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Palio della Gastronomia: manifestazione
riuscita ma sorgono interrogativi


Si è conclusa la nona edizione del Palio della Gastronomia con la vittoria del rione “Campo”, per il miglior piatto, e della “Marinella”, per la location, ispirata al romanzo di Alfredo Distilo Due ragazzi, un cane e il fiume.

La più riuscita tra le manifestazioni dell’estate galatrese è, nell’opinione generale, il Palio della gastronomia, una gara tra i vari quartieri del paese che si cimentano su un tema, ogni anno diverso, della nostra tradizione gastronomico-culinaria. La riuscita è nella stessa “natura della cosa”, che rende inevitabile, spontanea, piacevole e socializzante la partecipazione popolare nelle distinte fasi della confezione delle ricette e della preparazione-degustazione dei piatti, anzi, del piatto da sottoporre, da parte di ciascun rione in competizione, al giudizio di una qualificata giuria.

Ad uscirne rafforzata, alla fine, è l’idea, concepita da Ludwig Feuerbach nel secolo XIX, che “l’uomo è ciò che mangia” e, si può aggiungere, “ciò che mangiava”, dal momento che il presente, ciò che siamo, dipende dal passato, da ciò che siamo stati.

Alla premiazione del migliore piatto si è aggiunta, da qualche anno, quella della “location” – come si ama dire, con enfasi tipicamente provinciale, in inglese -, cioè della postazione nella quale avviene la degustazione da parte dei giurati.

Ciò detto, ci sono degli aspetti sui quali non si possono non esprimere perplessità, da tradurre in domande alle quali, si spera, qualcuno saprà fornire le giuste risposte.

In primo luogo: qual è il ruolo del Comune e quale quello della Pro Loco nell’organizzazione dell’evento, atteso che la Pro Loco non pare abbia altra ragion d’essere che l’organizzazione del Palio della gastronomia, non comparendo in nessun altro evento o iniziativa nel restante arco dell’anno?

A seguire: la Pro Loco Galatro ha una vita statutaria e sociale, con organismi dirigenti, deliberanti e operanti che vanno dall’assemblea dei soci al direttivo e al presidente, oppure è interamente sussunta nella figura del presidente, che in tal caso sarebbe di fatto un commissario, più o meno straordinario?

Quanto allo specifico del Palio della gastronomia: un solo componente tecnico, su cinque, nella giuria non è davvero troppo poco?

Come mai si attribuiscono i 4/5 dei posti a figure di rappresentanza istituzionale di dubbia o inesistente competenza tecnico-gastronomica?

E’ stata mai presa in considerazione l’opportunità di affiancare a una giuria tecnica - non di figure istituzionali, precisiamo, ma tecnica - una giuria popolare, come avviene spesso in simili manifestazioni?

Cosa vuol dire l’abbinamento di ciascun rione a una Pro Loco della provincia?

Il Palio serve a riscoprire e promuovere la tradizione gastronomica galatrese o le tradizioni dell’intera provincia?

Infine, ma non in ultimo: proprio il successo della manifestazione induce a chiedersi se esista una storia documentata, fotografica e non solo, di essa, con la descrizione dei piatti vincenti, di quelli perdenti, dell’albo d’oro dei rioni vincitori e quant’altro. Ad essersi fatto carico di tutto questo dovrebbe essere stato, negli anni, proprio l’ente organizzatore.

Un ultimo dubbio: esistono verbali delle giurie che hanno laureato nei vari anni il rione vincitore? Ed esiste un regolamento della giuria? Da essi si potrebbero evincere i criteri in base ai quali la vittoria viene attribuita a questo o a quell’altro rione. Non sarebbe, checché se ne pensi, un dettaglio irrilevante: l’essenza di una manifestazione è nella sua storia, non in altro.

Per concludere una curiosità “statistica”: è mai possibile che tra i rioni sempre partecipanti ce ne sia uno, “I Barracchi”, coincidente con la parte alta di via Angelo Lamari, che non ha mai vinto? Ci risulta che tra gli animatori della partecipazione del rione alla competizione ci siano persone, peraltro non poche, che si prodigano per la riuscita dell’evento con grande impegno, dedizione e competenza. Strano che le loro soluzioni non abbiano mai incontrato il totale gradimento dei giurati, essendo arrivati più volte secondi ma mai primi. Sarà, però, certamente un caso: lungi da noi l’idea di attribuirle la complessità di una questione “metafisica”.


La Marinella che ha vinto il primo premio per la location ispirandosi ad un romanzo di Alfredo Distilo


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