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Ritorno delle Terme al Comune:
un po' di chiarezza non guasterebbe


7.3.17 - Sul ritorno delle Terme al Comune lo stallo perdura, anche se a sentire gli amministratori lo sblocco sarebbe imminente. Sblocco che non potrebbe derivare da altro che da un provvedimento dell’autorità giudiziaria che ordini all’attuale gestore lo sgombero.

Non pare, però, che l’autorità giudiziaria sia sul punto di pronunciarsi in tal senso. Per una semplicissima ragione: non è stata adita. Cioè il Comune non ha chiesto a nessun giudice competente di pronunciarsi sulla causa. Che non esiste perché non è stata intentata. E non lo è stata perché l’amministrazione comunale sa bene che per intentarla con probabilità di successo è necessario che sia sufficientemente chiaro, definito e favorevolmente conformato il quadro normativo e giuridico che giustifica l’attore nelle sue pretese.

Sotto questi rispetti la situazione è tutt’altro che propizia o, per meglio dire, non lo è nei termini, nelle condizioni e nelle modalità che l’amministrazione desidererebbe. L’amministrazione desidererebbe, infatti, il cosiddetto affidamento in house, cioè a una società all’uopo costituita dalla stessa amministrazione e da soci da lei scelti. (Per inciso: una forma, sia pure impropria, di affidamento in house sarebbe la fondazione di partecipazione, a quanto pare accantonata). E qua siamo al punto: la scelta politica dell’amministrazione comunale si scontra con le norme esistenti e con una giurisprudenza consolidata, nella quale spiccano alcune sentenze dell’ANAC (Autorità nazionale anti corruzione). Con ogni evidenza si tratta di una strada impercorribile!

Per cui se si vogliono togliere le terme dallo stallo non resta che l’indizione di una “gara di evidenza pubblica”, cioè tra soggetti imprenditoriali interessati alle terme di Galatro e in possesso dei requisiti fissati da un apposito bando.

Qui però, si direbbe, casca l’asino. L’unica, o quasi, soluzione giuridicamente possibile è in evidente conflitto con la volontà politica dell’amministrazione, volontà che essa non vuole cambiare per l’arguibile ragione che si ritroverebbe, cambiandola, a dover lasciar indietro le aspettative nutrite durante e dopo la campagna elettorale. La questione se l’attuale gestore va o resta è dunque del tutto secondaria.

E’ fuori discussione che il pallino è in mano all’Amministrazione, così come il destino delle terme. Amministrazione che, per motivi “misteriosi” tarda a fare ciò che potrebbe (e dovrebbe).


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