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"Eugenio Scalfari e il suo tempo": il nuovo libro di Angelo Cannatà
Domenico Distilo
10.2.10 - Pubblichiamo in anteprima assoluta – si tratta di un omaggio dell’autore a Galatro, suo paese natale - la copertina del prossimo libro di Angelo Cannatà, Eugenio Scalfari e il suo tempo, che sarà in libreria il 28 febbraio con i tipi dell’editore Mimesis di Milano. Riportiamo, inoltre, il testo di una conversazione di Domenico Distilo con l’autore.


Allora, Angelo, questo tuo libro su Scalfari è finalmente giunto in porto?
Sì, dopo tre anni di lavoro il testo sta per approdare in libreria. Uscirà il 28 febbraio su tutto il territorio nazionale, pubblicato da Mimesis.

La Mimesis pubblica soprattutto testi di filosofia. Ho visto nel catalogo Emanuele Severino, Umberto Curi, Sergio Moravia - per fare alcuni nomi importanti - e un’infinità di docenti universitari. La scelta di questa casa editrice ha qualcosa a che fare con il taglio del tuo libro?
In un certo senso è così. Discuto innanzitutto l’etica e la filosofia politica di Scalfari e il suo rapporto con la metafisica. Tratto anche altri temi, certo, ma questi sono dominanti.

Vuoi dirci qualcosa del tuo lavoro. Mi sembra di capire che parli poco di Scalfari fondatore di “Repubblica”.
Non tratto per niente questo argomento: fa parte del progetto di un secondo volume, un percorso che va dagli anni del “Mondo” (la mitica rivista di Pannunzio), fino alla fondazione dell’ “Espresso” e, a partire dal 1976, di “Repubblica”. Nel primo volume mi soffermo soprattutto su questioni politiche e filosofiche.

Quali?
Discuto e commento - attraverso un’analisi dei testi - la visione scalfariana dello Stato, la difesa della Costituzione repubblicana; le riflessioni sull’arte e la religione; le sue teorie sul fondamento della morale. C’è naturalmente anche uno spazio dedicato ai giudizi della critica. Sui libri del fondatore di “Repubblica” si sono pronunciati autori importanti come Claudio Magris, Gianni Vattimo, Umberto Galimberti, Pietro Citati, eccetera.

Partiamo dal capitolo sullo Stato. Come articoli il tuo discorso? Quali sono i temi affrontati?
E’ difficile parlarne in poche battute. Comunque: muovo dalla partitocrazia (tema molto discusso da Scalfari negli anni Ottanta), mi soffermo poi sull’attacco leghista allo Stato repubblicano e sul Parlamento dimezzato nell’era del berlusconismo. Al centro del capitolo c’è un flashback sulle svolte autoritarie in Italia e l’assalto al cuore dello Stato: il colpo di Stato di De Lorenzo; gli anni di piombo; la loggia P2. Ma, ti ripeto, qui posso solo indicare i temi e aggiungere che nelle analisi di questi momenti fondamentali della storia d’Italia, Scalfari ha sempre dimostrato un grande rispetto della legge e una difesa assoluta della Costituzione e dello Stato di diritto.

Come quando difese, dalla postazione di “Repubblica”, la linea della fermezza e della “ragion di Stato” durante il rapimento Moro?
Proprio così, ricordi bene. A questo argomento dedico un paragrafo del mio lavoro. Si tratta di pagine fondamentali per una ricostruzione dell’idea scalfariana di “Stato di diritto” e, nello stesso tempo, per comprendere – a distanza di molti anni – un momento decisivo della storia d’Italia. Sono stati anni bui, gli anni di piombo, Scalfari attraverso il suo giornale ha saputo formare un’opinione pubblica vigile e attenta, pronta a scendere in piazza – su posizioni laiche e liberali – in difesa della legalità e dei diritti civili conquistati con importanti battaglie sociali.

Nel capitolo sulla religione discuti - è inevitabile - il delicato tema del rapporto tra Stato e Chiesa. Voglio dire: il punto di vista di Scalfari su questo argomento.
E’ un aspetto senz’altro presente. Ma c’è dell’altro, importante dal punto di vista teorico. In questo capitolo ragiono del libro di Scalfari Incontro con Io: della duplice volontà di Cristo; dell’inconciliabilità di “fides et ratio” (nonostante Woityla e Tommaso); della questione cattolica (nel “giardino del Papa” – in Italia – dice Scalfari, spesso l’ingerenza della Chiesa nella politica supera i limiti stabiliti dai Patti lateranensi); ma ci sono molte pagine dedicate al rapporto ricerca scientifica/fede e al confronto di Scalfari con Habermas su religioni e laicismi. Come molti sanno il fondatore di “Repubblica” è un grande laico e un illuminista: leggere i suoi testi e - a volte - discuterli con lui è stato come immergersi in un luogo teorico dove tutto è sottoposto al dubbio e al vaglio della ragione critica. Una grande esperienza.

Scalfari è ateo, il suo rapporto con la religione - potrebbe pensare qualche lettore - è molto conflittuale. E’ così?
Non sempre e non necessariamente. Ha conversato amabilmente e a lungo con grandi personalità del mondo cattolico, cito per tutti Giovanni Reale e il cardinale Carlo Maria Martini (con quest’ultimo è nata una sincera amicizia), cercando sempre i punti d’incontro, al di là delle inevitabili differenze. In un dibattito, proprio col cardinale Martini, prima della malattia di quest’ultimo, gli ha detto: “Eminenza, la stimo moltissimo, ma sul piano teologico-dogmatico è impossibile intenderci: io non ho il dono della fede. L’incontro può avvenire (ed è interessante) sul terreno dell’etica. L’altruismo, la solidarietà, l’integrazione degli extracomunitari, la difesa degli ultimi, avvicinano la Chiesa alla sinistra liberale più che alle politiche del centro destra.”

Mi viene da pensare ai fatti di Rosarno. E’ nella difesa degli ultimi che il solidarismo cattolico e la cultura dell’inclusione e della solidarietà della sinistra si incontrano.
E’ proprio così. Scalfari e il cardinale Martini hanno anticipato di alcuni decenni un dibattito che oggi è di scottante attualità.

Le differenze però - tra laici e cattolici - ci sono, e restano molto forti.
Certo, e anche Scalfari ci tiene a sottolinearle. E’ un aspetto che evidenzio nel mio libro: la Chiesa predica valori assoluti e pretende d’imporre le sue Verità alla politica (Repubblica denuncia - lo dicevamo - le ingerenze del Vaticano); ma che cos’è la verità? si chiede Scalfari con Nietzsche. Il risultato è l’approdo a una visione relativistica dell’esistenza, che trova gli argomenti logici per contrastare il più logico dei teologi: Vito Mancuso. Ecco, per esempio, uno dei percorsi scalfariani verso la filosofia.

Resta da dire qualcosa dei capitoli sull’arte e, appunto, la filosofia. Il grande pubblico conosce poco gli scritti letterari e filosofici di Scalfari.
Qui veramente è difficile sintetizzare. Posso solo indicare il titolo di qualche libro: penso, per la letteratura, a Il labirinto e La ruga sulla fronte (in quest’ultimo romanzo, attraverso il personaggio di Andrea Grammonte - ovvero: attraverso le avventure e le crisi esistenziali di un grande capitano d’industria - Scalfari racconta un secolo di storia d’Italia). Per la filosofia indico i volumi Alla ricerca della morale perduta e L’uomo che non credeva in Dio. Si tratta di testi dove le idee di Scalfari sull’arte e la filosofia sono sviluppate con una chiarezza di linguaggio e una conoscenza delle problematiche interne alle discipline che sorprende, perché lo immaginiamo completamente immerso nella cabina di comando di un grande giornale. Invece, come Montanelli coltivava con grande competenza la passione per la Storia, Scalfari coltiva ancora oggi un grande interesse per la letteratura e la filosofia. Mi ha raccontato, di recente, che sta concludendo un nuovo testo con un chiaro impianto filosofico.

Il risultato delle sue ricerche è una filosofia, mi par di capire, che guarda a Nietzsche come autore centrale della modernità.
Sì, ma con alcune varianti interessanti. Materialismo, biologismo etico, ateismo: sono le chiavi d’ingresso nella filosofia scalfariana. Ti invierò il libro fra qualche settimana, caro Domenico, e potrai entrare dentro queste tematiche con la calma e l’attenzione necessarie a un’attenta analisi. Dire di più in un’intervista è davvero impossibile. Posso solo aggiungere che Repubblica è stata una postazione particolare, dalla quale Scalfari ha osservato il mondo. Ma anche un luogo di potere. Fondare e dirigere “questo” giornale gli ha dato un prestigio che alcuni ministri nemmeno sospettano. Ed ecco la necessità di riflettere filosoficamente sul potere. In Incontro con Io ci sono pagine interessanti sul tema. E ancora: le riflessioni su etica e politica in L’uomo che non credeva in Dio; e quelle sul progetto, l’azione, la memoria. Eccetera. Il passaggio è, sempre, da uno sguardo giornalistico sul mondo a una più profonda, necessaria (per Scalfari, ineludibile) riflessione filosofica. Ma qui dobbiamo chiudere. Spero soltanto di essere riuscito ad incuriosire qualche lettore.

Credo di sì. A me è venuta voglia di leggerlo questo libro.
E’ quel che volevo. Grazie Domenico, per questa piacevole conversazione.


Angelo Cannatà, Eugenio Scalfari e il suo tempo, Mimesis, Milano, pp. 332, € 20,00

Visualizza la copertina completa del libro (PDF) 965 KB

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