MAPPA METEO RECAPITI UTILI MERCATINO FOTO CODICE FISCALE PAGINE RADIO GALATRO IERI E OGGI FIRME
Caro Fioramonti che idea ha della scuola?
Angelo Cannatà
Nella difficile stagione politica attraversata dal Paese, il Fatto Quotidiano, diretto da Marco Travaglio, ha un’attenzione particolare - di controllo e stimolo - per il governo M5S-PD. Pubblichiamo dalle colonne del Fatto l’intervento di Angelo Cannatà, sui temi della scuola, rivolto al Ministro della Pubblica Istruzione.

* * *

Caro ministro Fioramonti, è iniziato il nuovo anno scolastico e a lei spetta guidare, in questo governo che s’annuncia di legislatura, la Pubblica Istruzione verso un porto sicuro. Lo dico subito: è partito col piede sbagliato minacciando le dimissioni; si può avere ragione nel merito, talvolta, e rovinare tutto perché si sbagliano i tempi e la forma: insomma, parlar di dimissioni prima ancora di sedersi sulla sedia che fu di Benedetto Croce mi sembra, scusi, un’incredibile gaffe.

Ma veniamo alle cose più importanti. La attende un compito gravoso, ministro, perché la scuola versa in condizioni misere e non s’intravede via d’uscita, decine di ministri della Pubblica Istruzione l’hanno distrutta. Non esagero. La scuola non è più luogo di cultura e studio, dominano corsi d’aggiornamento sulla sicurezza (senza mettere in sicurezza gli istituti); corsi sull’ambiente; la violenza; la droga… e naturalmente progetti: sulla cittadinanza; l’educazione stradale; il clima… L’elenco è infinito e certo s’è “cambiato verso”, ma il cambiamento non è di per sé progresso.

Voglio dire che scuola è lettura dei classici, lezione, studenti che ascoltano, dibattiti e commenti in classe, domande, pensiero critico: dimenticarlo è un delitto. Troppi ministri hanno imposto schemi aziendalistici: efficienza, profitto; ma la Pubblica Istruzione non è una fabbrica, i risultati maturano nei tempi lunghi e quanti incespicano all’inizio, emergono, spesso, alla fine del processo formativo. E’ così. Negarlo aumenta la dispersione scolastica. Dicono: “Gli studi devono essere funzionali all’immissione nel mercato del lavoro”. Funzionalità e mercato, il Dio denaro anzitutto. Non va bene. Se non educa l’istruzione pubblica alla critica dell’esistente, quale altra agenzia educativa lo farà?

Sono tante le domande che vorrei porle, ministro, ne consenta alcune dopo anni d’insegnamento nei licei: con quale atteggiamento s’appresta a svolgere il suo ruolo, imporrà anche lei dall’alto riforme che il mondo della scuola rifiuta? Presterà attenzione al disagio sociale dei prof? Dialogherà coi sindacati, i docenti, i genitori in un rinnovato rapporto scuola-famiglia-territorio? E ancora: l’edilizia scolastica e l’aggiornamento dei programmi, li sente come priorità? La cronaca racconta d’insegnanti aggrediti e picchiati, intende fare qualcosa per proteggerli? Si indica l’Europa come guida: è convinto che occorrano anche stipendi europei, che il prestigio sociale dei prof passi pure dalla retribuzione economica?

Cosa farà per la vivibilità delle aule, le è chiaro che bisogna andare verso la formazione di classi col tetto massimo di 20 studenti? Ci saranno effetti benefici sulla didattica, la disciplina, l’apprendimento, il rapporto col docente, e la qualità dell’istruzione. Ritiene pure lei, come tanti, che la scuola sia un’azienda, o che in essa ci si confronti anche con emozioni e sentimenti degli allievi? Reputa valida l’alternanza scuola-lavoro, o pensa che la scuola sia consacrata alla cultura con docenti che studino anche psicologia e sappiano relazionarsi con gli alunni?

Infine: eviterà il caos delle “chiamate dirette”, delle supplenze infinite, delle classi accorpate, degli orari ridotti; darà una cadenza regolare ai concorsi per l’immissione in ruolo? Insomma, signor ministro, che idea ha lei della Pubblica Istruzione? Le riforme improvvisate non piacciono ai docenti. Ne prenda atto. C’è bisogno di un intervento profondo, coerente, organico: di una riforma vera. L’ho scritto ma repetita iuvant: il filosofo Gentile, nonostante il classismo, aveva una visione, un disegno, un’idea (forte) di scuola e di Paese. Qual è la sua idea ministro Fioramonti? Non è chiaro, ed è un limite ora che il premier Conte mostra rinnovata attenzione per la Pubblica Istruzione.

La giudicheremo dai fatti, ministro, le siano da guida e stimolo le parole che Calamandrei pronunciò in un’altra epoca: “Trasformare i sudditi in cittadini è miracolo che solo la scuola può compiere”. In classe non arrivano più sudditi, certo, ma trasformare molti giovani d’oggi, con le loro peculiarità, in cittadini consapevoli, resta un compito arduo, delicato, difficile. Buon lavoro.

Articolo apparso su Il Fatto Quotidiano venerdì 13 Settembre 2019

Nella foto: il ministro dell'istruzione Lorenzo Fioramonti.


INDIETRO










Google
internet
galatroterme.it
Copyright @ Associazione Culturale del Metramo 1999 -