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I Novanta
Domenico Distilo
In novanta righi un decennio che si era aperto con ottimi auspici. Infatti i Novanta...

Si preannunciano come anni di grandi opportunità;

anni addirittura d’oro per la sinistra moderata (alias riformista);

dopo il crollo del Muro di Berlino;

e in Italia il tramonto del sistema dei partiti;

che porta con sé,

dopo la breve parentesi del primo governo Berlusconi (1994),

i governi di Dini (1995);

Prodi (dopo la vittoria elettorale del 1996);

D’Alema (1998);

e Amato (2000);

con la globalizzazione che avanza;

e appare come il destino;

ineluttabile;

così come ineluttabile appare il neoliberismo;

a cui la sinistra non fa fatica ad adattarsi;

con Clinton e Blair in testa;

che, soprattutto il primo,

si alleano con la finanza speculativa;

quella che inventa i derivati;

da cui “deriveranno” numerosi crac;

e infine la crisi del 2008;

nonostante le teorizzazioni di Antony Giddens,

profeta di una nuova (e controversa) “terza via”;

mentre il crollo dei sistemi comunisti genera mostri;

nazionalistici ed etnici;

come nella ex Jugoslavia;

dove vengono perpetrati genocidi;

e nell’ex URSS;

dove il tramonto dell’era Eltsin porta con sé:

un capitalismo predatorio di vecchi apparatčiki;

che si trasformano in nuovi pescecani;

e l’avvento di nuove tirannie;

deliberatamente nel segno del nazionalismo;

con un ex capo del KGB che scala il Cremlino;

divenendo, tanto per cambiare, un nuovo Zar.

In Italia, nel frattempo, sembrerà a molti di essere entrati nella seconda repubblica;

ma naturalmente non è vero;

e saranno ad aspettarci molti anni di limbo;

con il sistema elettorale che cambierà più volte;

per approdare infine ad un nuovo proporzionale;

che è per definizione il sistema elettorale più adatto ai partiti;

che dopo varie convulsioni;

riusciranno a sparire;

sostituiti da strani ectoplasmi;

privi di ideologia e di storia;

ma votati al “cambiamento”;

ovviamente nel segno del mercato;

che porta a privatizzare Telecom;

e altri importanti assets dello Stato;

soprattutto nel settore bancario;

dove si trovano molti “capitani coraggiosi”;

come una volta li definì D'Alema;

a cui (s)vendere per risanare;

senza peritarsi di chiarire perché mai,

il risanamento non avrebbe potuto farlo lo stesso Stato;

e senza mai dolersi delle conseguenze;

quali la cessione all’estero di importanti gruppi industriali;

oltreché delle banche di diritto pubblico;

estromesse dal controllo della Banca d’Italia;

finita essa pure in mano ai privati;

com’è nel segno dei tempi;

che non risparmia la scuola pubblica;

nella quale si straparla;

di “autonomia”;

e di “progetti”;

mentre ci si incarta;

con gli alunni che diventano “utenti”;

il preside “manager”;

e i programmi di studio “offerta formativa”;

mentre proliferano le università private;

non sempre (anzi, quasi mai) di livello;

dove si conseguono titoli;

a pagamento;

da inserire nei curricula;

così che scuola e università si modellano sul businnes;

perdendo di vista la cultura e la formazione autentiche;

che arretrano vistosamente;

trascinandosi dietro “il senso dell’umano”;

di cui Karol Woitila assurge ad unico difensore;

tenendo testa a un capitalismo sfrenato;

senza regole;

senza etica;

che minaccia il futuro del Pianeta;

assediato dagli idro fluorocarburi;

e dalla plastica;

in un contesto in cui pure il calcio cambia volto;

dopo la sentenza Bosman;

che lo equipara a tutto il resto;

e lo omologa ad ogni latitudine.

Sic transit gloria mundi.

Fine prima parte: continua...

* * *

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