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Non riposano in pace
Pasquale Cannatà
Ho letto tempo fa una frase che mi è tornata in mente in questo periodo in cui la Chiesa ci invita a ricordare i nostri defunti: quasi tutti credo ricordiamo spesso durante tutto l’anno i nostri cari che ci hanno lasciato, ma nel mese di novembre, a cominciare in special modo già dai primi due giorni, siamo stimolati a pensarli con maggiore intensità ed a far visita ai loro resti mortali. Nella suddetta frase viene espresso il concetto che tutti noi vivremo, dopo la morte, finchè ci sarà in terra qualcuno che si ricorderà di noi. È questa l’eternità?

Potrebbe esserlo per i personaggi famosi come Socrate, Giulio Cesare, Dante, Leonardo da Vinci, Giuseppe Verdi, ecc., ma non è possibile sia così per tutti, perché per esempio io penso molto spesso a mio padre e mia madre, agli zii ed agli amici passati a miglior vita, ho anche un ricordo un pò sbiadito dei nonni e di alcuni anziani vicini di casa, ma quando non ci sarò più, i miei figli si ricorderanno di me e dei loro nonni, ma non dei miei nonni che non hanno conosciuto e delle persone con cui solo io nella mia famiglia sono entrato in contatto: per questi ultimi, quando nessun altro dei loro parenti e conoscenti li ricorderà, la vita sarà finita?

Che dire poi dei non-credenti: vivranno anche loro finchè qualcuno li ricorderà, o saranno subito un mucchio di ossa e polvere come sostengono con ferma convinzione?

Per chi crede in Gesù Cristo esiste un’eternità che non si limita al ricordo di chi ci ha amato, ma si estende per un tempo infinito, per sempre.

Un’eternità in più dimensioni:

  • La dimensione beatifica cui hanno accesso direttamente quelli che hanno vissuto secondo i 10 comandamenti che Gesù ha poi sintetizzato nell’unico che li racchiude tutti: ama Dio e il prossimo tuo come te stesso. Se ami Dio Lo ascolti e parli con Lui in qualsiasi posto ed in ogni momento che vuoi, ma Lo vai anche a cercare in chiesa dove è presente in special modo sotto le spoglie sacramentali: infatti a tutti noi piace avere un incontro personale con gli amici, e per esempio mia figlia che si collega quasi tutte le sere con noi in video e voce con skype dall’Austria dove lavora, torna a Padova per le vacanze e noi andiamo spesso a Linz in altri periodi dell’anno. Se ami il prossimo non lo derubi, non lo uccidi, tratti con rispetto tutte le donne, ecc. Personalmente credo che il Paradiso non consista solo nel pregare e adorare Dio, ma in quella dimensione ognuno di quelli che avranno avuto il merito di potervi accedere avrà in maniera completa ed assoluta tutte le qualità e le conoscenze che in modo embrionale aveva sulla terra, portando a pieno compimento il suo “essere”. Nel frattempo i non-credenti saranno diventati un mucchio di ossa e polvere!

  • Nella dimensione di chi non ha amato Dio e il prossimo “ci sarà pianto e stridore di denti”, ci sarà il “fuoco eterno” che brucerà le anime di chi ha peccato. Ma essendo quella sopra descritta una condizione abitata da esseri incorporei, il pianto, il fuoco che brucia dentro di loro e tutte le altre pene e sofferenze descritte nella Bibbia consisteranno nel constatare con sommo rimpianto l’impossibilità di godere della “visione” di Dio e di potersi realizzare compiutamente come abbiamo detto prima. Nel frattempo i non-credenti saranno diventati un mucchio di ossa, ma se il loro corpo si ridurrà in polvere (e questo avviene anche per i credenti), lo spirito (la loro anima che sostengono di non avere) soffrirà perchè non potrà più riavere il proprio corpo come sperano i credenti nella risurrezione.

  • Facendo un paragone con quanto avviene nelle scuole, la prima condizione corrisponde a quella dei ragazzi promossi, la seconda a quella dei bocciati, e la terza a quella dei rimandati con delle materie da ristudiare: ci sarà un periodo di tempo (non si sa quanto lungo, perché per Dio “Un giorno è come mille anni, e mille anni sono come il giorno di ieri che è passato”) durante il quale le anime di quei defunti dovranno “ristudiare” il libro della loro vita, ma non più da soli come durante la loro esistenza terrena, bensì con il sostegno di alcuni “professori” che verranno in loro aiuto. Si tratta della Comunione dei Santi che consiste nelle preghiere che ognuno di noi ancora vivi possiamo fare per farli avanzare lungo la linea del tempo che li separa dalla dimensione beatifica (ogni preghiera potrebbe essere un giorno in meno da passare in quel luogo di mezzo, che sembra lungo mille anni, ma in effetti è come il giorno di ieri che è passato, cioè è “adesso”). Mentre noi preghiamo per loro, i nostri cari intercedono per noi affinchè possiamo migliorare sempre più la nostra condotta di vita. Nel frattempo i non-credenti saranno diventati un mucchio di ossa e polvere, e non sarà loro possibile migliorare la propria condizione non perché manchi la misericordia Divina che c’è sempre e per tutti, ma per il fatto che hanno commesso quel “peccato contro lo Spirito Santo” che è l’unico che non può essere perdonato perché consiste nel rinunciare a chiedere il perdono in quanto non si crede in Dio o si crede che non sia possibile ottenerlo. Questo è il peccato commesso da Giuda che non ha creduto che la Misericordia Divina potesse perdonare il suo tradimento, mentre Pietro che Lo ha rinnegato tre volte si è pentito ed è diventato il Suo più grande testimone e capo della Chiesa. Quelli che si trovano nella seconda delle dimensioni ultraterrene sopra accennate non potranno attraversare quel “grande abisso” di cui si parla nel Vangelo e che la divide dalle altre due: non potranno attraversarlo perché quella frattura se la sono costruita da soli con il loro libero arbitrio che Dio non vuole togliere a nessuna delle sue creature anche se “soffre” per la loro decisione di allontanarsi da Lui.

  • Per i nostri defunti noi credenti recitiamo “l’eterno riposo” chiedendo a Dio di farli riposare in pace, ma ai funerali del padre di un mio vicino di casa ho sentito il sacerdote affermare che i nostri cari che ora sono nell’aldilà NON RIPOSANO IN PACE.

    Secondo lui, per effetto della Comunione dei Santi, il loro amore per noi li spinge a pregare incessantemente per la salvezza della nostra anima riflettendo verso di noi la luce perpetua che con le nostre preghiere speriamo possano ottenere. È un circolo virtuoso che porta ognuno dei partecipanti a questa “giostra” ad un livello spirituale più alto. Certamente nell’aldilà io non abiterò la prima dimensione, ma se nonostante tutti i miei difetti riuscirò a non cadere nel “grande abisso” sono sicuro che per le preghiere di quelli che mi vogliono bene, in mille anni o in un solo giorno (che poi sono la stessa cosa se confrontati con l’eternità) riuscirò a raggiungere quella LUCE INACCESSIBILE di cui parla San Paolo in una delle sue lettere apostoliche.

    Se riuscirò ad avere in qualche modo un barlume di “luce perpetua” lavorerò con forza per rifletterla totalmente su quelli che hanno bisogno di maggior chiarezza per seguire la giusta via nella loro vita, perché il riposo eterno che noi auspichiamo per i nostri cari non è passivo, cioè dormire e nutrirsi di sogni, ma un riposo attivo come quello di chi seduto in poltrona con gli occhi chiusi medita e progetta opere da realizzare. Sono sicuro che Rocco e Vincenzina, così come tutti i genitori che hanno la possibilità di farlo, stanno lavorando incessantemente e con forza per illuminare la strada che stiamo percorrendo noi loro figli, affinchè dopo averci dato una vita mortale possano regalarci una vita eterna.

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