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Serve un partito del lavoro
(contro le contraddizioni del capitale)

Angelo Cannatà
Nel nome di Marx il socialismo reale ha compiuto infiniti misfatti distruggendo anche ciò che di buono c’era nel filosofo di Treviri; nessuna nostalgia per l’autore del Manifesto, ma è certo che Marx, mentre esaltava la funzione storica della borghesia, ne vedeva anche le contraddizioni, le tendenze del sistema e il bisogno capitalistico del profitto, dagli effetti talvolta tragici. Non penso qui tanto alla “teoria del valore” (contestata da Sraffa in Produzione di merci a mezzo di merci), quanto ai “costi umani” del capitalismo industriale che il Nostro denuncia con lucidità: “la logica del profitto privato” crea lavoro ma tende a scontarsi anche con la salute e l’interesse collettivo.

Significa che qui (come ancora nel Novecento), si pensi all’abolizione del capitalismo? No. Si sottolinea che i costi umani del sistema industriale, denunciati dall’autore del Capitale, permangono e sono tragicamente messi in evidenza da Mittal che ricatta di lasciare Taranto “per colpa” dell’abolizione dello “scudo penale”. E’ illuminante la vignetta di Vauro: l’ex Ilva ci pone di fronte a una scelta: “O con me o con me”, e non è un dettaglio che sia la morte a parlare. Molti gli errori commessi: dai rapaci imprenditori che “pensano solo al profitto” ed esportano miliardi all’estero; ai politici di destra e di sinistra che “pensano solo al consenso” e non elaborano una seria politica industriale. E oggi? Tutti contro il governo Conte che ripristina - abolendo lo “scudo penale” - la legalità costituzionale: un ribaltamento vergognoso della verità avallato dai giornaloni, e un disastro politico perché Taranto non è salva dalla catastrofe ambientale e diecimila operai rischiano il lavoro: il danno e la beffa. Si prenda atto che governi deboli non producono una politica industriale coraggiosa, che ci vuole un progetto, un’idea di Paese e un governo capace d’attuarla.

Pd e 5stelle non hanno sbagliato a presentarsi uniti in Umbria; l’errore - ha ragione Cacciari - sta nel non fare un’alleanza organica: solo un serio governo progressista può affrontare il tema lavoro attenuando fortemente i costi umani dello sviluppo. E’ utile tenere insieme filosofia, economia, politica:

a) la filosofia: Marx denuncia i costi umani del sistema industriale; Hans Jonas parla di “Principio responsabilità” contro la tecnica che devasta l’ambiente: il libro è del 1979 ma deve essere sfuggito ai Mittal e ai Riva (lo stabilimento di Taranto è stato sequestrato perché inquinante e “fonte di malattia e morte”, scrivono i giudici);

b) il potere economico: i Mittal (come già i Riva) se ne fottono dei costi umani e del Principio responsabilità: pensano al profitto, avallati da chi parla di “ovvie garanzie per l’investitore straniero” (Stefano Folli, Repubblica, 6 novembre). Ovvie perché? Da quando in Italia c’è licenza di uccidere tramite polveri sottili?

c) Infine la politica: mostra la sua impotenza e non tutela la salute né i posti di lavoro (vedremo adesso l’esito delle trattative a Palazzo Chigi); i dem intanto tremano, “perderemo anche l’Emilia”. Ovvio: perché gli operai dovrebbero votarli se anche sul caso Mittal sembrano un appendice di Confindustria?

Il Pd è dentro un’ambiguità di cui deve liberarsi; urge tornare a principi di sinistra e dare vita a un nuovo partito che affronti i problemi dell’industria, dell’occupazione, della salute dei cittadini e mobiliti le associazioni e la società civile. Non c’è altra strada: Pd+Leu+5Stelle = Partito del lavoro. Gli operai di Taranto, Torino, Milano, Genova, Napoli, eccetera, hanno bisogno di sentirsi tutelati da un soggetto politico che li rappresenti davvero e torneranno a votarlo; altrimenti Salvini forever “che almeno li salva dagli immigrati che rubano il lavoro” (so bene che non è così, ma gli operai si son bevuti questa narrazione). Perdere ancora tempo prima della nascita di un Partito del lavoro significa porsi in condizioni di debolezza nei conflitti col capitale (non solo Mittal); fare il gioco di Salvini, sovranista che difende il capitale straniero; dichiarare la propria impotenza e irrilevanza politica.

Articolo apparso su Il Fatto Quotidiano venerdì 8 Novembre 2019


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