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Incongruenze dell'esecutivo
Maria Francesca Cordiani
16.5.20 - Le polemiche scoppiate nei giorni scorsi in riferimento alle scarcerazioni di alcuni "eccellenti detenuti" ed alla regolarizzazione degli immigrati, di colf e badanti, che talvolta hanno suscitato nella collettività un profondo sgomento e grande sconcerto, mettono in evidenza alcune incongruenze e contraddizioni in cui a volte incappa il nostro Governo.

Senza voler entrare nel merito della diatriba sorta a causa della fuoriuscita dal carcere di molti detenuti, tra cui alcuni sottoposti al regime del 41 bis, avvenuta, com’è noto, anche a seguito dell’emanazione del decreto "cura Italia" e della conseguente circolare del D.A.P. (Dipartimento Amministrazione Penitenziaria) che, com’è risaputo, ha alla base la contrapposizione tra diritti fondamentali costituzionalmente garantiti, quali quello alla salute del singolo, all’’umanità della pena ed alla sicurezza pubblica, ciò che è da rilevare è l’insufficiente rigorosità ed inflessibilità dell’esecutivo, costretto al riguardo a fare un passo indietro per calmare le acque.

Le incongruenze del Governo emergono altresì dalla questione esplosa a seguito della proposta presentata dall’attuale Ministro dell’Agricoltura volta a far regolarizzare temporaneamente i migranti, i quali vengono adibiti al lavoro nei campi, che è andata a buon fine solo in seguito a tante altalenanti discussioni. Sul punto occorre evidenziare che i tempi che occorronoi per porre in essere i necessari adempimenti potrebbero essere in contrasto con la necessità delle aziende agricole di supplire entro tempi brevi alla mancanza di manodopera. Ed inoltre non è dato sapere perché a tali mansioni non vengono adibiti anche giovani disoccupati o inoccupati italiani, magari attraverso, ad esempio, l’uso dei voucher.

In ogni caso il suddetto alterco mette in evidenza la profonda umanità della Ministra oltre che la sua grande competenza, nonostante le aspre critiche cui è stata ingiustamente sottoposta riguardo il titolo di studio posseduto. Una donna eccezionale insomma che, come emerge dalla diatriba sopra evidenziata e secondo quanto traspare da alcune interviste dalla stessa rilasciate qualche tempo fa, ha fatto dell’esperienza una fonte di energia per lottare contro lo sfruttamento e per il riconoscimento dei diritti altrui.

Un esempio da emulare dunque, indipendentemente dalla sua appartenenza politica.

Bisogna altresì riconoscere che la sopraindicata querelle, nata a seguito dell’amara constatazione della sempre più dilagante scarsità di manodopera da adibire al lavoro nei campi causata anche dalla pandemia ed avente appunto lo scopo di sopperire a quel vuoto occupazionale che dilaga nel settore, ha il pregio di mettere in luce l’essenziale ruolo svolto da molti migranti, che vengono utilizzati e spesso sfruttati per lo svolgimento di tali attività lavorative. Una discussione scaturita, anzi, proprio per restituire loro la dignità, nonché per contrastare gravi fattispecie delittuose quali il caporalato e lo sfruttamento del lavoro.

In generale occorrerebbe dare maggiore risalto e valore al settore agricolo il cui incremento, come ha dichiarato tempo fa l’onorevole Ministra, potrebbe essere fonte di innovazione e sviluppo per il nostro Paese. L’aumento della produzione, infatti, farebbe ad esempio diminuire gli stadi della filiera agroalimentare, con una conseguente diminuzione dei costi di produzione di prodotti e beni di prima necessità. La riscoperta del settore primario, inoltre, come già evidenziato, potrebbe altresì contribuire ad aiutare l’Italia a porre rimedio alla mancanza di lavoro. A tal proposito è auspicabile la formazione delle agognate cooperative agricole nel nostro territorio a seguito del completamento delle opere di canalizzazione della diga sul Metramo.

Ciò anche tenendo in debito conto e considerazione la sussistenza dei finanziamenti europei che sono attualmente previsti per il settore.

Nella foto: la squadra del governo Conte bis.


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