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Le Terme e l'uovo di colibrì giamaicano
Francesco Orlando Distilo
1.5.19 - Se qualcuno mi avesse detto che un giorno avrei scritto sul Primo Maggio, verosimilmente mi sarei fatto una grassa risata, non perché sminuisca questa giornata ma perché è stata sempre "strumentalizzata" da una certa parte politica. A scanso di facili equivoci e soprattutto di facili strumentalizzazioni, vorrei ricordare il significato di questa giornata. Il 1° Maggio nasce come momento di lotta internazionale di tutti i lavoratori, senza barriere geografiche, né tanto meno sociali, per affermare i propri diritti e per migliorare la propria condizione di lavoratore. "Otto ore di lavoro, otto di svago, otto per dormire" fu la parola d'ordine, coniata in Australia nel 1855, e condivisa da gran parte del movimento sindacale organizzato del primo Novecento.

Si aprì così la strada a rivendicazioni generali e alla ricerca di un giorno, il primo Maggio, appunto, in cui tutti i lavoratori potessero incontrarsi per esercitare una forma di lotta e per affermare la propria autonomia e indipendenza. "Lavoratori - si legge in un volantino diffuso a Napoli il 20 aprile 1890 - ricordatevi il 1° maggio di far festa. In quel giorno gli operai di tutto il mondo, coscienti dei loro diritti, lasceranno il lavoro per provare ai padroni che, malgrado la distanza e la differenza di nazionalità, di razza e di linguaggio, i proletari sono tutti concordi nel voler migliorare la propria sorte e conquistare di fronte agli oziosi il posto che è dovuto a chi lavora."

Quei sindacati che oggi si dimenticano di quelle lotte e che permettono lo sfruttamento dei migranti nella Piana di Gioia Tauro, nella Piana di Lamezia Terme, nell'Agro-Pontino, in Puglia e nel resto della Penisola, tra fonderie, edilizia e agricoltura, sfruttando la loro disperazione per 14 ore di lavoro al giorno per 3 euro netti all'ora con forme di caporalato, grazie al finto buonismo di questa sinistra che, come afferma il filosofo Diego Fusaro, "la chiamano integrazione, la chiamano accoglienza. In realtà, è deportazione di esseri umani dall’Africa: deportazione il cui obiettivo è avere schiavi da sfruttare a basso costo (caporalato) e braccia supersfruttate con cui abbassare le condizioni della classe lavoratrice". In sostanza, secondo Diego Fusaro, "l’obiettivo del mondialismo e dei suoi agenti non è integrare i migranti, ma disintegrare i cittadini. Non è rendere i migranti come noi, ma noi come i migranti: senza diritti, sradicati, con salari da fame. È questa la funzione dell’immigrazione di massa".

Non sono, però, i migranti il motivo per cui ho deciso di redigere il presente intervento, per i quali si sono scatenate le polemiche che tutti conosciamo, ma per quelle famiglie e quei giovani che di recente hanno lasciato Galatro per trasferirsi in altre Regioni o, addirittura, all'Estero e per tutti coloro che prossimamente si apprestano ad "abbandonare" il nostro Comune. Certo, forse queste famiglie e questi giovani avrebbero potuto accedere al “Reddito di Cittadinanza”, ma di una cosa sono sicuro, che questi concittadini, al di là della possibilità di poter usufruire di un reddito, sono anche alla ricerca di una propria dignità. Quella dignità che Giovanni Paolo II richiama, nel discorso all'assemblea dell'Organizzazione Internazionale del Lavoro, quando afferma che dietro ogni lavoro, fisico o intellettuale, “c'è sempre un soggetto vivente: la persona umana. È da ciò che il lavoro trae il suo valore e la sua dignità”. Se l'uomo si realizza e compie la propria vocazione nel lavoro, allora il lavoro serve l'uomo, risultando centrale per garantire il pieno sviluppo e il rispetto della dignità di ogni persona.

Prima di entrare, però, nel vivo della questione è opportuno evidenziare che, secondo una rilevazione ANCI, dal 1971 al 2015, diversi comuni italiani hanno perso più della metà dei loro residenti. In alcuni casi la percentuale di spopolamento ha toccato l'81%. Quando un paese si svuota, si chiudono le scuole, scompaiono i servizi, si fermano le aziende. Così un paese muore. Come recentemente dichiarato dall’On. Luca De Carlo (FdI) nonché Sindaco di Alpago (BL) il futuro delle comunità, soprattutto quelle più fragili, si pianifica seriamente liberandosi da posizioni ideologiche. Posizioni ideologiche di cui, per quanto riguarda Galatro, l’attuale Amministrazione Comunale non si vuole liberare.

Per comprendere le posizioni di questa Amministrazione vorrei ripartire dalla replica al mio intervento sulla società in house del 24 marzo 2019. Cito testualmente: […] “il Commentatore abbia scritto […] per realizzare suoi obiettivi reconditi, visto che si è già pubblicamente proposto come intermediario per l’affidamento delle Terme ad imprenditori di sua conoscenza pur sapendo che la sua richiesta è non solo giuridicamente (perché quel tipo di concessione può essere assegnata a privati solo previa gara pubblica di evidenza europea) ma anche politicamente irricevibile (perché la nostra scelta per la gestione pubblica non è in discussione)”. Tenete a mente la frase in parentesi ed evidenziata in grassetto ovvero “la gestione pubblica non è in discussione”.

Orbene, tutti ricorderete l’iter che questa Amministrazione ha seguito prima di arrivare alla decisione per la società in house. La storia comincia nel 2011 quando l’allora ed attuale Sindaco dichiara che le Terme sarebbero rientrate nella disponibilità comunale e che non avrebbe intrapreso alcuna azione giudiziaria sia per le lungaggini dei procedimenti e sia per risparmiare risorse finanziarie del Comune. Scelta, questa, a mio avviso condivisibile anche in virtù del fatto che per chiudere un processo civile occorrono circa 500 giorni in primo grado, 800 in secondo grado e 1200 in Cassazione. Dopo quattro anni e 10 mesi di silenzio, giusto giusto per le elezioni Amministrative 2016, ecco che la Giunta Comunale partorisce la bozza di Statuto della Fondazione che avrebbe dovuto gestire le Terme. Statuto dato alla luce, vorrei ricordare, senza consultare nessuna forza politica o culturale ovvero i singoli cittadini.

Ebbene secondo l’estensore della replica al mio intervento, la gestione pubblica non è in discussione. In merito a tale affermazione lo informo che nella delibera nr. 8 del 19.04.2016 con oggetto Costituzione fondazione “Terme di Galatro” e adempimenti consequenziali, a pagina 2 si rileva: “Il Sindaco espone il percorso compiuto per far ritornare le Terme alla gestione pubblica, tramite uno strumento giuridico che non è né la società per azioni né la società a responsabilità limitata ma una fondazione aperta, o meglio, una fondazione di partecipazione che consenta, dopo un certo periodo, l’apporto di altri soggetti istituzionali e di privati”. Nello statuto della Fondazione che accompagna la citata delibera, invece, per ben 7 volte si rilevano frasi in cui si prospettano collaborazioni con Enti pubblici e privati. Di grazia, signor Sindaco ci può indicare a quali Enti privati si riferiva sia Lei che l’estensore dello statuto?

E’ lapalissiano che, se fosse andata in porto la Fondazione, ci sarebbe stata l’intromissione dentro la Fondazione di Enti privati (società) non direttamente riconducibili ad Enti pubblici con la beffa che, mentre questi Enti privati (società) avrebbero avuto una fiscalità di vantaggio, i dipendenti e i fornitori sarebbero stati tassati secondo le regole ordinarie. Per fortuna dei Galatresi gli interventi della Corte di Cassazione e la Riforma del Terzo Settore ne hanno impedito la costituzione.

Sostanzialmente Galatro, dopo ben 6 anni, si ritrova con un pugno di mosche in mano e senza una pianificazione che tenda allo sviluppo economico e sociale della nostra comunità. A dire il vero ci sarebbero già i presupposti per abbandonare il campo ma la presunzione e l’arroganza di questa Amministrazione, per dimostrare la sua competenza, s’inventa la gestione in economia”. Tale gestione è stata, immediatamente, criticata dallo scrivente per mancanza dei presupposti giuridici. Per tale motivo con una nota, trasmessa alla Segretaria Comunale e responsabile della trasparenza e prevenzione della corruzione, D.ssa Elisabetta Tripodi, chiedevo alla stessa di farsi promotrice, presso il Consiglio Comunale, dell’annullamento in autotutela della delibera nr. 15 del 24/04/2017. Con propia nota nr. 2628 del 29/06/2017 la d.ssa Tripodi rispondeva che: “Con riferimento alla sua nota del 22.05.2017, di pari oggetto, si sottolinea come nessun potere di revoca in autotutela sia attribuito al Responsabile della prevenzione della corruzione rispetto ad un atto di un organo collegiale come il Consiglio comunale. Rispetto alla deliberazione in oggetto solo lo stesso organo consiliare potrebbe revocarla. Tuttavia nei confronti della stessa, qualora ritenuta illegittima, sono esperibili i rimedi giurisdizionali previsti dalla legge”.

Faccio notare che la d.ssa Tripodi, nella sua qualità di Segretario Comunale, ha dato alla delibera consiliare la forma dell’atto pubblico e che la medesima non ha messo in discussione le mie argomentazioni ma, come Pilato, se n’è lavata le mani, consigliandomi di rivolgermi al TAR, come se avessi un interesse legittimo da tutelare, pur sapendo che non avevo titolo per farlo.

Riguardo alla successiva sentenza del TAR, Sezione Staccata di Reggio Calabria, ho già argomentato in un apposito intervento (reperibile negli archivi di questa testata giornalistica) in cui ho dimostrato il macroscopico errore del Tribunale Amministrativo oltre al fatto che si è trattata di una sentenza copiata, adattata alla circostanza ed incollata dall’estensore. Mediante ciò, l’Amministrazione, guidata dal Rag. Carmelo Panetta, ha mal gestito le Terme per due stagioni e si appresta a gestirle per la terza. Questa nuova stagione in economia viene eseguita in forza di una variazione di bilancio della Giunta effettuata lo stesso giorno in cui il Consiglio Comunale si apprestava ad approvare una delibera con la quale si sarebbe decisa la costituzione di un’apposita società in house providing per la gestione delle Terme. Anche sulla società in house ho dimostrato l’illegittimità della sua costituzione (articolo reperibile negli archivi della testata).

A questo punto una domanda sorge spontanea: considerato che l’affidamento diretto alle società in house può essere effettuato, sotto la propria responsabilità, dalle amministrazioni aggiudicatrici e dagli enti aggiudicatori in presenza dei presupposti legittimanti definiti dall’art. 12 della direttiva 24/2014/UE e recepiti nei medesimi termini nell’art. 5 del d.lgs. n. 50 del 2016 e nel rispetto delle prescrizioni di cui ai commi 2 e 3 dell’art. 192, a prescindere dall’inoltro della domanda di iscrizione, perchè questa Amministrazione non provvede a gestire le Terme mediante la società in house? Anche in questo caso aspettiamo un intervento del Sindaco che giustifichi la condotta della sua Amministrazione.

A questo punto, mi corre l’obbligo di riprendere l’intervento di Domenico Distilo dal titolo “Il busillis delle terme” ove l’autore pone la domanda alla minoranza di una eventuale controproposta. Che la minoranza abbia una soluzione per la gestione comunale delle Terme ne sono certo. Comprendo e giustifico anche le motivazioni per le quali, nel corso del Consiglio Comunale del 16 aprile 2019, la minoranza non abbia rilanciato con la sua proposta. Abbiamo visto come questa Amministrazione, nelle sue scelte riguardo le Terme non ha mai, dicasi mai, coinvolto nè la minoranza nè le varie associazioni presenti sul territorio, gestendo tutta la vicenda Terme con un proprio disegno.

Chiedo, quindi: per quale motivo la minoranza consiliare avrebbe dovuto esporre il proprio progetto? Credo che la minoranza, proprio per spirito di servizio, abbia fatto benissimo a non rilanciare con la propria proposta, per evidenziare i limiti di questa Amministrazione che ha tolto dignità e speranza a decine di persone con promesse che sono state puntualmente disattese.

Mi corre, altresì, l’obbligo di ricordare ai galatresi che il Sindaco, nel corso di una assemblea pubblica dove ha annunciato la costituzione della società in house, ha avuto la sfrontatezza di affermare che con la società in house ci sarebbero stati almeno 60 posti di lavoro. Evidentemente in quella occasione il Sindaco era sotto l’effetto dell’adrenalina e non si è reso conto di quello che stava dicendo. Se, in tale occasione, avesse fatto i conti della serva avrebbe capito della baggianata che stava dicendo.

Approfitto di questa occasione per evidenziare l’ennesima presa per i fondelli ai cittadini di Galatro da parte del Sindaco. Volando basso, per prudenza, evidenzio che un lavoratore alle Terme tra Irpef (come sostituto d’imposta), netto in busta paga, contributi previdenziali ed assistenziale verrebbe a costare almeno 1.800 Euro al mese che moltiplicato per 60 sarebbero 108.000 Euro al mese che, ancora moltiplicato per 8 mesi (da aprile a novembre), ci porta alla considerevole cifra di 864.000 Euro, solo di costo del lavoro. Nella mia esperienza professionale queste cifre le ho solamente viste in aziende che fatturano almeno 5 milioni di Euro all’anno e non credo che, con tutta la buona volontà, le Terme di Galatro abbiano la possibilità di fare determinati fatturati.

Sulle Terme, insomma, il Sindaco ha promesso un uovo di struzzo ma ha deposto solamente un uovo di colibrì giamaicano. Detto ciò, chiedo al Sindaco di restituire la dignità e la speranza ai galatresi che sono andati via e ai pochi che sono rimasti, rassegnando le proprie dimissioni per manifesta incapacità.

* * *

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