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Digitale terrestre Rai e fibra ottica:
aspettando Godot (come per il decollo termale)


Sono trascorsi ormai otto anni dall’avvento, in Italia, del digitale terrestre col contestuale spegnimento del vecchio segnale analogico; più o meno altrettanti dall’arrivo nel Belpaese della fibra ottica per le connessioni a banda larga. A Galatro, però, questi eventi o sono accaduti solo in parte, (generando la tipologia dei semi eventi, dal momento che sul DTTV l’offerta Rai è fruibile solo al minimo sindacale di quattro canali, i tre tradizionali più Rai News) o non sono, a rigore, eventi ma “futura”, cose che accadranno, se accadranno, chissà quando nel futuro.

Al digitale terrestre Rai abbiamo dedicato, a suo tempo, vari articoli, raccontando delle iniziative di Mimmo Curinga; con la banda larga non siamo stati da meno informando i lettori sulla straordinaria capacità dell’amministrazione comunale di perdere il primo e più importante autobus che ci avrebbe consentito di fruire, già da qualche anno, di una connessione veloce.

Non si tratta di fatti di poco conto. Se per il digitale terrestre tv il nocciolo della questione è la democrazia televisiva, la possibilità per gli utenti di fruire della stessa offerta di canali quale che sia il reddito, per la banda larga si tratta di poter utilizzare tutti, giovani e vecchi, ricchi e poveri, una tecnologia divenuta imprescindibile a causa dell’enorme differenziale di prestazione, a sostanziale parità di costi, con la vecchia rete in rame, che non consente di guardare in tv neppure le partite di calcio, tormentando i malcapitati spettatori con frequenti interruzioni del segnale.

Non sono, allo stato, prevedibili i tempi nei quali colmeremo il gap. La consociata Rai per la gestione delle torri, Raiway, pare non abbia in programma interventi per integrare la vecchia tecnologia con la nuova che consente di vedere tutti i canali della tivù pubblica in definizione normale e in HD. Per quanto riguarda la banda larga, la fibra è stata sì collocata nel tracciato predisposto, ma a parte che sono necessari ulteriori investimenti per completare il percorso dagli “armadi” (più o meno le vecchie cabine) stradali alle abitazioni, non c’è nessun programma, perlomeno a breve-medio termine, di attivazione della nuova rete in fibra ottica. Per ragioni che riescono poco chiare o del tutto oscure.

Allo stato degli atti, dunque, colui che proprio ci tenesse a fruire di tutti i canali del DTTV o della fibra ottica non avrebbe altro da fare che andarsene, trasferirsi altrove, all’estero o al nord o al centro, come molti del resto da tempo, con un’accelerazione nell’ultimo periodo, stanno facendo, per motivi certo più consistenti e seri dei due sopra trattati.

Problemi a cui da parte della classe politica, dell’ amministrazione comunale in particolare, non si può continuare a rispondere che “si tratta di un problema generale del Sud” – per di più col non poi tanto sottinteso corollario del “mal comune mezzo gaudio”. Risposta, questa, che racchiude un’analisi superficiale e non specifica, davvero non all’altezza di una questione che ormai si evoca solo per rischiare di suscitare rimpianti, recriminazioni, magari pentimenti, non certo un atteggiamento propositivo, informato alla fiducia in un futuro ormai espunto dalle prospettive di vita individuale e collettiva.

Nella foto: convertitore da fibra ottica a cavo terrestre.


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