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Virus, Regioni e risvolti anticostituzionali
Maria Francesca Cordiani
Quella sviluppatasi in quest’ultimo periodo è senza dubbio una tragedia epocale ad ampiezza mondiale il cui ricordo rimarrà indelebile in tutti coloro che l’hanno vissuta. Impossibile, infatti, è dimenticare le laceranti e strazianti immagini dei numerosi camion dell’esercito contenenti centinaia di feretri trasportati dalla Lombardia in altre Regioni diventate il simbolo della guerra, che stiamo vivendo, oltre naturalmente agli altri innumerevoli decessi causati giornalmente dal coronavirus.

Uomini e donne innocenti vittime di un nemico sconosciuto e senza scrupoli, che li ha costretti a vivere gli ultimi momenti della loro vita lontano dagli affetti più cari e a cui non ha concesso nemmeno la possibilità di avere un degno funerale. Sconcertante è, infatti, la tortura subita anche dopo la morte da questi malcapitati esseri umani nei forni crematori, così come avvenne per più di un milione di persone, la maggioranza dei quali ebrei ad Auschwitz.

L’epidemia però non si è fermata a questo, ma ha completamente stravolto ciò che prima era considerato normalità. Le misure atte al contenimento del diffondersi ahimè sempre più rapido del virus covid 19 si sono infatti insediate nella quotidianità e nella vita sociale degli individui sottoponendoli a forti restrizioni, già in passato in realtà utilizzate per porre rimedio al diffondersi di malattie infettive che hanno, come quella attuale, provocato la morte di migliaia di esseri umani nell’intero globo terrestre. Ciò a dimostrazione di come la storia purtroppo si ripeta.

Basti ricordare, ad esempio, la peste sviluppatasi nel '300, che colpì una elevata percentuale della popolazione mondiale e ne causò la morte, o la spagnola che in Italia si diffuse nei primi decenni del Novecento, che cagionò la morte di una moltitudine di persone in tutto il mondo. Allora come oggi la scienza non aveva ancora scoperto i farmaci appropriati per debellare le suddette malattie, per cui uno dei rimedi utilizzati fu proprio il ricorso alla quarantena.

In buona sostanza lo sviluppo della pandemia oltre a privare una miriade di individui del bene più prezioso qual è la vita, ha altresì messo a repentaglio diritti fondamentali dei cittadini riconosciuti espressamente dalla nostra Carta Costituzionale oltre che dai trattati europei ed internazionali, come la libertà di riunione e di circolazione delle persone, suscettibile in verità di limitazione nei casi di emergenza sanitaria e di sicurezza.

Non solo, ma in alcuni casi ha anche determinato lo stravolgimento dei principi costituzionali di unità ed indivisibilità della Repubblica e della divisione dei poteri tra Stato e Regioni.

Al riguardo, com’è noto, l’articolo 120 della nostra Costituzione stabilisce, tra l’altro, che la Regione non può «adottare provvedimenti che ostacolino in qualsiasi modo la libertà di circolazione delle persone e delle cose tra le Regioni».

Perciò, taluni provvedimenti regionali e comunali che hanno imposto la chiusura di intere Regioni e comuni, sia pur pienamente condivisibili, per le ragioni che ne sono alla base, collidono, a mio parere, con la predetta disposizione costituzionale.

Gli enti locali, dunque, non potrebbero disporre la chiusura dei loro territori, anche se in via eccezionale e solo nei casi di estrema urgenza il decreto legge 6 e la relativa legge di attuazione, norme comunque di rango secondario, hanno previsto la possibilità per le autorità locali di imporre divieti di accesso ed allontanamento da un luogo ad un altro, nelle more dell'adozione dei decreti del Presidente del Consiglio.

In ogni caso sicuramente la tragica esperienza che oggi stiamo vivendo, rimarrà dentro di noi e forse in futuro ci farà meglio apprezzare anche le piccole cose che la vita ci regala. Al momento non resta altro che affidarsi al nostro buon senso e senso di responsabilità, al fine di poter al più presto arrestare il ciclone che ci sta travolgendo.

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