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Quelli che uccidono il padre
Pasquale Cannatà
26.4.19 - Ogni giorno la Chiesa Cattolica ricorda alcuni dei suoi Santi, o la Madonna per le sue peculiarità e nelle sue varie apparizioni oppure altre ricorrenze importanti per la fede cristiana: nel mese di marzo c’è una data che riveste un’importanza particolare.

Si tratta del giorno 19, quando si festeggia san Giuseppe e che per tutti è la festa del papà. Ricordo che quando i miei figli erano piccoli guardavamo insieme i cartoni animati, ed uno di questi era La carica dei 101: in una scena c’erano i cuccioli di dalmata che davanti ad un televisore facevano il tifo per i loro eroi, ma quando uno di loro ha affermato che il protagonista (che naturalmente era un cane come loro) era il migliore di tutti, un altro gli ha risposto che “nessuno è meglio di papà”.

Si trattava di cuccioli, ma lo stesso concetto vale per i nostri figli, che quando sono piccoli affermano con sicurezza che “papà sa tutto” tranne poi passare ad un più realistico “papà sa quasi tutto” quando sono più grandicelli, per giungere in molti casi ad un dispregiativo “papà non capisce niente” nella fase di ribellione adolescenziale.

Per fortuna quasi tutti i figli, nella maturità, ritornano a valutare con ammirazione la figura del padre (sia chiaro che quanto sto scrivendo vale anche per la madre, che ha la sua propria festa: anzi, papa Luciani ha affermato che “Dio è padre, anzi di più, Dio è madre” e quindi...) per cui in quel giorno di festa si leggono sui social network tanti pensieri di grande affetto per il genitore se è ancora vivo o di commovente ricordo se è venuto a mancare da poco o tanto tempo.

Purtroppo la cronaca ci ricorda anche di quei casi in cui l’amore filiale viene oscurato dall’odio per qualche torto che si ritiene di aver subito o dall’avidità che porta alcune persone a volersi impossessare subito dei beni di famiglia cui si avrebbe diritto per successione ereditaria in anni a venire: sono questi i casi in cui si uccide il padre. Ne sono tragici esempi i casi di Pietro Maso (che accecato dal miraggio dei soldi, delle auto e della bella vita il 17 aprile del 1991 massacra i genitori Antonio e Rosa nella loro abitazione di Montecchia di Crosara, in provincia di Verona) o di Erika de Nardo di appena 16 anni (che insieme al fidanzato Omar di un anno più grande di lei il 22 febbraio 2001 a Novi ligure uccide la propria madre ed il suo fratellino di appena 11 anni: il padre si salva e con un gesto di amore infinito perdona la figlia).

Non mancano neanche i casi in cui sono i genitori ad uccidere i figli: ricordiamo il piccolo Samuele Lorenzi ucciso a Cogne dalla madre Annamaria Franzoni, o la signora Veronica Panarello ritenuta responsabile della morte del figlio Loris.

Ma per noi cristiani esiste un altro PADRE ancora più importante del padre carnale: si tratta di quel “io Sono” che a differenza di tutti gli idoli adorati in ogni tempo ed in ogni luogo, forme senza vita, è vita che non ha bisogno di forma, di nomi altisonanti, che non è necessario raffigurarsi; a differenza di tutti i creatori di religioni e di filosofie che sono vissuti e poi passati, egli È, eterno presente, sorgente di vita, che ha la vita in se stesso. A quei farisei che si vantavano di discendere da Abramo, Gesù rispose: “prima che Abramo fosse, io sono”; ed ai suoi discepoli che temevano di essere abbandonati dopo l’Ascensione di Gesù al cielo Egli diede coraggio dicendo: ”io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo”. Questo è il modo più limpido che poteva usare Gesù per sottolineare la sua identità con Dio padre che si era manifestato a Mosè come IO SONO.

Eppure noi piccole creature, nella figura di Gesù abbiamo ucciso il Figlio carnalmente, e continuiamo ad uccidere il Padre ogni volta che rifiutiamo il suo Amore comportandoci in maniera difforme da quanto propongono i suoi comandamenti.

Hanno ucciso il Padre tutti quei filosofi, scienziati e letterati che con le loro idee affermano che l’ateismo è una conquista della ragione, portando i loro lettori sulla strada del rifiuto di Dio, ma per ognuno di questi detrattori ci sono altrettante figure non meno colte ed oneste intellettualmente che hanno accolto la parola di Dio. Senza andare su figure già note, vorrei fare un confronto tra due autori contemporanei, entrambi linguisti e traduttori della Bibbia:

  • Mauro Biglino traduce la Bibbia in maniera letterale, e afferma che Elohim non è Dio, ma essendo un nome plurale (il singolare è Eloha usato poche volte nella Bibbia) rappresenta una razza aliena venuta a colonizzare la terra: secondo lui sono alieni cattivi cacciati dal loro pianeta e per questo hanno creato gli uomini per utilizzarli come schiavi (all’obiezione del perché pur essendo dotati di tecnologie superiori alle nostre conoscenze attuali non hanno creato robot per fare il lavoro degli uomini risponde che i robot si possono guastare, mentre gli umani si riproducono e le nuove leve sostituiscono gli esemplari malati o morti); vogliono i sacrifici di animali perché l’aroma della carne bruciata li gratifica come fosse una droga (per questo accettano l’offerta di Abele e non i frutti della terra portati da Caino il quale si offende ed uccide il fratello); amano la guerra e per questo vengono chiamati “dio degli eserciti”.
    Non mi dilungo su altre affermazioni, ma faccio notare come da sempre i papi usano il plurale quando parlano “ex cathedra” per indicare la comunione con lo Spirito Santo che guida la Chiesa dalla sua fondazione: a maggior ragione lo usa Dio che è Trinità insieme al Figlio ed allo Spirito (vedi articolo dicono che è solo..); per quanto riguarda le guerre combattute dagli ebrei per conquistare la terra di Canaan, la dottoressa Anna Maria Cenci sottolinea il fatto che ogni popolazione ivi stanziata viene cacciata “quando la loro iniquità ha raggiunto il colmo” e la misericordia divina fino a quel punto praticata viene sostituita dalla giustizia che non poteva sopportare oltre i misfatti compiuti da quei popoli. Forse che Winston Churchill amava la guerra quando combatteva contro i tedeschi, o non è stato proprio l’amore per il suo popolo che lo spinse ad opporsi al tentativo di invasione da parte di Hitler?

  • Il prof. Danilo Valla spiega la Bibbia interpretando con le conoscenze attuali quello che non si poteva scrivere 3000 anni fa con le conoscenze di quei tempi (vedi articolo infinitesimi e infiniti), ed a proposito della donna nata dalla costola di Adamo osserva che la parola aramaica che viene tradotta con costola significa soprattutto “metà”: ma come è possibile che Eva sia nata dalla metà di Adamo? Secondo lui è molto semplice perché Chi ha creato l’uomo con il suo DNA, lo ha fatto maschio con 22 coppie di cromosomi più un cromosoma sessuale chiamato y ed un cromosoma sessuale chiamato x. Ad un certo punto prese metà dell’uomo, cioè del suo DNA, e precisamente 22 cromosomi + quello x e fece la donna: poi richiuse la carne dove aveva tolto la “costola”, cioè rimise altri 22 cromosomi + quello x nell’uomo e completò la donna raddoppiando i suoi cromosomi. Ecco che la donna è carne della carne dell’uomo, della sua stessa sostanza, così come Gesù Cristo è della stessa sostanza del Padre.

  • Non se ne abbiano a male gli atei, ma possiamo concludere che benché sia stata scritta per essere comprensibile al livello culturale dei nostri progenitori, la Bibbia si rivela veritiera anche alla luce delle odierne analisi scientifiche e speculazioni filosofiche, e non mancherà di rivelarsi consona alle conoscenze che avranno i nostri pronipoti.

    Ne consegue che parafrasando quello che diceva quel cucciolo di dalmata nel film citato all’inizio di questo articolo, noi cristiani affermiamo con certezza che “nessuno può uccidere il Padre” con buona pace di Nietzsche e di tutti i suoi seguaci.

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    Nella foto in alto: Sigmund Freud.


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