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"Galatri Baro": il vecchio stemma del vescovo di Mileto
15.1.12 - Fino ad anni non lontani il vescovo di Mileto, nella cui diocesi fino al 1979 il territorio di Galatro ricadeva, si fregiava del titolo di Galatri Baro, termine latino che significa Barone di Galatro. Il paese, o almeno una parte di esso, si trovava infatti sotto la diretta giurisdizione del vescovo.
Anche dopo l'affrancamento dalle ultime vestigia della feudalità e l'avvento della Repubblica, con la conseguente scomparsa dei titoli nobiliari, validi solo come semplici predicati del nome, il vescovo di Mileto ha continuato per un certo periodo a fregiarsi, in particolare nella carta intestata usata per le sue comunicazioni cartacee, di uno stemma diocesano nel quale continuava ad essere apposta la dicitura "Galatri Baro" (Barone di Galatro).
La cosa ha un significato prevalentemente storico e pone in evidenza la rilevanza di carattere religioso che il territorio di Galatro fino ad un certo momento possedeva. Rilevanti anche le confraternite nel territorio del paese. Esse sono presenti nell'elenco delle Confraternite laicali ed ecclesiastiche della diocesi di Mileto prima dello smembramento della stessa, avvenuto nel 1979 col passaggio di vasti territori, fra cui Galatro, alla diocesi di Oppido-Palmi. Tali confraternite erano riconosciute dal Governo, dopo il Concordato del 1929, come "aventi scopo esclusivo o prevalente di culto" e quindi passate alle dipendenze dell'Autorità Ecclesiastica per quanto riguarda il funzionamento e l'amministrazione.
Negli elenchi dell'archivio della diocesi risultavano presenti a Galatro le seguenti confraternite:
SS. Nome di Gesù , che aveva come divisa dei sacchi verdi ed era stata visitata nel 1586 da Mons. Del Tufo, vescovo di Mileto. Tale confraternita però non esisteva più nel 1929.
SS. Sacramento - S. Maria della Valle che era stata fondata il 1° Dicembre 1626, aveva ottenuto il Regio Assenso il 18 gennaio 1778 e l'Approvazione ecclesiastica di Mons. E. Minutolo il 26 Settembre 1798. Il riconoscimento governativo era avvenuto col decreto reale del 27 Giugno 1935. Contava, fra gli anni 1930-43, 60 confratelli e 21 consorelle.
SS. Rosario che era stata fondata nel 1774. Non esisteva più nel 1929.
Maria della Montagna che aveva ottenuto il Regio Assenso l'11 Settembre 1868 e il riconoscimento governativo il 27 Giugno 1935. Contava, fra gli anni 1930-43, 61 confratelli e 52 consorelle.
Ecco il testo parziale di una lettera del vescovo Mons. Antonio Maria De Lorenzo (Reggio Cal. 1835-Roma 1903) nella quale compare il famoso stemma con la dicitura "Galatri Baro". Lo stemma è quello originale mentre la lettera, che risale al periodo di vescovato di De Lorenzo (1889-99), per comodità dei lettori è stata riportata in caratteri di stampa moderni. Nella lettera, indirizzata ai Vicarii e Delegati Foranei della Diocesi di Mileto, il vescovo lamenta il "nefasto spirito terreno" che frustra il pio scopo delle Confraternite.
ANTONIO M.A DE LORENZO
PER GRAZIA DI DIO E DELLA SANTA SEDE APOSTOLICA
VESCOVO DELLA DIOCESI DI MILETO
ALLA STESSA S. SEDE IMMEDIATAMENTE SOGGETTA
BARONE DI GALATRO ECC.
Ai MM. RR. Sigg. Vicarii e Delegati Foranei della Diocesi di Mileto.
NOTIFICAZIONE PER LE CONFRATERNITE
Lo Spirito di Religione e di Carità che ravvivò un tempo i Sodalizii, eretti all'ombra della Chiesa di Gesù Cristo, si vede oggi pur troppo dileguare, e sottentrare in suo luogo uno spirito tutto terreno, fonte nefasta di gare, che frustrano il pio scopo delle Confraternite, e ledono la mutua carità che dovrebbe animare i Congregati. - Dalle frequenti relazioni locali, dalle contese portate in Curia, dalle Nostre personali ispezioni durante la S. Visita, abbiamo potuto ben riconoscere l'allargarsi di tanta piaga, e l'urgente bisogno di efficaci rimedii. È perciò che oggi, fidenti nel divino
favore, alziamo la voce per richiamare al primitivo spirito queste pie istituzioni, ed impartire, sotto il duplice aspetto della disciplina e del culto, qualche provvedimento che, mentre tuteli il buono spirito di pietà, l'ordine e la pace tra i confratelli, torni per riflesso di edificazione a tutti i fedeli.
Pertanto, in ordine alla Disciplina, prescriviamo, in virtù della Nostra Ordinaria autorità, quanto segue:
A) Poiché è scritto nei Libri Divini che la Santa Milizia di Dio non abbia a dissiparsi in cure terrene, e poiché Milizia del Signore a ragione possono anche chiamarsi le Confraternite, in quanto tali, destinate cioè alla coltura spirituale de' Congregati, all'incremento del culto, al lustro del buon esempio pei conterranei, - sarà buona regola di disciplina:
(1°) Che tali Sodalizii non diventino campo di fazioni comunali, e che nessuno abusi della sacra associazione in servizio de' partiti, che sventuratamente scindono fra noi fino le più umili borgate; dove per ordinario non è lotta di principii, ma di private ambizioni ed interessi. Ogni piccolo fermento, che si frammischia tra i Confratelli, finisce tosto o tardi col corrompere la massa intera, spezza il freno della regola, distrugge l'armonia, disgrega i vincoli di quella santa unione, che scaturisce dal mutuo amore.
Su tale riguardo richiamiamo pertanto l'oculata attività dei Direttori Spirituali dei Sodalizii, perché ne spieghino la capitale importanza, e, invocando al bisogno i lumi e l'autorità de' Curati e de' Vicari foranei, rendano docili i Confratelli al Nostro paterno ammonimento.
B) Un altro sconcio gravissimo di disciplina riflette le annuali elezioni degli Ufficiali, ed il conteggio, che (secondo gli statuti delle singole corporazioni) annualmente in una od in altra forma [...]
(Fonti bibliografiche: Imperio Assisi, Storia religiosa della Calabria, 2 voll., 1°, Pellegrini, Cosenza, 1992)
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