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Dialogo immaginario: Beccaria
e il garantista a oltranza

Angelo Cannatà
GARANTISTA – Il 10 gennaio la Camera vota la proposta del forzista Costa per eliminare la legge che blocca la prescrizione; la ringrazio, Beccaria, per aver accettato il dialogo ed entro subito nel merito: la Bonafede allunga i processi e ne risente pure la sua celebre “presunzione d’innocenza”: siamo all’ergastolo processuale. Che ne pensa?

BECCARIA – Grazie a lei per l’opportunità che mi offre d’attualizzare il mio pensiero. In verità la questione è più complessa di come la pone: ho parlato anche di “certezza della pena”, e l’uso strumentale della prescrizione la calpesta, converrà con me che questo è un problema enorme che non si può sottovalutare.

G. – “Meglio un colpevole in libertà che un innocente in carcere”.

B. – Lo dice a me? Ho dedicato parte di Dei delitti e delle pene a questo tema, ma oggi è centrale un altro dato: troppi responsabili di atti gravi – omicidi, reati ambientali, crac bancari – sono in libertà per sopravvenuta prescrizione. Non va bene. Finiscono in carcere solo piccoli delinquenti e la gente non crede più nella giustizia.

G. – Scusi Beccaria, ma pensa davvero di evitare i “processi eterni”, sospendendo la prescrizione? Credo s’ottenga l’effetto opposto: avere imputati a vita.

B. – Lei inverte l’ordine dei dati reali, i processi s’allungano perché c’è interesse a dilatarli annullando la certezza che al reato segua la pena: oggi al reato segue la prescrizione, per abilità degli avvocati, per i giudici oberati da carichi di lavoro, per…

G. – Non la riconosco, che fine fa il suo garantismo?

B. – È che lei vede solo quest’aspetto del mio pensiero. In verità parlo anche di adeguata “proporzione fra delitti e pene”, del “danno alla società” quale “vera misura dei delitti” (cap. VIII). Quanti gravi danni, oggi, si commettono contro i cittadini e la società? Il garantismo è un valore, certo, ma oggi è diventato un alibi per chi delinque. Le sembra strano che non sopporti di essere strumentalizzato?

G. – Eppure lei ha lottato per trasformare l’antico “processo offensivo” in processo “informativo”. C’è bisogno di tempo, di sentire le parti, i testimoni, gli…

B. – Giusto, ma i miei temi vanno letti al presente; le situazioni mutano. Oggi abili avvocati trovano il modo di allungare il processo con la richiesta di nuove perizie, ostruzionismi, escussione di nuovi testimoni, generando disuguaglianze. C’è una giustizia per i ricchi lenta e inconcludente e una, implacabile, per i poveri. Non va bene.

G. – Lei ha parlato di “prontezza della pena”, non può contestare la prescrizione…

B. – Oggi tutto è diverso; e comunque la sua citazione è parziale, legga anche il passo successivo del cap. XXX: “Quei delitti atroci, dei quali lunga resta la memoria tra gli uomini… non meritano alcuna prescrizione in favore del reo”. Vuole che le faccia l’elenco dei delitti e delle frodi che, negli ultimi anni, sono stati prescritti perché non c’era la legge Bonafede? Mi creda, si può intervenire per una riforma complessiva della giustizia (migliorando il sistema), ma abolire quanto c’è di buono è insopportabile: spiace per il Pd (la sua proposta di legge di fatto reintroduce la prescrizione) e per la smemoratezza di qualche magistrato.

G. – Stento a credere che il teorico del “giusto processo”…

B. – “Giusto processo” nel Settecento significava soprattutto “terzietà del giudice”. Oggi sulla giustizia incombe la mannaia della prescrizione. Vogliono tornare indietro? Facciano pure, ma non in mio nome: lo dico anche ai giornaloni che incredibilmente hanno cambiato idea. Ha ragione Scarpinato: “Il sistema penale inefficiente non è un errore, ma una scelta dovuta all’illegalità delle classi dirigenti”. La prescrizione piace alle anime belle come lei (garantiste a oltranza) e ai grandi criminali. I criminali che fanno le leggi. È il delitto perfetto.

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Articolo apparso su Il Fatto Quotidiano sabato 28 Dicembre 2019


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