difficoltà che spesso qui si ha in più è data da una burocrazia a volte un po’ più lenta rispetto ad altri luoghi e la difficoltà di trovare dei partner o sponsor con cui poter collaborare attraverso attività di “fund raising”, che nei fatti oggi è una delle discipline più adoperate per la realizzazione degli eventi in genere. Avendo la Calabria un’economia debole e una classe imprenditoriale molto limitata si riscontrano dei limiti oggettivi nel creare un sistema e una “macchina-lavoro” ben strutturata. Invece in un luogo come la Lombardia accade che circa il 70% di un evento venga sostenuto da sponsorizzazioni private e solo per il 30% da enti pubblici, che di frequente partecipano e sostengono il tutto anche semplicemente prestando il luogo dove l’evento si svolgerà o garantendo la gratuità delle affissioni. Inoltre devo confessare che ho riscontrato poca professionalità da parte di quelli che si definiscono operatori del settore, come quello grafico e pubblicitario in genere.
Questa realtà che stimola così poco, che manifesta i segni di una situazione economica più debole rispetto ad altre aree, ha degli aspetti che alla fine possono considerarsi positivi, paradossalmente?
Sono molto realista e credo di no. La cultura è presente, si evolve, cresce dove ci sono i soldi ed investimenti adeguati. I teatri funzionano poco, i cinema sono chiusi o chiudono, le gallerie d’arte non esistono, i musei non hanno programmazione, le collezioni private sono una chimera. Io non sono ipocrita e dico le cose così come stanno. Poi si trovano persone assolutamente eccezionali come in qualsiasi altra parte d’Italia. I calabresi non sono meno e non sono più degli altri. Ritengo che il vero limite della nostra Calabria sia rappresentato dalla sua classe politica.
Qual è il tuo rapporto con la musica, con i suoi vari generi? Come si è evoluto questo rapporto?
Non sono un musicista, per quanto abbia studiato fisarmonica e per un po’ solfeggio. Non sono neanche un melomane o un grande esperto di musica. Sono un appassionato di musica jazz, il genere che prediligo, mentre ascolto poco il pop e il rock. Visto il lavoro che svolgo tendo a guardare la musica anche da un punto di vista imprenditoriale, un aspetto che mi diverte tantissimo.
Sottolineo però che le mie produzioni musicali non sono prettamente musicali, vanno oltre quest’aspetto. La musica nei miei progetti si inserisce in una visione molto più ampia, la mia finalità non è semplicemente produrre un disco.
Da uomo che ha in parte vissuto a Palmi, ci puoi parlare del tuo rapporto con la figura di Cilea nel corso della tua vita?
In realtà a Palmi ho vissuto pochissimo. Mio padre era di Palmi, io sono nato a Reggio Calabria e ho vissuto a Cosoleto, un piccolo centro del versante tirrenico meridionale dell’Aspromonte che si affaccia sulla piana di Gioia Tauro. Ho frequentato Palmi assiduamente per ovvie ragioni, ho studiato anche al Liceo Classico locale, con la morte di mio padre mi sono allontanato. Il rapporto con Cilea nasce durante la mia adolescenza. Ho impressa nella mente l’immagine di mio padre che da piccolo mi raccontava sempre di questo suo illustre concittadino, essendo un appassionato di opera lirica mi parlava spesso delle opere del maestro Cilea. Un’altra immagine presente nella mia mente è una foto che ritrae Cilea mentre cammina, durante una delle sue rare visite a Palmi, letteralmente circondato da estimatori. Il prof. Ferraro, che è uno dei massimi biografi di Cilea, mi raccontava lo scorso anno che quando il maestro arrivava iniziavano a gridare: “Nc’è Cilea, nc’è Cilea” e tutta la gente accorreva per vederlo. Un figura quasi mitica, perché è uno dei grandi personaggi della nostra cultura, della nostra area di provenienza. E’ un nome che mi accompagna da sempre. Io ho vissuto dodici anni a Reggio Calabria: il Teatro “Cilea”, il Conservatorio “Cilea”, ricordo quando l’intercity su cui salivo per recarmi a Roma portava il nome “Francesco Cilea”, non ricordo quale mio vecchio collega universitario abitava in via Francesco Cilea.
Poi, un giorno, un mio carissimo amico che si chiama Antonio Ruoppolo, grande esperto di musica, mi donò un CD, un’anteprima del primo lavoro discografico di Nicola Sergio (poi pubblicato dalla Challenge Records), io ascoltai questo straordinario musicista e lo contattai immediatamente perché avevo in mente questo progetto dedicato al grande maestro che è stato ed è bistrattato, anche da noi. Stiamo lì sempre a parlare di Francesco Cilea, ma in realtà non facciamo nulla per far avanzare la sua posizione all’interno della storia della musica. Ti dirò una cosa. L’anno scorso mi mandarono un invito: sui Navigli, a Milano, fecero una serie di serate dedicate alla musica da camera, pianoforte e soprano. C’erano diverse arie relative anche a piccole composizioni da camera fra le quali anche una di Francesco Cilea. Tra le varie biografie di questi grandi maestri che erano rappresentati, vado a leggere quella di Cilea e c’erano tre righe appena. Non parlava affatto della sua vita, vi era una frase che noi abbiamo riproposto nel sito del progetto “Cilea mon amour”, una sua dichiarazione, la cosa mi lasciò un po’ di amaro in bocca perché mi ha fatto pensare che questo maestro, per quanto rispettato, in realtà è poco conosciuto.
Non è inserito all’interno dei grandi circuiti dei media.
Le istituzioni calabresi dovrebbero fare questo, piuttosto che acquistare delle opere provenienti da fuori. I teatri calabresi dovrebbero produrre le opere liriche di Cilea e distribuirle in ambito internazionale oltre che nazionale. Questo è un problema che mi sta molto a cuore perché la produzione culturale della Calabria è veramente insignificante quando dovrebbe essere all’altezza della sua storia.
Passiamo adesso al pianista a cui ti sei affidato per questo progetto, che poi è Nicola Sergio. Cosa mi dici di lui, e soprattutto della sua musica e del lavoro da lui fatto sulle arie di Cilea in particolare.
Se ho scelto Nicola Sergio è perché penso sia un musicista straordinario. Aggiungerei anche geniale, perché scrive con un linguaggio personale. Puoi trovare dei grandi esecutori, ma un grande musicista se non sa scrivere secondo me non è completo. Poi Nicola ha un animo romantico, riesce con la sua musica a comunicare delle emozioni e delle sensazioni uniche. Non sto qui a discutere di tempi, di logiche di composizione, non entro in tecnicismi che sinceramente mi interessano poco. Sono delle considerazioni che lascio ai critici musicali, ipotizzando che ne capiscano realmente qualcosa. Quello che mi interessa è l’emozione che lui riesce a suscitare. Questa è la parte relativa alla sua musica, alla sua anima che più mi interessa come produttore di musica e quindi di emozioni. Ma c’è un altro aspetto di Nicola Sergio: è una persona non solo competente, ma anche altamente professionale. Io discuto spesso con lui, fisso degli obiettivi, ci confrontiamo su alcune cose e sto tranquillo, so che lui non darà (da uno a dieci) dieci, ma dodici. Lo rispetto tantissimo perché ha lottato, e sta lottando, per arrivare ai risultati cui è giunto.
Vorrei ricordare che questo giovane pianista italiano che vive da due anni a Parigi è riuscito a ritagliarsi uno spazio a livello discografico molto importante. Oggi i musicisti, anche bravi, pagano per farsi produrre le proprie opere musicali o semplicemente per pubblicarle. Nicola Sergio è stato pubblicato qualche mese fa dalla Challenge Records che è una delle etichette indipendenti più importanti del panorama jazz e classica a livello europeo. Ed ha un contratto in esclusiva con la stessa. Noi ci pregiamo di operare con Nicola anche perché siamo arrivati prima della Challenge, siamo stati molto bravi nel trovarlo e identificarlo. Inoltre questa casa di produzione ha anche visto l’alto profilo e l’elevata qualità del progetto Cilea mon amour e non ha avuto problemi a concedere nel contratto questo tipo di libertà a Nicola. Poi, come spesso succede in queste cose, nasce anche un’amicizia personale che viene alimentata dal lavoro, dal calore umano, dalla simpatia, è una persona che a me piace moltissimo. Abbiamo qualche volta anche dei contrasti, per fortuna, per conoscersi meglio e per andare oltre, è un musicista con cui non avrei problemi a produrre altri dieci dischi.
Qual è la cosa del progetto Cilea mon amour che ti soddisfa di più, che ti rende più orgoglioso di aver deciso di realizzarlo.
E’ il progetto in sé, nel senso che dal nulla siamo riusciti a mettere su una produzione internazionale molto importante. Il successo della produzione è un successo collettivo, che va condiviso con Nicola, con gli altri musicisti che hanno lavorato al progetto, con Michael Rosen, un sassofonista americano col quale sono entrato in contatto grazie a Nicola e con cui è nata un’amicizia sincera. Michael ha un animo e un cuore enormi. Il progetto Cilea mon amour l’ho condiviso anche con Paola Recagni che lavora e co-produce con me tutti i progetti siano essi editoriali o musicali; l’ho condiviso con Antonio Ruoppolo che inizialmente mi ha fatto conoscere Nicola Sergio e poi con tutto il mio team di lavoro, una decina di persone che si occupano di varie cose, dall’ufficio stampa, all’organizzazione, al fund raising. Io sono orgoglioso perché abbiamo creato una squadra davvero straordinaria partendo dal nulla.
Abbiamo dato vita a un progetto che nelle nostre intenzioni deve avere vita lunga. Non mi riferisco solo a Cilea, ma alla Nau Records.
Cilea mon amour il 18 luglio sarà presentato a Palmi e noi siamo felici di questo, penso fosse giusto che Palmi accogliesse questo evento interamente dedicato ad un suo illustre figlio. La collaborazione con gli assessori Nunzio Lacquaniti e Francesco Trentinella è stata totale, basata sul rispetto dei ruoli e nella condivisione delle finalità dell’iniziativa.
Malgrado la nostra etichetta non abbia una vera presenza ed un peso sul mercato, siamo orgogliosi dell’attenzione internazionale e degli attestati di stima ricevuti.
Sono orgoglioso perché un signore che si chiama Gian Luca Beccari, uno dei più importanti videoartisti a livello europeo, è stato felicissimo di lavorare con noi a questo progetto.
Tornando alla serata del 18 luglio a Palmi, come valuti l’inserimento della soprano Stefania Campicelli all’interno del programma della serata. Pensi che sarà perseguita una sorta di integrazione fra la voce impostata di tipo classico della cantante e il quintetto jazz? Che tipo di integrazione eventualmente sarà cercata?
Ne abbiamo discusso con Nicola, però non svelerò nulla, la vedrete durante il concerto. L’innesto della voce soprano l’ho voluto non solo perché Stefania Campicelli è una giovane artista molto valida, ma anche per un discorso legato alla logica della Nau Records che persegue finalità diverse da quelle tipiche degli spettacoli jazz. Cilea mon amour non è solamente un concerto jazz, è molto di più: è jazz, è musica lirica, è videoarte, è un progetto, come ho già detto, pluridisciplinare. Poi ci sembrava doveroso omaggiare ulteriormente il maestro cantando dei suoi brani. Sarà eseguito il Vocalizzo n. 3 tratto dai Tre Vocalizzi, l’aria O mia cuna fiorita tratta dalla Gloria e Nel ridestarmi una delle poesie di Felice Soffré che Cilea ha musicato.
Stefania e Nicola, cui ho dato ampia libertà, hanno scelto con molta competenza, sposando pienamente i miei gusti ed anche il progetto culturale. Vorrei ricordare che il poeta Felice Soffré è originario di Scido dove spesso Cilea si recò a fargli visita, è un poeta importantissimo anche se dimenticato, anche Pascoli lo notò e lo promosse. Questo per ricordare che noi siamo persone normali come gli altri. Nella nostra ordinarietà ritroviamo la nostra straordinarietà. Spesso i nostri politici dimenticano tutto ciò. Noi ci curiamo della storia degli altri, le istituzioni calabresi acquistano e distribuiscono produzioni che arrivano da fuori e che spesso sono mediocri, la Provincia di Reggio Calabria non è presente come ente patrocinante in quanto l’assessore Santo Gioffrè non ha reputato utile il progetto anche se poi distribuisce sul territorio provinciale gruppi cubani e affini. I calabresi hanno perso la loro memoria storica e questo è il nostro punto di debolezza maggiore.
Ci dici qualcosa degli altri musicisti del quintetto che sarà di scena a Palmi, ovvero del batterista David Georgelet, del contrabbassista Arnault Cuisinier e della flautista Yuriko Kimura.
Sono professionisti di primo livello. David ha lavorato spesso in Italia negli ultimi anni perché collabora con molti musicisti italiani, specialmente giovani come Gianluca Petrella.
Arnault oltre ad essere un grande del contrabbasso è anche un poeta, il suo quartetto è composto da grandi nomi del jazz francese come il pianista Guillaume de Chassy. Infine Yuriko è la più giovane professionalmente ma ha un grande timbro, la voce del suo flauto è impressionante, come Nau Records la stiamo osservando da vicino e con molto interesse.
Che ci dici della regia di Gian Luca Beccari e della scenografia di Aldo Zucco?
Inizio da Aldo Zucco che è uno dei più importanti scenografi - uso un’espressione che non mi piace per niente - “del Sud Italia”. Dico questo perché voglio sottolineare la sua provenienza, Aldo è originario di Taurianova. Insegna all’Accademia di Catania, vive a Reggio Calabria e opera a livello nazionale. Ha fatto delle scenografie per la Rai, per Sky, per il Teatro Rendano, ha lavorato con grandi registi. Stiamo parlando di uno dei professionisti più competenti operanti oggi in Calabria.
Ad Aldo mi lega un grande rapporto di amicizia e di stima ancora più grande. E’ una persona con cui lavoro da anni e che mi è stata sempre vicina sia a livello professionale che personale, anche in momenti di difficoltà lavorativa. Ha una competenza elevatissima ed è capace di lavorare con materiali veramente poveri, con un minimalismo straordinario, con una capacità interpretativa e una personalità secondo me unica dal punto di vista scenografico.
Gian Luca Beccari è un Picasso del video. E’ uno dei professionisti più competenti che l’Italia ha in questo momento per quanto riguarda le produzioni video. Ha un’esperienza in campo teatrale davvero notevole. Insieme a Studio Azzurro, Gian Luca Beccari è probabilmente il massimo interprete in Italia in questo settore e siamo onoratissimi che abbia abbracciato l’intero progetto e realizzato la drammaturgia video, nonché curato la regia dello spettacolo.
Ti faccio ora una domanda di carattere “socio-musicale”. Secondo te esistono oggi dei centri fisici – intendo le grandi città del Nord o dell’estero - che conferiscono già di per sé un valore a un’idea musicale che si vuole realizzare o il valore sta nell’idea in sé, al di là della sua collocazione fisica? Intendo dire: i tuoi progetti di produttore hanno un loro valore oggettivo ma, a tuo avviso, perché molti cercano un “imprimatur” esterno dei grandi media lontani - imprimatur che spesso si rivela effimero - e credono poco in se stessi?
E’ una domanda molto interessante. Dal mio punto di vista ci sono diversi livelli di lettura. Oggi le città hanno esigenze molto particolari legate anche al turismo. Ci sono tre elementi che riescono a muovere le grandi masse: la politica (anche se in Italia si è un po’ perso questo, ma se pensiamo ad un’elezione governativa abbiamo trenta milioni di italiani che vanno a votare); c’è poi la religione, l’unica in grado di riempire delle piazze o di fare delle stragi, delle guerre; e infine la musica. Questi elementi sono gli unici che riescono a spostare grandi masse di persone.
Fra i tuoi elementi non pensi che possa essere inserito anche lo sport, per lo meno alcuni sport?
E’ vero, anche lo sport è di massa. Sia la formula uno che il calcio riescono a muovere grandi masse. Decisamente possiamo inserire anche lo sport fra questi elementi.
Dicevo, le città hanno necessità di competere fra di loro. Spesso non capiamo in Calabria, o nel Sud in genere, che se io spendo i miei quattrini nel negozio sotto casa, i soldi che girano sono sempre quelli. Il prodotto interno della nostra città, della nostra regione, non cresce se non arrivano soldi da fuori, e per fare questo spesso le città realizzano grandi eventi. Vorrei fare un esempio banalissimo ma concreto. Bilbao, in Spagna, quindici anni fa era un città oramai decadente dal punto di vista industriale, con una disoccupazione altissima. Ad un certo punto il governo autonomo basco decise di investire su un museo che era il Guggenheim di Bilbao. Questo museo portò il primo anno un milione e duecentomila visitatori. In città cambiò tutto. Le grandi compagnie aeree internazionali si adeguarono all’offerta cambiando le rotte in modo da far incastrare le coincidenze.
Se ci pensi, oggi i grandi musei sono realizzati dai grandi architetti famosi, i cosiddetti archistar, perché il contenitore esterno contribuisce per il 50% (insieme all’altro 50% che è il contenuto) al successo dell’operazione. La stessa cosa succede con i prodotti che noi realizziamo. Ipotizziamo che Cilea mon amour abbia un successo nazionale e internazionale, noi indirettamente facciamo marketing territoriale per la città di Palmi e per la regione Calabria a costo zero. Se pensi che questo progetto è stato pensato da teste calabresi, ha come soggetto un grande maestro della lirica italiana che è calabrese, ha come interprete, ideatore, arrangiatore delle musiche un giovane musicista calabrese. Indirettamente noi possiamo produrre dei benefici enormi per l’immagine della Calabria e della città di Palmi.
Un evento lo si programma non solo per creare delle opportunità di crescita socio-culturale ma principalmente per produrre dei ritorni economici. Purtroppo in Calabria questa opportunità strategica non ha ancora attecchito completamente. Prevale il provincialismo che tende a dare peso e importanza solo a soggetti e operazioni esterne, con prodotti culturali che spesso e volentieri deludono per la loro mediocrità. Non è raro che un comune conceda un patrocinio per un evento di basso profilo senza rendersi conto che il patrocinio è un elemento importante di promozione territoriale.
Cilea mon amour ha ottenuto il patrocinio dell’Ambasciata di Francia in Italia, per ottenerlo abbiamo preparato una scheda contenente le motivazioni, non è stato un processo facile. Lo stesso abbiamo fatto con tutti gli altri attori istituzionali cui abbiamo chiesto il patrocinio: la Presidenza del Consiglio della Regione Calabria, i comuni di Varazze, di Bagnara Calabra e di Scido nonché il Conservatorio “Francesco Cilea” di Reggio Calabria e il Conservatorio “Vincenzo Bellini” di Palermo.
A cosa sta pensando Gianni Barone dopo Cilea mon amour?
Stiamo lavorando su tre progetti diversi. Quando produci qualcosa ti guardi in giro, valuti delle proposte, fai delle proposte, cerchi di capire quali di queste sono concretizzabili.
Uno avrà come leader Michael Rosen, il sassofonista americano che oramai fa parte della nostra famiglia. Un altro progetto vedrà impegnato un pianista trentino che si chiama Stefano Raffaelli, anche lui eccezionale, ottimo compositore che lavora principalmente con l’elettronica. Infine Stefano Scarfone, un chitarrista straordinario, con una forte personalità, grande compositore come gli altri due, romano ma figlio della nostra terra.
Come vedi abbiamo un’agenda pienissima. Ti dico la verità, è un lavoro che mi emoziona tantissimo. La cosa straordinaria è il rapporto umano che riesci a creare e l’emozione che hai prima ancora di realizzare il prodotto. E’ quello il momento che mi affascina di più. In realtà dopo che tutto è realizzato non fai altro che constatare il lavoro svolto. Nel caso di Cilea mon amour essendo una prima nazionale, c’è molta attesa, la tensione è alta perché siamo presi dal punto di vista organizzativo.
L’obiettivo è ora riuscire a chiudere un tour per il prossimo anno con Nicola Sergio come protagonista in giro per l’Italia in importanti teatri. Successivamente riuscire a portare Cilea mon amour in Francia, Germania, Olanda, Giappone e, perché no, Stati Uniti.
Nelle immagini: in alto e in basso grafica per la presentazione del progetto Cilea mon amour; al centro il pianista Nicola Sergio (foto by Antonio Belvedere).
Prima nazionale, Domenica 18 Luglio 2010, ore 22.00
Teatro all'aperto, località Motta, Palmi
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