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Verso le elezioni
Domenico Distilo
Il prossimo anno, il 2021, sarà per Galatro anno elettorale, giungendo a scadenza il mandato di sindaco e consiglio comunale. È il caso di cominciare a fare i dovuti bilanci, che dovrebbero essere importanti per le scelte da operare. L’esperienza insegna però che si preferisce prescinderne pressoché del tutto, affidandosi non a un’analisi razionale dei risultati per innestare su di essa prospettive e programmi, ma a sentimenti e risentimenti, propensioni amicali, interessi di parte e di bottega, deliberati travisamenti della realtà.

Un’analisi degna del nome non può che partire da alcuni dati certi, in quanto tali non opinabili. Il primo è che Carmelo Panetta non potrà, a meno che da qui ad allora la legislazione cambi, ripresentarsi per un quarto mandato. Non poter ripresentarsi a sindaco non significa però, tout court, non ripresentarsi, essendo possibile anche per chi, come lui, è reduce da tre mandati sindacali, la candidatura a consigliere. Che nella fattispecie è una discriminante fondamentale, in quanto indicherebbe, se ci fosse, il prevalere (una volta ancora) nello schieramento Tromba della continuità (alias conservazione), nel caso in cui invece non ci fosse potrebbe rappresentare (ma non è detto che rappresenti) un’opzione per la discontinuità; così come nel segno della continuità sarebbe la candidatura a sindaco di uno dei due assessori attualmente in carica, mentre una qualsiasi altra candidatura, interna o esterna all’attuale gruppo consiliare, si potrebbe leggere come una chance (perlomeno teorica) offerta alla discontinuità, che sarebbe effettivamente tale se, invece di risolversi nella solita questione nominalistica (e personalistica), si concretizzasse in impostazioni, scelte, contenuti. Essenziali per evitare di ritrovarsi come oggi, al tramonto di una sindacatura trilustre, con un bilancio non altrimenti definibile che una cartella vuota. O, per meglio dire, piena di negatività e con poche o punte positività.

Positività da cui, data la rarità, conviene partire. Mettendo al primo posto il ritorno delle terme nella disponibilità del Comune. Che avrebbe dovuto essere un fatto scontato ma si è andato complicando man mano che si avvicinava il traguardo del 31 dicembre 2016. Alla fine la strategia giudiziaria del gestore, consistente fondamentalmente in espedienti dilatori, è stata eversa e le terme sono “ritornate ai galatresi”, cioè alle loro guide e rappresentanti, che però, non avendo le idee chiare su cosa farne, si sono dapprima incartati in un’improbabile “fondazione di partecipazione” (come da programma elettorale), per ripiegare poi sulla gestione in economia, tuttora in atto, - decisamente sotto il segno dell’amarcord - a cui dovrebbe succedere la società a socio unico, nella forma dell’ “in house”, scelta in alternativa alla “fondazione” ma rimasta arenata per più di un anno nelle secche dell’ANAC, l’Autorità Nazionale Anti Corruzione, del cui prescritto parere si sarebbe ora deciso di fare a meno (inevitabile chiedersi perché mai la decisione non sia stata presa un anno prima).

Altre positività sono da indicare nel livello complessivamente accettabile di alcuni servizi essenziali o importanti, dalla raccolta rifiuti al trasporto alunni al servizio mensa della scuola materna, mentre in altri (fornitura di acqua potabile e gestione dell’acquedotto) si è più che percepita una tendenza a nascondere la polvere sotto il tappeto. Infine, ma non in ultimo, va riconosciuto all’amministrazione uscente di aver tenuto basse le tariffe dei servizi e dell’Irpef comunale, mentre ci si sarebbe aspettati interventi con incentivi ed elargizioni nell’edilizia e nel recupero di un patrimonio immobiliare in stato di avanzato degrado (e crescente pericolosità).

Ciò detto, riesce difficile aggiungere altro, per cui è il caso di passare alla fiera delle negatività, ai tanti fronti sui quali l’amministrazione Panetta non è di fatto mai esistita.

Il primo di questi fronti è rappresentato (eccezion fatta per il ritorno nella disponibilità) proprio dalle terme, per le quali non c’è nessuna reale programmazione del futuro. Non si sa, infatti, quali saranno i livelli occupazionali da qui a un lustro, anzi, sembrerebbe proprio che siano inapprezzabili o risibili, dal momento che nel piano industriale della nuova società “in house” sarebbero soltanto sette (dicansi: sette!) le unità lavorative per le quali è prevista l’assunzione. Sette dipendenti non si sa se full o par time dopo decenni nei quali si è identificato il futuro delle terme col futuro di Galatro! Sconcertante non è l’aggettivo più appropriato, andrebbe meglio raccapricciante.

Che i livelli occupazionali non siano il primo pensiero dell’amministrazione lo conferma, del resto, il fatto che non sono alle viste nuovi concorsi a fronte di un esodo dai ranghi dell’organico comunale che negli ultimi anni ha raggiunto, a causa dei numerosi pensionamenti, dimensioni bibliche. L’idea dominante pare sia la conservazione dello status quo, nella convinzione che ogni intervento, ogni decisione, potrebbe avere delle controindicazioni, in primo luogo elettorali.

Mentre la verità è una e una soltanto: il drastico ridimensionamento delle aspettative occupazionali in loco ha delle immediate ripercussioni demografiche, con la prosecuzione di una “fuga da Galatro” che dura da molti anni e che, ad onta delle promesse elettorali, ha coinvolto un esponente dello stesso gruppo consiliare di maggioranza.

Su un altro fronte cruciale, potenzialmente anche in una prospettiva occupazionale, la cultura, l’amministrazione Panetta non si è concessa, in ben quindici anni quindici, neppure un respiro, neppure un’iniziativa, non diciamo meritevole di ricordo e/o di menzione, ma di semplice annotazione negli annali. Parliamo di iniziative in proprio, non di semplici patrocini ad associazioni o circoli, che è senza dubbio un bene che siano stati concessi, quando sono stati concessi, ma non possono assolutamente bastare, tanto più a fronte di un avanzo di bilancio stratosferico, ad altro non ascrivibile che ad immobilismo programmatico. Immobilismo non scalfito neppure dal formidabile assist che avevamo offerto con la proposta di una nuova intitolazione delle vie. Proposta che, ognuno capisce da sé, avrebbe voluto essere un invito alla riflessione, alla discussione sul passato e sul presente, magari coronando il tutto con qualche decisione su cui realizzare una larga convergenza, non certo un “prendere o lasciare”!

Ma se sulla cultura l’elettroencefalogramma è stato piatto, su un settore contiguo, lo sport, l’amministrazione Panetta è stata altrettanto inesistente, con il campo sportivo diventato un monumento dell’incuria e del disinteresse di chi gestisce la cosa pubblica e con la Società Sportiva Galatro il cui nome e le cui gesta vivono ormai solo nel ricordo di un grande passato. Passato, peraltro, che non si ha nessuna intenzione di valorizzare dal momento che è stata accolta da un fin de non recevoir la nostra proposta, fatta durante la presentazione del libro di Franco Galluzzo e Umberto Di Stilo, di attribuire la cittadinanza onoraria al tecnico che si può considerare l’icona del periodo di maggiore gloria del calcio galatrese, il polistenese Peppe Giancotta.

Altrettanto impalpabile l’amministrazione Panetta è stata sul fronte agricoltura-turismo. Se, riguardo alla diga, un sussulto riesce a bucare di tanto in tanto una spessa coltre di silenzio (da ultimo la lettera del sindaco al presidente della regione Santelli) su altri qualificanti punti programmatici della lista Tromba, quali i parchi fluviali, non si può non constatare che sono rimasti meri nomi, pure enunciazioni. Insomma, un bilancio smaccatamente in rosso che non si può definire figlio di nessuno, essendo frutto di un’impostazione politico-amministrativa incentrata sulla navigazione a vista e sull’ordinaria amministrazione, via via risolte nella informale ma sostanziale ridefinizione di Galatro quale “paese per anziani e pensionati”.

Cosa che non sarebbe accaduta se la politica fosse stata politica, cioè se non fosse stata monopolizzata da personaggi privi della maggiore dote di chi fa politica, il coraggio delle scelte, che avrebbe, più che suggerito, imposto, già nel 2011, di chiudere il discorso con un’amministrazione che, partita nel 2006 sulla base di ben altre premesse e prospettive, di significato e sostanza squisitamente politici, ha ben presto finito per esaurire nella permanenza in carica ogni ragion d’essere.

La disperata e disperante situazione del paese è figlia di scelte (o non scelte) politiche sbagliate, di un’élite assente o comunque non in grado di elaborare una proposta per il futuro degna del nome, ma anche di un popolo votante da decenni irretito in una frustrante coazione a ripetere ed incapace di immaginare un qualsivoglia cambiamento, di proiettarsi oltre la statica e asfittica rappresentazione del presente.

Quel che ne consegue è, giocoforza, uno stato dell’arte tra i più sconsolanti che si possano immaginare ed il peggio che possa capitare è che si vada, come fosse la cosa più ovvia del mondo, alla riproposizione dello schema, decisamente vetusto ed obsoleto, della contrapposizione tra due schieramenti, fantasticando di essere ancora negli anni del lungo dopoguerra. A scompaginare tutto ci vorrebbe, anche se sembrano mancare i presupposti, una mossa del cavallo, che potrebbe consistere in un gruppo di giovani capace di elaborare un’idea di cosa si vuole fare di Galatro, progettando il futuro e lavorando per realizzarlo. Può darsi che, più o meno sotto traccia, in questa direzione qualcosa si stia muovendo, ma è indispensabile che il sottotraccia si trasformi in discorso pubblico, propriamente politico, la sola via che si conosca per determinare la nascita di nuovi programmi e nuovi schieramenti, volti alla costruzione del futuro piuttosto che alla inconcludente rielaborazione del passato.


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