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Il busillis delle terme
Domenico Distilo
28.4.19 - La tenzone tra minoranza e maggioranza sulla fattibilità della società in house providing (come si dice nell’orrido inglese economico-giuridico) a cui, a costituzione avvenuta e, soprattutto, ultimata, dovrà essere affidata la gestione delle Terme di Galatro, merita una riflessione al di sopra degli steccati “ideologici” dentro i quali gli estensori dei due documenti sembra abbiano voluto rinchiudersi (invero molto più per il tono che per la sostanza delle argomentazioni addotte).

Ferma restando la divergenza sull’esito finale, su un punto i due testi concordano, quello della maggioranza probabilmente per una sorta di lapsus freudiano. La strada scelta è sicuramente impervia, disseminata di ostacoli (leggi: adempimenti burocratici e di altra varia natura) e, pour cause, con tempi di percorrenza inevitabilmente lunghi, come il documento dell’Amministrazione ammette quasi esplicitamente: “È solo la prima tappa di un complesso procedimento che prevede ulteriori adempimenti presso varie amministrazioni (Camera di Commercio, Agenzia delle Entrate, Autorità Nazionale Anti Corruzione, Corte dei Conti, Regione Calabria), ultimati i quali si potrà, quindi, pervenire all’effettivo affidamento del servizio, che verrà disposto con apposita deliberazione consiliare a cui faranno da corona una serie di atti e provvedimenti collegati (contratto di servizio, piano degli obiettivi, indirizzo sulle modalità di reclutamento del personale, regolamento sul controllo analogo, ecc.“. Si tratta, tuttavia, di un’ammissione generica, che non solo non azzarda nessuna previsione sui tempi, ma omette, oltreché l’approfondimento, la semplice citazione di due rilevanti implicazioni di quanto sopra: l’inevitabilità di una nuova stagione in economia, esattamente com’era avvenuto per le due precedenti; le incognite che gravano su tale tipo di gestione derivanti dalla riduzione del personale comunale in ragione dei numerosi pensionamenti e del nuovo contratto regionale dei lavoratori ex LSU-LPU.

Quanto alle motivazioni della scelta del tipo di società, appare chiaro che si tratta di un ripiego. L’in house è un escamotage per sfuggire ai mille inconvenienti della gestione diretta comunale. È, per dirla tutta, una gestione diretta diversamente denominata, avendone tutti i pregi, e, ahinoi, tutti i difetti. I pregi si riassumono nel far restare proprietà e gestione in capo al Comune, cioè ai cittadini di Galatro. I difetti però sono macroscopici, a partire dalla capitalizzazione della società, che dovrà avvenire con capitali comunali, con la conseguenza che eventuali perdite dovrebbero essere ripianate attingendo al bilancio comunale. Se, facendo i debiti scongiuri, capitasse il default della società in house, esso si trascinerebbe dietro, con un grado di probabilità elevatissimo, il default del bilancio comunale. A meno che non si tratti di un bilancio con un attivo tale da rendere la frazione di esso da impegnare dapprima nella capitalizzazione e successivamente nel ripianamento delle perdite della società Terme di Galatro un’entità del tutto trascurabile. Quand’anche ci fossero la “sostenibilità dell’operazione”, la “programmazione previsionale” e la “rendicontazione economico finanziaria” non è assolutamente detto che non avvenga il default, per una ragione attinente allo statuto epistemologico dell’economia, che è una scienza empirica e, come tutte le scienze empiriche, è esposta alla confutazione dei fatti, cioè al non verificarsi delle previsioni. Su questo punto la maggioranza glissa, ma è chiaro che si tratta del punto cruciale della questione, più della stessa fattibilità legislativa messa in risalto dal documento della minoranza, perché riguarda un aspetto sostanziale e non meramente giuridico-formale.

Aspetto, il giuridico-formale, relativamente al quale il documento della maggioranza evita di entrare nel merito, in particolare riguardo alla questione dell’ottanta per cento delle attività della società aggiudicataria che dovrebbe essere riservato all’ente aggiudicante. Che ne dovrebbe fruire in proprio e non per terzi quali sarebbero gli utenti delle terme. Così come non entra nel merito dei rilievi circa la conformità della società in house alla legislazione vigente più che a un del tutto opinabile ed astratto fumus boni iuris deducibile da quesiti posti alla Corte Costituzionale e alla Corte di Giustizia europea sul Codice degli appalti.

Ma se il documento della maggioranza elude rilevanti aspetti tecnico-giuridici, quello della minoranza non è da meno nello sfuggire al nodo politico della questione. Se l’in house non è fattibile, qual è la proposta della minoranza per le terme? Par di capire, ma non lo si dice espressamente, che non si veda altra strada che il “ricorso al mercato”, alla gara di evidenza pubblica per riportare le terme sotto una gestione privata. Ma è davvero una strada raccomandabile e percorribile nell’attuale contesto locale e nazionale e dopo il triste finale della vicenda Terme Service? (A proposito: è di pochi giorni fa la notizia del fallimento, certificato dal tribunale di Vibo Valentia). Se si facesse la gara di evidenza pubblica ci ritroveremmo, con altissima probabilità, ad avere un operatore locale con caratteristiche simili alla defunta Terme Service, con serie prospettive di replicarne la vicenda.

Ed è raccomandabile e percorribile la strada del coinvolgimento nella proprietà e/o nella gestione di altri enti territoriali, a partire dalla sgarrupata Città Metropolitana? Perché mai dovremmo mettere in comune una risorsa che è nostra?

Non resta, a nostro avviso, che tentare la mossa del cavallo. Se la legislazione attuale è limitante o impossibilitante, ci si provi a farla cambiare. Facendo, con altre terme e con la guida dei sindacati delle aziende termali, Federterme, Assoterme ecc., un lavoro di pressione, di lobbyng, su governo e Parlamento. Vivaddio, non saranno soltanto le Terme di Galatro a soffrire di una legislazione che è stata costruita, non soltanto nel settore termale, per penalizzare il pubblico, considerandolo sentina di tutti i mali. Mentre ci sono casi e contingenze nei quali non c’è alternativa al fallimento che l’intervento e la gestione pubblici, per l’interesse, appunto, pubblico.

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Nella foto in alto: scorcio alle Terme di Galatro.


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