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L’importanza del versetto 16,
capitolo 3, del Vangelo di San Giovanni

Guerino De Masi
A «L’importanza del versetto 7 della Sura III del Corano» di Pasquale Cannatà contrappongo questo mio intervento su «L’importanza del versetto 16, cap. 3, del Vangelo di San Giovanni» che recita: «Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna.»

Sono interessato da questo articolo e molto umilmente vorrei dare il mio contributo.

Purtroppo, molti parlano della Bibbia, e ora anche del Corano, ma pochi conoscono la Bibbia e forse ancora meno il Corano. Infatti, l’esperimento riesce facilmente proponendo la lettura di un versetto estrapolato della Bibbia facendolo passare per Corano. Ma Sono convinto che anche l’inverso funzionerebbe. Già, perché c’è una ignoranza generalizzata per quanto riguarda le Scritture. Comunemente, si ha conoscenza di quello che altri dicono con, ovviamente, le loro opinioni ed interpretazioni.

Ora, Gesù stesso incoraggiava la lettura e lo studio delle Scritture in quanto si viene a conoscenza della verità e che questa verità ci fa essere liberi! Inoltre Egli affermava che le Scritture testimoniano di Lui.

Per essere dunque liberi, conoscendo la verità, e per conoscere Gesù stesso, è indispensabile leggere e studiare le Scritture. La Bibbia, in primo luogo per chi si definisce (“alla leggera”) un cristiano, e poi anche il Corano (ovviamente la traduzione in italiano, a meno che non si conosca l’arabo, indispensabile secondo il musulmano), se si vuole avere una chiara linea della dottrina musulmana.

A me risulta, purtroppo, che tutto venga confuso e le spiegazioni che si trovano on line, anche qui su Galatro Terme News, non aiutano ad avere una conoscenza effettiva di questi libri di cui si sta parlando.

Fa effetto leggere questo articolo e tanti, di fatto, equiparano la Bibbia al Corano, con la differenza che nella Bibbia c’è anche il Nuovo Testamento e nel Corano solo i moderati abbiano compiuto quel certo processo innovatore e calmante della modernità “moderata” che si irrita nel leggere di violenze, morte e vendette. Le cose non stanno affatto così. Una corretta e sana esegesi porta senza il minimo dubbio ad una comprensione ben diversa dal comune dire e pensare.

Tutto il Vecchio Testamento è propedeutico al Nuovo. La sua lettura mette davanti all’uomo la perfetta giustizia di Dio che non può essere calmierata o sminuita. La giustizia divina è assoluta come lo è anche il suo amore. Le qualità e gli attributi di Dio non sono a reparti stagni, ma fanno tutt’uno del suo Essere. Dio è totalmente giusto come è altrettanto e totalmente amore. Totalmente omnisciente come è anche onnipotente. Immanente e anche presente in ogni singola parte e situazione. Il messaggio “evangelico” trova posto già nei primi capitoli della Genesi (protovangelo), e la Legge divina non viene annullata ma confermata da Gesù Cristo stesso che afferma: «Il cielo e la terra passeranno ma la parola di Dio rimane in eterno.»

In questa prospettiva va letto tutto il messaggio biblico senza contraddizioni e senza cambiamenti e/o evoluzioni. Dio è sempre lo stesso, così come è sempre lo stesso il suo messaggio per l’uomo peccatore.

Cosa diversa è del Corano. Senza citarne Sure e versi estrapolati, la sua introduzione è una chiara dichiarata guerra agli ebrei e ai cristiani, colpevoli d’aver falsificato il messaggio di Allah (non di Dio, in quanto Allah era il capostipite di una pletora di divinità, appunto pagane). Cercare un compromesso, o diluire la violenza espressa dal Corano è a mio modestissimo parere, un errore madornale che mina (anche inconsapevolmente) l’autenticità, l’autorità e l’affidabilità delle Scritture (la Bibbia che per definizione è una raccolta di scritti sacri).

Infatti, la conclusione dell’articolo, accomuna “quelli che hanno una malattia nel cuore”. Di fatto sta accumunando credenti nella Bibbia e credenti nel Corano. E per fare questa equazione viene citato Matteo: «Molti verranno nel mio nome per trarvi in inganno, ma è necessario che ciò avvenga.»

Sono parole che Cristo ha pronunciato e che mettono in guardia da quelli che pretendono parlarci da parte di Dio ma non lo sono. I falsi profeti. Gli anticristo. I nuovi messia di turno. Non tutto fa brodo. E non tutto quello che si ritiene sacro lo è. L’islam si sintetizza con “sottomissione”. Il Cristianesimo si sintetizza con “libertà”.

Scusate se è poco.

* * *

RISPOSTA
Pasquale Cannatà
Gentile sig. Guerino,
nel mio articolo sottolineavo il fatto che mentre Gesù ci ha invitati a separare la vita civile dai problemi di Fede e, parlando in parabole, lascia spazio alla libera interpretazione sempre col metro dell'amore verso tutti, l'islam interpreta alla lettera il Corano. Tuttavia a ben leggere quel testo per loro sacro, ci sarebbe spazio per interpretarlo con amore se si volesse mettere in pratica il versetto 7 della sura 3 (...il Corano contiene versetti espliciti, che sono la Madre del Libro, e altri che si prestano ad interpretazioni diverse) e quello 8 della sura 5 («Non vi spinga all'iniquità l'odio per un certo popolo. Siate equi: l'equità è consona alla devozione»).

Come l'Antico Testamento contiene resoconti di azioni di guerra e regole di vita quotidiana poi superate dalle parole di Gesù, così molti versetti del Corano dovrebbero essere visti come relativi a quei primi anni per poi dare spazio alle indicazioni contenute nei suddetti due versetti.

REPLICA
Guerino De Masi

Con tutto il rispetto dovuto, non condivido la sua sintesi. Se per la Bibbia si concorda comunemente la necessità di una buona esegesi, così non è per il Corano che non ammette interpretazioni. Le consiglio di ascoltare un intenditore di Corano per averlo studiato e vissuto per molti anni: si tratta del dr. Magdi Cristiano Allam.

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16.04.2020 - L’importanza del versetto 7 della Sura III del Corano

Nella foto in alto a sinistra: Guerino De Masi.


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