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Il nuovo volume di Umberto Di Stilo
sulla storia di Galatro

Domenico Distilo
Com’è ormai tradizione, Umberto Di Stilo regala a Galatro e ai galatresi, per le festività di fine d’anno, un nuovo frutto delle sue fatiche di storico e di studioso. Galatro, Pagine di storia, Edidisum, pp. 424, € 30 dovrebbe essere il botto finale (ma crediamo e speriamo che abbia un seguito) di una lunga attività cominciata nei primi anni del secondo dopoguerra, quando il nostro autore era ancora un ragazzo ma si era già scoperto e aveva preso a coltivare la vocazione della ricerca e del racconto (sul triplice versante letterario, storiografico e giornalistico) su uomini e avvenimenti del passato e del presente del suo paese natio.

Queste lontane ricerche l’autore, come dichiara nella prefazione, a un certo punto ha deciso di riportare alla luce (provvidenzialmente, aggiungiamo noi) e raccogliere in un nuovo volume, che sottrae al mito e alla tramandata (ma incontrollata) oralità le vicende del complesso bandistico, delle alluvioni, dello stabilimento termale, dell’uccisione del socialista Pronestì, del convento Sant’Elia, del tempio delle Naiadi, della chiesa dei santi Gregorio ed Elia, dei galatresi nella Guardia nazionale, dei sindaci e commissari succedutisi dal XVI secolo ai giorni nostri.

Si tratta di monografie che fissano, ciascuna per il proprio oggetto, lo stato dell’arte della storiografia su Galatro – che, peraltro, Umberto Di Stilo è stato, nei decenni, uno dei pochissimi a coltivare -, in attesa che giunga qualcun altro con “la voglia di approfondire e – perché no? - di verificare, di ampliare e di correggere quanto da me anticipato” (Premessa, p. 9).

Qui, però, cominciano le note dolenti, per via dell’inevitabile confronto tra un grande passato e un presente gramo e, soprattutto, per “la cappa di indifferenza che da decenni grava sul percorso di civiltà compiuto dai nostri progenitori; percorso sul quale pesa come un macigno il disinteresse e, cosa assai più grave, l’assoluta mancanza di attenzione delle istituzioni. Prima fra tutte la scuola” (Premessa, p. 8).

Un grido di dolore, questo, al quale non si può rispondere alimentando la speranza che possa essere la scuola a squarciare la “cappa d’indifferenza”, essendo l’insegnamento della storia (e non solo della storia) nella scuola assoggettato a quell’autentica iattura che prende il nome di “didattica per competenze”, quanto mai inadatta a far “vivere” e “rivivere” il passato, protesa com’è a far eseguire ai ragazzi noiose quanto insulse prove da settimana enigmistica.

Così come non è il caso di alimentare speranze di sorta nella politica culturale delle avvicendantisi amministrazioni comunali, per la semplice ragione che non può definirsi “politica culturale” il semplice acquisto di un certo numero di copie da collocare-parcheggiare sugli scaffali della biblioteca comunale, senza sforzo alcuno di far compiere al libro (tanto più se si tratta di un libro di storia) la missione per realizzare la quale è stato scritto, mediare il passato nel presente, riattualizzandolo.

Ciò detto, ad onta della “nequizia dei tempi” non si può non mettere in risalto che il volume presenta una caratteristica tipica delle opere destinate a restare per lungo tempo il riferimento imprescindibile di studiosi e cultori della materia: quella di fondere in un unico testo e in un unico apparato di note quanto già si sapeva e quanto invece, custodito finora negli archivi e nei cassetti di Umberto Di Stilo, vede per la prima volta la luce. Così non sono poche le cose che non si conoscevano del complesso bandistico (la cosiddetta “Banda di Galatro) - e altrettanto dicasi delle alluvioni e del convento S. Elia - integrate e fuse insieme con molte altre talvolta, in passato, consegnate a lavori pregevoli seppure estemporanei, talaltra disperse nella congerie di dati e ricordi nel corso dei decenni mitologicamente elaborati dalla memoria popolare e solo ora organicamente sistemati in una ricostruzione scientificamente attendibile. Nella stessa chiave, il racconto dell’uccisione a Laureana di Borrello del socialista Pronestì dà l’idea di mettere ordine in una ridda di dati frammentari su un episodio che aspettava di essere ricostruito con completezza nei presupposti, nella dinamica e nelle implicazioni.

Con questo libro di Umberto Di Stilo possiamo infine dire che si completa il passaggio della storia di Galatro da “res gestae” in “historia rerum gestarum”, da storia intesa come semplice sequenza di eventi-accadimenti in storiografia che, come diceva Benedetto Croce, è la modalità con cui il pensiero rifà (nel senso di farlo ri-accadere) il passato, che non sarà mai davvero passato fino a quando ci sarà uno storico a pensarlo, vale a dire a renderlo presente vivo e vitale. E fino a quando il testo genererà – giusta la lezione di H.G. Gadamer, il maestro dell’ermeneutica novecentesca - quali suoi “effetti”, altri testi in un processus in infinitum dentro il quale le generazioni si co-appartengono, in una dimensione nella quale il tempo si scioglie nell’eternità.

Nella foto: copertina del volume di Umberto Di Stilo "Galatro, pagine di storia".


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