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Una via per far uscire Galatro dal coma profondo
Nicola Sollazzo
Intendevo raccontare un aneddoto vissuto nella realtà per mettere in evidenza la situazione che si sta creando a Galatro a circa un anno dalle prossime elezioni amministrative, ma oggi lo ritengo piuttosto superfluo.

Essendo a conoscenza che, salvo una improbabile proroga, l’attuale sindaco non potrà ripresentarsi come candidato alla stessa carica, diversi politicanti aspiranti sindaco si sono messi in giro a trovare elementi per poter realizzare una lista di possibili candidati a consigliere comunale.

Il peggio di questa situazione è che non soltanto l’aspirante sindaco spesso non è in grado di potere assolvere degnamente questo eventuale mandato, ma va a trovare quegli elementi che hanno soltanto la capacità di approvare per alzata di mano eventuali proposte che vengono calate dall’alto.

Non presentano programmi possibili perchè non hanno idee, vogliono soltanto gli onori (la poltrona, la fascia di sindaco, le eventuali ottime conoscenze) ma il lavoro, non essendo in grado di ottenerlo, lo lasciano alla ricerca delle generazioni a venire.

Il nostro paese ormai è caduto in coma profondo e, come tutti gli ammalati che si trovano in questa situazione, potrà essere salvato soltanto da una equipe di bravi medici di diverse discipline che abbiano capacità di operare, grande volontà di lavorare ed un forte spirito di sacrificio.

Non basta denunciare gli errori o fare conto della triste realtà nella quale ci troviamo, è necessario un programma breve ma preciso sul quale dovrà cimentarsi la prossima nuova amministrazione.

Oggi il nostro paese si trova in una situazione di estremo abbandono, ma cosa si sta facendo per preservarlo da questo degrado?

Ognuno di noi è ormai abituato a denunciare ciò che non è stato fatto o è stato fatto male, lo denunciamo nelle istituzioni, lo denunciamo in piazza ma poi ci giriamo dall’altra parte pensando ognuno al proprio orticello.

Così facendo nulla lasciamo di buono alle nuove generazioni se non il caos e l’abbandono. Penso però che si possa essere ancora in tempo di operare e migliorare la società guardando magari al passato e cercando di riprendere i valori perduti.

Il nostro dovere è quello di ritrovare l’orgoglio di ciò che siamo stati, cambiando il modo di essere e di vedere la società in termini di interessi personali. Dobbiamo ritornare agli anni della solidarietà e del vivere civile.

Per questo caos estremo siamo abituati a dare la colpa all’attuale sindaco. Ma è proprio così?

Si, la colpa è sua, ma per una parte piuttosto minima. Quella più grave è di tutti quelli che avevano responsabilità amministrative e non hanno svolto il loro compito per come si doveva, di quelli che hanno dato consiglio di errore estremo, di quelli che gli hanno lasciato il compito di amministrare il nostro paese da solo, un paese grande di estese culture. E poi di coloro che lo guardano non con lo spirito di avere di fronte un avversario politico ma piuttosto di avere un sindaco nemico.

Dobbiamo cercare di abbandonare la cultura dell’odio personale e abbracciare la cultura della partecipazione attiva e fattiva.

Se vogliamo bene al nostro paese e quindi ai nostri figli dobbiamo muoverci su questa strada e forse Galatro potrà uscire dal coma nel quale oggi si trova.

Nella foto: Galatro coricato.


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