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Dubbi sulla società in house "Terme di Galatro srl"
Maria Francesca Cordiani
23.4.19 - Con queste brevi riflessioni intendo innanzitutto esprimere il mio plauso all’Amministrazione comunale per il tenace e persistente impegno con cui sta tentando di dar nuova vita alle Terme galatresi. Una struttura che indubbiamente costituisce il fiore all’occhiello per lo sviluppo turistico, economico e sociale del nostro territorio.

Tuttavia pur condividendo le ragioni che sono alla base della scelta organizzativa effettuata dall’Ente, senza voler entrare nel merito della diatriba tra maggioranza e opposizione e con il rammarico di non aver esternato prima le seguenti mie considerazioni, in qualità di cittadina galatrese, voglio manifestare alcuni dubbi sull’opportunità della strada intrapresa per la gestione del complesso termale, ciò al solo scopo di contribuire sia pur tardivamente alla tutela del sopraindicato bene pubblico.

Innanzitutto la prima perplessità sorge dal fatto che, com’è noto, le società a partecipazione pubblica possono essere costituite dagli enti locali solo per il perseguimento di determinate finalità, prima fra tutte la realizzazione di servizi di interesse generale ovvero “attività che non sarebbero svolte dal mercato senza un intervento pubblico, o sarebbero svolte a condizioni differenti in termini di: accessibilità fisica ed conomica, qualità, continuità, sicurezza, non discriminazione e assunte come necessarie per la soddisfazione dei bisogni della collettività di riferimento così da garantire l’omogeneità dello sviluppo e la coesione sociale”.

Sul punto, difatti, la giurisprudenza ha così statuito: “La valutazione di stretta necessità da compiersi caso per caso, comporta il raffronto tra l’attività che costituisce l’oggetto sociale e le attività di competenza dell’Ente, quali derivanti dall’attuale assetto istituzionale, che vede i Comuni e le Province titolari di funzioni proprie e di funzioni conferite – secondo i noti criteri di sussidiarietà, differenziazione ed adeguatezza -, con legge statale o regionale, secondo le rispettive competenze” (delibera n. 5 del 2009 della Corte dei Conti del Veneto).

Orbene, la gestione delle acque termali, anche se connessa con l’espletamento di servizi sanitari con finalità terapeutiche, non appare rientrare tra le suddette funzioni.

Un ulteriore dubbio, inoltre, nasce dalla presa d’atto che “l’affidamento di concessioni amministrative aventi ad oggetto l’uso di beni pubblici (siano essi del demanio ovvero del patrimonio indisponibile dello Stato, delle Regioni o dei Comuni) resta assoggettato al generale obbligo delle Amministrazioni - derivante dai fondamentali principi di diritto comunitario rinvenibili direttamente nel Trattato CE (libertà di stabilimento, di libera prestazione dei servizi, nonché principi di par condicio, imparzialità e trasparenza) - di esperire procedure ad evidenza pubblica ai fini della individuazione del soggetto contraente (Consiglio di Stato 25 settembre 2009 n. 5765).

In particolare è stato precisato che «alle concessioni di beni pubblici di rilevanza economica (…), poiché idonee a fornire una situazione di guadagno a soggetti operanti nel libero mercato, devono applicarsi i principi discendenti dall’art. 81 del Trattato UE e dalle direttive comunitarie in materia di appalti, quali quelli della loro necessaria attribuzione mediante procedure concorsuali, trasparenti, non discriminatorie, nonché tali da assicurare la parità di trattamento ai partecipanti (TAR Campania, Napoli, VII, 9 luglio 2009, n.3828; in termini, ex multis, Consiglio di Stato, 17 maggio 2011, n. 3250; Consiglio di Stato, sez. VI, 22 marzo 2011, n. 1747; Consiglio di Stato, sez. V, 13 febbraio 2013, n. 873; TAR Lombardia Milano sez. IV 26 settembre 2014 n. 2401)” (Autorità Nazionale Anticorruzione delibera 219 del 2 marzo 2016).

Al riguardo, secondo quanto riportato in un rapporto del Ministero Economia e Finanze, la Calabria con normativa regionale ha stabilito che la concessione per lo sfruttamento delle acque minerali e termali deve avvenire a mezzo di procedura ad evidenza pubblica.

Ulteriori titubanze nascono anche dalla necessità di effettuare una ricognizione ed una eliminazione delle società non indispensabili per il perseguimento delle proprie finalità istituzionali imposta, com’è risaputo, agli enti locali dalla legge di stabilità del 2015 ed ancora dall’obbligo della redazione di un bilancio consolidato, che potrebbe comportare, in caso di eventuali disavanzi della società, gravi conseguenze sul bilancio comunale; elementi che, a parere della scrivente, collidono con la scelta operata.

Orbene, alla luce di quanto sopra, sarebbe più opportuno procedere all’esperimento di una procedura ad evidenza pubblica per l’affidamento delle terme, ciò in armonia con i fondamentali principi di buon andamento, efficienza, economicità cui è sottoposta la Pubblica Amministrazione.

Auspico comunque che la soluzione scelta permetta di sfruttare al meglio la nostra imparagonabile struttura termale e che in futuro non sopraggiungano eventuali spiacevoli sorprese.

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